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Foto di Nicole Maronese
“È stata una vera avventura, nata dalla nostra passione per una sceneggiatura del maestro danese Dreyer che non era mai stata realizzata e i cui diritti erano ancora disponibili. Abbiamo contattato il Danish Film Institute che ne preserva i diritti e firmato l’accordo, iniziando così a lavorare con Marco Belli al progetto. Paul Schrader è oggi supervisore e consulente del film”, così il produttore Giancarlo Grande che ha presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, con la Fondazione Ente dello Spettacolo, il progetto Il Gesù di Dryer diventa un film (o Yeshua) dedicato all’adattamento animato della celebre sceneggiatura sulla vita di Cristo scritta da Carl Theodor Dreyer.
Durante l’incontro, moderato dal giornalista Federico Pontiggia, è intervenuto il regista Marco Belli: “Prima ancora di pensare di mettere in scena il Gesù di Dreyer c’è stato un lunghissimo periodo di studio e di ricerca. Il tratto pittorico che abbiamo scelto nasce dalla volontà di trasferire gli strumenti e lo sguardo di Dreyer nel mondo dell’animazione. Il mio approccio all’animazione è stato proprio quello di Dreyer: togliere il superfluo, eliminare tutto ciò che non è necessario, per concentrarci su ciò che conta davvero”.
E Davide Milani, presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo sottolinea: “Dreyer non ha mai realizzato questo progetto perché non aveva il budget per girare a Gerusalemme, in aramaico e in ebraico, e non aveva trovato un produttore? Erano davvero solo questi i motivi? Il mio sospetto è che, soprattutto, fosse intimorito lui stesso. Temeva che il risultato della produzione potesse essere inferiore alla perfezione che aveva in mente. Dreyer non voleva fare un film su Gesù come lo intenderei io, da sacerdote. Il suo punto di vista era un altro: liberarlo dalle ombre delle Chiese e raccontare un Gesù visto dagli apostoli, dalle folle, persino da chi lo crocifigge. La grande questione del suo tempo era la contrapposizione tra il Gesù della storia e il Gesù della fede, insieme al problema teologico del miracolo. Dreyer sceglie di raccontarlo dal punto di vista di chi ha visto quella luce. Io penso che, in un tempo come quello che stiamo vivendo, anche per la Chiesa un racconto come quello di Dreyer sia estremamente moderno e necessario”.
“Quando mi è stato presentato il progetto, ho pensato che non fosse una coincidenza se, in questi anni, produttori di diversa natura si stanno confrontando con sceneggiature di opere mai realizzate. In questo caso l’ambizione è molto grande e la scelta dell’animazione, per di più con un tratto così distintivo, mi sembra vincente- commenta il direttore del Museo Nazionale del Cinema di Torino Carlo Chatrian-. Mi fa piacere anche il coinvolgimento di Paul Schrader, che ha riflettuto a lungo sulla figura del padre. Siamo molto curiosi di vedere come questo progetto prenderà forma”.
Il giornalista Paolo Mereghetti dice: “Non avrei mai pensato di vedere questo progetto realizzato. Il fatto che si tratti di un’opera di Dreyer, qualcosa significa. Faccio fatica a immaginare Dreyer, per quanto sia stato un regista profondamente spirituale, incasellato semplicemente nella categoria del cinema “religioso”. La sua riflessione va ben oltre questa definizione”.
Yeshua rappresenta il progetto di lancio e il pilastro fondatore della futura Human Crafted Foundation, un’iniziativa internazionale che vuole tutelare e valorizzare la creatività umana nell’era dell’intelligenza artificiale e vuole riaffermare l’importanza delle opere realizzate attraverso la mano, l’ingegno e la sensibilità dell’uomo. “Vogliamo realizzare tutto a mano disegnato e colorato a mano- dice Giancarlo Grande-. Non siamo in contrasto con l’intelligenza artificiale, ma vogliamo preservare chi ancora vuole realizzare i film con le mani”.
Infine Giancarlo Grande conclude: “Rinascere migliori è la chiave di lettura che vogliamo offrire al pubblico attraverso questo film: l’idea che sia sempre possibile una trasformazione, una rinascita. In un tempo segnato dalle guerre, dagli egoismi e dalle divisioni, crediamo sia importante tornare a parlare di speranza, di umanità e della possibilità di cambiare”.



