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Anna Foglietta - Credits Fabio Lovino
“Sono molto emozionata. Il film è nato da un’idea, non da un plot. Volevo raccontare il mondo che stavo vivendo, un mondo così profondamente bulimico, veloce e consumistico che poi in realtà consuma soltanto noi stessi. Stiamo diventando come un mostro che si nutre costantemente, ma che si allontana progressivamente dal nostro io”.
Così Anna Foglietta per la prima volta dietro la macchina da presa con Una storia, presentato a Venezia 83 in Orizzonti e nelle sale dal 24 settembre con Bim Distribuzione. Al centro la vicenda di Erika (Alba Rohrwacher) e Mauro (Guido Caprino), una coppia che vive nella provincia e che si trova ad attraversare una crisi intima e profonda che li spingerà a guardarsi davvero e a capire se e come potranno trasformare il loro amore.
“Ho raccontato due esseri umani che guardano il proprio nucleo come ultimo baluardo di speranza per definirsi davvero vivi - prosegue Anna Foglietta -. Sono così nati questi due meravigliosi personaggi, una coppia che si vuole bene con una vita apparentemente perfetta in una provincia tranquilla. Lì si chiedono cosa realmente desiderano. Mentre lo scrivevamo (il film è scritto dalla stessa Foglietta con Tania Pedroni e Matteo Ferri, ndr) avevamo già chiaro quale sarebbe stato il linguaggio di questo film e quali i maestri a cui ci saremmo ispirati. L’immaginario andava sempre a est verso Mungiu, verso gli spazi del magico cinema di Kore’eda, Kiarostami e Kaurismaki. Vedendo quel cinema mi sono nutrita, è una storia che aveva bisogno di un linguaggio calmo e lento. Non ho mai avuto paura di raccontarla in questo modo. Anche perché ho scelto due attori che sono magnetici”.


Guido Caprino e Alba Rohrwacher in Una storia - Foto Nicole Verzaro
Sul suo personaggio Alba Rohrwacher racconta: “La scrittura mi ha parlato e turbato più di quanto immaginassi. Il personaggio è lontano da me, ma Anna sapeva esattamente chi erano queste due persone e cosa voleva raccontare. Ho sentito una totale fiducia e ho avuto anche la possibilità di esprimere le mie idee sui personaggi e sulle scene. Lei, da attrice, ci ha ascoltati e ci ha portati a partecipare. Ci siamo affidati a lei senza nessuna paura. È un film di grande armonia. Il mio personaggio a un certo punto ha il coraggio di vedere il suo malessere e di domandarsi se è veramente felice”. E Guido Caprino commenta: “Avevo molte paure, anche perché si rischia di cadere in una trappola quando interpreti un maschio visto dal punto di vista di una donna. Invece c’è stata una grande,onestà, amore e mancanza di giudizio”.
Sul suo debutto da regista in un anno in cui a Venezia ci sono ben poche registe Anna Foglietta commenta: “Vorrei partire da un dato positivo. Nel mio film ci sono ben cinque produttrici donne: io, Viola Prestieri, Valeria Golino, Samantha Antonnicola e Francesca Cima. Il problema è che in questa società non ci autorizzano al desiderio di sognare di diventare un’astronauta, una regista e così via. Resta qualcosa di precluso al nostro immaginario. Ma è un problema sistemico e la Mostra del Cinema di Venezia è solo la punta di questa situazione. Questa domanda sulla poca presenza delle donne al cinema la dovreste fare agli uomini, non alle donne. Andrebbero interrogati sul perché fanno così fatica a darci potere e spazio. Altrimenti sarà difficile risolvere questa annosa questione".
Su questa coppia che dura nel tempo la Foglietta dice: “Crescere insieme significa crescere come individui. Prima ci dobbiamo autodeterminare come tali. La relazione è un cambiamento, è un viaggio incredibile, ma va fatto prima di tutto entrando in relazione con noi stessi. Solo così poi potremo godere dei frutti di una relazione. Nell’amore ci sentiamo profondamente vivi. Il mio è un film in primo luogo d’amore verso sé stessi. Anche perché se noi oggi non ci indigniamo più e non riusciamo più a entrare in empatia con l’altro significa che noi non ci sentiamo più, non ci conosciamo più e ci stiamo anestetizzando”. Infine conclude: “Credo nella gentilezza. Ho frequentato tanti set in cui la gentilezza non c’era mai, e ne ho sofferto tanto, ma io penso che una modalità diversa, un sistema in questo molto femminile, ci può e ci deve essere”.



