In una stagione dei premi che in pochi credevano aperta, è stata la Screen Actors Guild (SAG-AFTRA, il sindacato americano degli attori e delle attrici) a dare la scossa. Le nomination per la 32edizione degli Actor Awards (la nuova denominazione assunta dai riconoscimenti dell’associazione, precedentemente noti come Screen Actor Guild Awards) hanno consolidato lo statuto di Una battaglia dopo l’altra come frontrunner per gli Oscar. E il film di Paul Thomas Anderson registra un record nella storia del premio conquistando ben 7 nomination: cast, attore (Leonardo DiCaprio, che con la sesta nomination in carriera eguaglia il primato di Denzel Washington), attrice (Chase Infiniti), attore non protagonista (Benicio del Toro e Sean Penn), attrice non protagonista (Teyana Taylor), cast di stunt.

A rincorrerlo, con 5 candidature, il suo principale competitor nella stagione, I peccatori di Ryan Coogler: cast, attore (Michael B. Jordan), cast e di stunt e due nomination più che sorprendenti per il giovane Miles Caton (attore non protagonista) e Wunmi Mosaku (attrice non protagonista).

Michael B. Jordan e Miles Caton in I Peccatori - © 2025 Warner Bros. Entertainment Inc. All Rights Reserved. Photo Credit: Courtesy of Warner Bros. Pictures
Michael B. Jordan e Miles Caton in I Peccatori - © 2025 Warner Bros. Entertainment Inc. All Rights Reserved. Photo Credit: Courtesy of Warner Bros. Pictures

Michael B. Jordan e Miles Caton in I Peccatori - © 2025 Warner Bros. Entertainment Inc. All Rights Reserved. Photo Credit: Courtesy of Warner Bros. Pictures

(Courtesy of Warner Bros. Picture)

Fuori i film internazionali

Ma a fare rumore sono soprattutto le assenze: gli Actor Awards dimenticano completamente il cinema internazionale. Sentimental Value del norvegese Joachim Trier, tra i titoli più rilevanti dell’awards season, è rimasto fuori dalle cinquine, nonostante performance considerate molto forti come quelle di Renate Reinsve, Stellan Skarsgård, Inga Ibsdotter Lilleaas e Elle Fanning. Stesso discorso per L’agente segreto di Kleber Mendonça Filho, che sta raccogliendo molti consensi e allori grazie al protagonista Wagner Moura. Perché?

Per capire il motivo di queste omissioni bisogna analizzare il corpo elettorale. È vero, in passato la Screen Actors Guild ha premiato il cast interamente sudcoreano di Parasite, appena un anno fa ha nominato quello “meticcio” di Emilia Pérez e, andando ancora più indietro nel tempo, onorò – e spinse in ottica Oscar – interpreti non angloamericani come Roberto Benigni, Jean Dujardin, Yuh-jung Youn e Zoe Saldana. Ma la SAG-AFTRA è una corporazione americana composta da più di 100.000 membri (tra gli iscritti ci sono anche alcuni influencer), non esattamente un gotha di raffinati cinefili ma un gruppone piuttosto populista che tende a celebrare l’industria locale e i suoi beniamini.

Questo “arroccamento” avviene negli anni in cui l’Academy allarga costantemente la platea elettorale: lo scorso luglio, l’ente ha invitato altri 534 membri, una compagine che comprende il 41% di donne, il 45% proveniente da comunità sottorappresentate, il 55% da sessanta territori non statunitensi. Perfino i Golden Globe, un tempo vituperati per vari malcostumi e scandali, si stanno riposizionando come una sorta di Academy del giornalismo internazionale, favorendo l’inclusione di nuovi membri da tutto il mondo.

O agente secreto (2025)
O agente secreto (2025)

O agente secreto (2025)

Quindi, malgrado siano stati dimenticati dalla SAG, è sbagliato pensare che Sentimental Value e L’agente segreto siano fuori dai giochi per gli Oscar, anzi: basti pensare che, appena un anno fa, il sindacato non ha nominato Fernanda Torres, protagonista del brasiliano Io sono ancora qui, che però grazie alla vittoria a sorpresa del Golden Globe come miglior attrice drammatica è stata “attenzionata” dagli elettori dell’Academy, permettendole di entrare in cinquina (e forse facendole sfiorare la statuetta) tirando la volata al film di Walter Salles (candidato per l’Oscar principale e, com’è noto, vittorioso nella categoria internazionale contro il favorito Emilia Pérez).

Candidature a sorpresa

L’esclusione di favoriti dell’awards season come Reinsve, Moura, Skarsgård e Ibsdotter Lilleaas ha favorito le candidature di interpreti anglosassoni che avevano bisogno di un sostegno per poter continuare la corsa all’Oscar. Gli altri film candidati per il miglior cast sono FrankensteinHamnet – Nel nome del figlio e Marty Supreme. Per il cast degli stunt ci sono anche F1 Mission: Impossible – The Final Reckoning.

Oltre a DiCaprio, in gara per il miglior attore ci sono i “nomi sicuri” Timothée Chalamet per Marty Supreme (sarebbe il favorito ma ha vinto un anno fa con A Complete Unknown) e Michael B. Jordan per il doppio ruolo in I peccatori, il veterano Ethan Hawke per Blue Moon e Jesse Plemons per Bugonia, quest’ultimo inatteso ma amato dal sindacato (è la sua quarta candidatura). Per la miglior attrice, ci sono Infiniti, la frontrunner Jessie Buckley (Hamnet – Nel nome del figlio), Rose Byrne (If I Had Legs I’d Kick You) e due sorprese, Emma Stone, sesta nomination personale in carriera con Bugonia, e la rediviva Kate Hudson per Song Sung Blue.

Tra i non protagonisti, oltre a Caton, del Toro (al momento il più amato nel circuito dei premi della critica) e Penn, Jacob Elordi per Frankenstein si conferma nome di punta dopo la spiazzante vittoria ai Critics’ Choice Awards e Paul Mescal consolida la sua rincorsa grazie al ruolo di William Shakespeare in Hamnet. Davvero selvaggia la battaglia per l’attrice non protagonista: Taylor resta la presenza più sicura per gli Oscar, così come l’underdog fosse Amy Madigan, la terribile zia Gladys di Weapons, e Ariana Grande per Wicked – Parte 2 (nomination indebolita per due mancate candidature: quella per il cast e quelle di Cynthia Erivo tra le protagonista), ma Mosaku e soprattutto la rivelazione Odessa A’zion per Marty Supreme sono due contendenti che in pochi avevano visto arrivare.

© 2025 Netflix, Inc.
© 2025 Netflix, Inc.
FRANKENSTEIN. Jacob Elordi as The Creature in Frankenstein. Cr. Ken Woroner/Netflix © 2025. (Ken Woroner/Netflix)

Le candidature televisive

La prospettiva filoamericana dei SAG è ancora più evidente con le nomination televisive, universo che quasi mai considera serie provenienti da territori non anglosassoni. Non essendoci distinzioni tra protagonisti e non, le categorie presentano sia le star delle serie che i comprimari. Nonché una forte presenza di beniamini dell’associazione.

Per il miglior cast di una serie drammatica sono in corsa The Diplomat, Landman, The Pitt, Scissione e The White Lotus; per le comedy se la battono Abbott Elementary (vincitore nel 2023), The Bear (2024), Hacks (quarta candidatura), Only Murders in the Building (vincitore in carica, quinta nomination) e la novità The Studio; i cast di stunt in gara sono Andor, Landman, The Last of Us, Squid Game (unica serie non americana ma fenomeno globale) e Stranger Things.

Nelle categorie dedicate a miniserie e tv movie, è dominio di Adolescence: Owen Cooper e Stephen Graham sono candidati come migliori attori, Erin Doherty e Christine Tremarco come migliori attrici. In gara tra gli uomini tre protagonisti di produzioni di Netflix: Jason Bateman (Black Rabbit, già vincitore di 3 SAG, settima nomination), Charlie Hunnam (Monster: The Ed Gein Story, che conferma quanto gli elettori amino la serie antologica) e Matthew Rhys (The Beast in Me). Tra le donne, Claire Danes (The Beast in Me, all’attivo 2 vittorie e 6 candidature personali), Sarah Snook (All Her Fault, terza nomination) e Michelle Williams (Dying for Sex, che ha già un SAG in bacheca).

Candidati per il miglior attore in una serie drammatica sono Sterling K. Brown (Paradise, 3 vittorie per il miglior cast di This is Us), Billy Crudup (The Morning Show), Walton Goggins (The White Lotus), Gary Oldman (Slow Horses, prima volta alla quinta stagione) e  Noah Wyle (The Pitt, 4 lontane vittorie per il cast di E.R.). In gara tra le attrici di una serie drammatica, Britt Lower (Scissione), Parker Posey (The White Lotus), Keri Russell (The Diplomat), Rhea Seehorn (Pluribus) e Aimee Lou Wood (The White Lotus).

Sul fronte comedy, Ike Barinholtz e Seth Rogen sono nominati per The Studio, Adam Brody per Nobody Wants This, Ted Danson per A Man on the Inside e il vincitore in carica Martin Short per Only Murders in the Building. Tra le attrici, Kathryn Hahn e Catherine O’Hara per The Studio, Jenna Ortega per Wednesday, Jean Smart che potrebbe ricevere il quarto premio per Hacks e Kristen Wiig per Palm Royale. I The Actors Awards saranno assegnati il prossimo 1 marzo.