“Sono felicissimo, è bellissimo esserci. Il senso del mio lavoro è anche quello di restituire la giusta vetrina a queste figure enormi, penso a Sergio Leone, a Gian Maria Volonté, ora a Vittorio De Sica. L’idea che sia ricordato a 52 anni dalla sua scomparsa in un contesto come quello del Festival di Cannes è motivo di grande orgoglio”.

Francesco Zippel (insieme ad Antonio Donato selezionato alla Quinzaine con il corto Oh Boys) è l’unico regista italiano presente quest’anno nella selezione ufficiale della 79° edizione del Festival di Cannes, nella sezione Classics, con il documentario Vittorio De Sica – La vita in scena, una produzione Quoiat Films, Luce Cinecittà, Movimenti Production, Sky, arriverà prossimamente nelle sale con Fandango Distribuzione e successivamente in programmazione su Sky e NOW.

Vittorio De Sica - La vita in scena
Vittorio De Sica - La vita in scena

Vittorio De Sica - La vita in scena

“Sull’assenza di altri titoli italiani al Festival credo sia anche una questione di ciclicità, molti film sappiamo che non erano pronti, quindi dipende anche da quello. Magari l’anno prossimo ce ne saranno sei, chi può dirlo?”, dice sdrammatizzando Zippel, che invece non minimizza sulla questione relativa ai mancati contributi per il documentario sul caso Regeni: “La cosa più difficile da capire è la ratio, prima ancora che il funzionamento di certe commissioni. Credo sia davvero necessaria una riforma, perché certe cose sono abbastanza eclatanti. Per fortuna questo film è stato sostenuto ed è sostenuto con forza da Luce Cinecittà, speriamo in futuro ci sia la possibilità di realizzare altri lavori come questo che possano arrivare a più persone possibili”.

Il documentario ripercorre la vita, l’opera e l’eredità di uno dei più grandi maestri del cinema mondiale, per condurci al cuore del suo sguardo: la straordinaria capacità di trasformare la vita in racconto e l’esperienza umana in immagini.

“L’idea – spiega Zippel – era quella di trovare una chiave per far dialogare l’esperienza personale di De Sica con il riflesso della sua opera da regista, mettendo insieme la sfera familiare, privata e rimanere in dialogo tra quella che era la necessità di comprendere chi fosse quest’uomo per poi cercare di capire quali siano stati i passaggi fondamentali della sua carriera e perché e da chi è così ricordato ancora oggi”.

Grazie a un accesso esclusivo alla famiglia De Sica (intervengono il figlio Christian, la nipote Eleonora Baldwin, figlia della prima figlia, Emi, i nipoti-registi Andrea e Brando, la nipote Maria Teresa, figlia del fratello Elmo), a materiali d’archivio inediti e alle testimonianze di artisti e cineasti contemporanei provenienti da tutto il mondo, il film costruisce un ritratto intimo e sfaccettato di un autore capace di trasformare l’osservazione del reale in emozione universale.

Vittorio De Sica e Cesare Zavattini - Archivio De Sica
Vittorio De Sica e Cesare Zavattini - Archivio De Sica

Vittorio De Sica e Cesare Zavattini - Archivio De Sica

“Come tutte le figure colossali dell’arte cinematografica, Vittorio De Sica rappresenta un unicum: Wes Anderson (produttore esecutivo del film e tra i tanti “testimoni” eccellenti interpellati nell’opera, ndr) ricorda quello che diceva Orson Welles – “So di essere un grande regista, ma non saprei da dove cominciare per fare un film come Sciuscià” –, e questo la dice lunga sulla peculiarità di un simile artista”, dice ancora Zippel, che però aggiunge: “Credo però che quel tipo di sensibilità sia sempre presente, si trasforma in un certo senso, e la ritrovo nelle opere di altri grandi cineasti contemporanei, come ad esempio Asghar Farhadi o Andrei Zvjagincev (quest’anno entrambi in concorso a Cannes, ndr), che ho coinvolto nelle interviste perché convinto che avessero un legame diretto con Vittorio De Sica, in primo luogo per la grande capacità che hanno di raccontare la società iraniana e quella russa, tra le società contemporanee più raccontate per i motivi che conosciamo. O i fratelli Dardenne, che ti rimandano subito all’opera di De Sica, mentre ad esempio il collegamento con Ruben Östlund non è immediato, ma c’è sicuramente un comune sentire. E non è un caso che tutti loro fanno riferimento a De Sica come una delle figure che maggiormente li ispira ogni volta che si devono confrontare con una nuova storia da raccontare”.

E in Italia c’è qualcuno più di altri che in qualche modo può aver raccolto la sua eredità? “Penso a cineasti come Matteo Garrone, Alice Rohrwacher, Jonas Carpignano, ma ce ne sono anche altri, che secondo me incarnano e hanno saputo tradurre secondo il loro stile, le loro peculiarità, quello che poteva essere il riferimento ispirazionale ad una figura come quella di De Sica. È un linguaggio, come accadde con Rossellini, che loro malgrado è stato in un certo senso codificato. E anche per questo la sua presenza è ancora molto viva”.

Ai materiali d’archivio e alle interviste Zippel aggiunge anche alcuni inserti animati che introducono i vari temi e i periodi presi in esame nel film: “Le animazioni sono realizzate da Movimenti Production, con Giorgio Scorza direttore creativo, è la stessa società che da anni lavora alle serie di Zerocalcare. Come riferimento gli ho dato le opere di Sylvain Chomet (Appuntamento a Belleville, L’illusionista, ndr), che nella sua eleganza stilistica e per i periodi storici che racconta nei suoi film mi rievoca soprattutto l’era del De Sica attore”.