No, non è un grande film questo – ma che è, un’antifrasi? – Gentle Monster, su cui l’austriaca Marie Kreutzer effonde lo spettro, e qualcosa di più, della pedofilia o, meglio, della pedopornografia.

Concertista, specializzata nel declinare per piano e voce pezzi scritti da uomini (vai a capire perché…), Lucy (Léa Seydoux, solo bravina) si è appena trasferita in campagna nella speranza di mitigare l’esaurimento nervoso del marito Philip (Laurence Rupp, bello), da cui ha avuto un figlio ancora piccolo. Ma una visita della polizia all'alba ne sconvolge la vita: l'uomo che ama è un orco?

Kreutzer lavora sul disagio, che è di Lucy e dovrebbe essere nostro: come è possibile che Philip abbia trafficato quel materiale, con quale persona ha diviso la vita?

Parole, opere e tante, troppe omissioni, Gentle Monster è più perturbato che perturbante. Si indugia sulla riscrittura della realtà, cercando “testimoni” – i genitori di lui – e “fiancheggiatori” – la poliziotta che segue il caso, di cui veniamo a conoscere il coté familiare, con padre anziano e molesto.

Le scene di sesso coniugali sono ben fatte, e quando Philip nottetempo va a controllare il figlio nudo qualche brividino ci viene, ma Kreutzer è manifestamente inadatta a reggere la tensione e suggerire l’orrore con il dispositivo che dovrebbe padroneggiare, il cinema: la regia non assiste, non insinua, non realizza, e non basta il trampolino, cui Gentle Monster affida un valore icastico e simbolico, a elevare il dramma, che si vorrebbe disturbante.

Di certo non aiuta drammaturgicamente il corredo della poliziotta, anticlimatico se non spurio tout court, né la solo accennata riflessione sulle immagini digitali, “imputate” a Philip, né l’altro corredo parentale, di lui, e nemmeno troppo Catherine Deneuve, la madre di lei incongruamente francese a Berlino, che non s’affranca dal cammeo di gusto, più che sostanza. Nemmeno ci possiamo esaltare, e sì che ha preso l’Oscar per Emilia Perez, per i contributi musicali di Camille (Dalmais), da Boys Don’t Cry a Would I Lie to You – e intorno è tutta provocazione mancata.

Insomma, questo “Mostro gentile” è un film medio malgrado la non medietà della storia, e non fa una grinza: non lo è nel racconto, per esplicita impotenza cinematografica. Del tutto abulica, ribadiamo, la sideline con la poliziotta - quando chiude la porta per non essere preda delle scorribande notturne del padre e prima nel commiato alla badante fa urlare per effettismo e semplificazione. Un'occasione non del tutto ma abbastanza sprecata, fa rimpiangere per le sue quasi due ore l'acume, la sottigliezza e la vera inquietudine di Anatomia di una caduta. Sì, l’ambizione è nulla senza controllo. Abbastanza inopinatamente, in Concorso a Cannes 79.