Mentre il Coordinamento Autori e Autrici (100autori, ACMF, AIDAC, AIR3, ANAC, WGI) si riuniva al Teatro Argentina, Siamo ai titoli di coda ribadisce l’intenzione di boicottare i David di Donatello. In una nota, il gruppo collettivo dei lavoratori del settore cine-audiovisivo dice che l’assemblea unitaria è stata “un’occasione mancata; anzi, scientemente sprecata” per l’assenza di “moltissime associazioni e “lavoratrici e i lavoratori delle troupe e della post produzione”. Sulla base delle “testimonianze dirette di chi era presente” – continua il movimento guidato da Dario Indelicato – si rileva “una sala semivuota e un interesse svanito man mano che i lavori procedevano”.

È ormai chiaro – si legge nella nota – che le associazioni degli autori, con una mossa tanto tardiva quanto ambigua, stiano tentando di ‘normalizzare’ il malcontento generale per proteggere i propri privilegi. Il reale obiettivo di questo incontro non era la lotta, ma la gestione del dissenso. Si parla di istituire una ‘Federazione Unica’, un meccanismo che sembra uscito dalla peggiore retorica egemonica: l’obiettivo è blindare i propri vantaggi e concordare comunicati ‘soft’ con il Ministero, mentre le troupe italiane vengono lasciate affogare in un deserto di tutele”.

Siamo ai titoli di coda ritiene che l’iniziativa sia “un tentativo di silenziare le voci fuori dal coro, come la nostra che – insieme a USB Cinema – si oppone all’abbandono dei lavoratori. I sindacati confederali hanno perso ogni contatto con la realtà dei set e con la dignità del nostro CCNL, fermo dal 1999 e oggi riproposto addirittura in modo peggiorativo dopo ventisette anni di attesa”. Ad onor del vero, proprio durante l’assemblea unitaria il tema è emerso grazie a Paolo Carnera, direttore della fotografia e membro del collettivo Chiaroscuro, che non solo ha sottolineato come il contratto collettivo sia fermo da ventiquattro anno ma anche l’assenza dei sindacati sui set senza regole né tutele.

“Le associazioni – prosegue la nota – hanno scelto la via del compromesso morbido. Rifiutano il boicottaggio perché temono di perdere la vetrina, proponendo invece un comunicato edulcorato da leggere davanti al Presidente Mattarella, per poi dare il via ai festeggiamenti come se nulla fosse. Sappiamo bene, però, che quel messaggio verrà neutralizzato in pochi secondi dalle passerelle istituzionali. Partecipare a questa cerimonia e accettarne il cerimoniale significa avallare una gestione politica che sta smantellando il cinema indipendente e svendendo la nostra professionalità. Al contrario, rifiutarla avrebbe una risonanza mediatica tale da mettere davvero in discussione il sistema che ci sta condannando”.

E si conclude: “La solidarietà non è una parola vuota da pronunciare tra un premio e l’altro; è un atto di sacrificio. Chiediamo a chi ha voce e potere di rinunciare, per una volta, ai privilegi della passerella e di schierarsi concretamente al fianco dei più deboli. La storia ci ricorda le proteste dei grandi Maestri che non scesero a compromessi: scesero in strada con i lavoratori, occuparono sale e ostacolarono festival, accettando persino di farsi portare via di peso dalle forze dell’ordine. Oggi, invece, cosa si fa? Disertare i David non è un gesto contro il cinema: è l’unico modo rimasto per salvarlo”.