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Roma, 7 Maggio 2025 - Premio David di Donatello 2025
Niente boicottaggio della cerimonia dei David di Donatello ma una “mobilitazione generale”. È quanto emerge dall’assemblea convocata al Teatro Argentina di Roma dal neonato Coordinamento Autori e Autrici (100autori, ACMF, AIDAC, AIR3, ANAC, WGI) per avviare un confronto fra tutte le categorie su come affrontare le criticità del settore Cinema e Audiovisivo.
Due le azioni messe in campo. La prima è la lettura di un comunicato unitario durante il tradizionale appuntamento al Quirinale in cui tutti i candidati incontrano il Presidente della Repubblica. Potrebbe leggerlo Valeria Golino, come riferito dal regista Marco Simon Puccioni: “Vuole farlo, non ha una storia politicamente schierata. È una sua libera iniziativa, UNITA (l’associazioni degli attori e delle attrici di cui fa parte, ndr) non vuole che gli attori diventino i parafulmine della protesta”. La seconda è prevista per la cerimonia di premiazione, con ogni categoria professionale che declinerà i concetti fondamentali della mobilitazione: chi lavora nel cinema ha bisogno di diritti e tutele; le opere cinematografiche vanno sostenute perché sono fondamentali per la tenuta democratica e culturale del Paese.
Le voci del Coordinamento
Come spiegato da Stefano Rulli, presidente di 100autori, la scelta di formare il Coordinamento non è solo formale ma il frutto di “consapevolezza e preoccupazione” dovuto al taglio di 90 milioni di euro del Fondo Cinema (dai 696 milioni nel 2025 ai 606 del 2026, con la previsione che diventino 500 nel 2027) e all’aumento di 60 milioni per la quota del tax credit dedicata ai film stranieri girati in Italia (risorse che arrivano dai selettivi, destinati a opere di qualità). E sulla questione delle Commissioni chiamate a giudicare dell’assegnazione dei contributi, esplosa dopo la notizia del mancato finanziamento pubblico al documentario su Giulio Regeni, la richiesta è quella di linee guida e trasparenza per le nomine.
“Un’incredibile contraddizione – spiega Rulli, che fa seguito all’appello ‘Non c’è Italia senza cinema’ del 31 marzo, firmato da 6000 professionisti del settore – che i patrioti tolgano soldi al cinema italiano. Una scelta strutturale. Bisogna prevedere una tassa di scopo, inserire esponenti di cinema nelle commissione, pensare alla formazione degli autori di domani e garantire loro un esordio. Non siamo né partitici né ideologici, il finanziamento pubblico deve essere assegnato alle idee migliori”. E forse l’assenza di film italiani a Berlino e Cannes è la conseguenza dell’impegno sempre meno incisivo nella valorizzazione del “cinema di qualità”.
Il tema è concreto, poiché il cinema è industria che ha bisogno di regole e paghe dignitose. Giorgio Glaviano, presidente della WGI (Writers Guild Italia), ricorda che uno sceneggiatore italiano prende in media 3000 euro lordi. Più o meno la stessa cifra per un compositore come dice Pivio, Presidente di ACMF, l’Associazione Compositori Musiche per Film costituita nel 2017 in un momento di grande crisi per la categoria. Giovanni Caloro, vicepresidente di AIR3 (Italian Directors Guild - Associazione Italiana Registi), auspica la creazione di una federazione per “continuare a proteggere un patrimonio che in quanto culturale appartiene a tutti”, mentre Fabrizio Berruti di ANAC (Associazione Nazionale Autori Cinematografici) invoca “un Centro Nazionale Audiovisivo sul modello francese” e cita uno slogan sessantottino: “Resistere un minuto in più del padrone. Dobbiamo combattere a costo di essere scomodi. La controparte gioca con le nostre differenze, presentarsi insieme è un imprescindibile elemento forza”.
Gli osservatori
Anche le altre categorie professionali auspicano un percorso unitario per un “Coordinamento Cinema”: AMC (Associazione Italiana Montaggio Cinematografico e Televisivo), ASC (Associazione Italiana Scenografi Costumisti Arredatori), Chiaroscuro (collettivo composto da direttrici e direttori della fotografia). Non c’è UNITA ma c’è RAAI, il Registro Attrici Attori Italiani, con il presidente Raffaele Buranelli che lamenta la mancanza di condivisione nella categoria (“Non abbiamo nulla da rimproverarci, la politica sfrutta le nostre divisioni”) e porta qualche dato raccolto tra gli iscritti all’associazione: solo il 19% si mantiene con il proprio lavoro, l’11% riesce a mantenere i figli, il 65% conosce un collega che ha cambiato lavoro, il 69% conosce un collega che sta pensando di smettere. Sotto accusa il Contratto Nazionale Collettivo: “Gli autori hanno la speranza di migliorarlo, il nostro è in vigore da due anni e prevede 650 euro lordi a posa e 325 per opere con budget sotto il milione e mezzo”.
Sotto accusa la CGIL, “con l’appoggio di qualche collega”, presente con Sabina Di Marco, segretaria nazionale SLC CGIL, responsabile della Produzione culturale: “I contratti collettivi sono una base di partenza, non sono immanenti ma vanno aggiornati ogni tre anni. È un settore in cui non esistono regole certe né indicatori trasparenti, c’è il lavoro nero e c’è un arbitrio elevatissimo anche nei conteggi delle pensioni. Ogni governo dà qualcosa a qualcuno ma non c’è mai una visione strutturale”. Il tema dei contratti nazionali accende l’assemblea: quello dei direttrici e direttori della fotografia è fermo dal ventiquattro anni, mentre gli sceneggiatori sono in trattativa.
E non c’è solo il cinema inteso come industria. I tagli del governo riguardano anche chi si occupa di memoria, come l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, oggi guidato da Vincenzo Vita, il cui finanziamento è calato del 24%: “È un taglio di cui si parla poco, la storia del movimento operaio dà fastidio alla ‘nuova narrazione’. Il lavoro culturale è sotto attacco, quando la destra si unisce all’ignoranza si crea una miscela mostruosa”.
Che fare ai David
Ma il tema caldo dell’incontro è la mobilitazione per i David. Boicottaggio è una parola che non viene mai pronunciata: si riflette piuttosto sul modo migliore per sfruttare la visibilità televisiva. Paolo Carnera, in cinquina per Fuori, che ha parlato a nome di Chiaroscuro, si augura che la cerimonia “non sia solo la festa del cinema italiano ma anche un’occasione per dire che la cultura è stata fortemente penalizzata con il taglio dei fondi e il controllo dei contenuti”. Eva Coen, vicepresidente di ASC, ha proposto che i discorsi di ringraziamento siano condivisi per creare “uno storytelling”. Mimmo Calopresti, che interviene a titolo personale pur essendo una figura storica dell’ANAC, propone addirittura un “volantinaggio” prima della cerimonia perché “il nostro è un settore produttivo che sta rischiando troppo: i produttori comincino a occuparsi delle paghe basse e dei rischi che l’intelligenza artificiale possa sostituirci”.
E poi c’è il caso di Ilaria de Laurentiis, autrice con Raffaele Brunetti e Andrea Paolo Massara di Roberto Rossellini, più di una vita, in gara per il premio al miglior documentario: il suo film non ha ricevuto i finanziamenti pubblici. “Ci siamo rovinati. Io e mio marito siamo anche produttori indipendenti. Fare un documentario d’archivio richiede soldi, ci siamo impegnati con la Rai e la tv tedesca perché pensavamo che il ministero potesse finanziare un film dedicato a Rossellini. Ora rischiamo di chiudere la nostra società che ha alcuni giovani dipendenti. Non si tratta di una battaglia politica ma di una difesa dell’arte per restare indipendenti. Le regole tutelano la libertà”.



