(Cinematografo.it/ Adnkronos) – “Ogni passo che facciamo nella vita diventa un mezzo per la resistenza ma in Iran assume anche un altro significato perché ogni giorno ci si confronta con difficoltà che sono diverse da tutto il mondo. Noi viviamo in un paese dove qualsiasi cosa diventa un atto politico, persino avere internet. In questo contesto, il cinema è uno strumento di resistenza molto potente, anche per trasmettere energia al pubblico".

Sono le parole del regista Ali Asgari, che alla Mostra del Cinema di Venezia presenta in concorso il suo film A Bit of Light (Un po’ di luce), nelle sale italiane dall’1 ottobre distribuito da Teodora Film.

Il film segue un medico iraniano che dopo l’arresto e la chiusura del suo ambulatorio perde ogni fiducia nel futuro. Deciso a porre fine alla propria vita, trascorre un’ultima giornata con i fratelli e la madre, per prepararli alla sua scomparsa. Ma la compassione, la cura e la vicinanza che gli dimostrano finiscono per riconciliarlo con la realtà. Il titolo del film, racconta il regista, "è molto importante. Nella nostra quotidianità viviamo dei momenti, degli istanti. Non riusciamo ad illuminare il nostro cammino con una luce molto grande ma dobbiamo procedere passo dopo passo e illuminare le piccole cose della nostra vita per poter andare avanti".

A Bit of Light
A Bit of Light

A Bit of Light

(© Seven Springs Pictures)

A fargli eco è lo sceneggiatore Shadmehr Rastin, che ha firmato il film con Asgari: "Fa parte della nostra vita avere costantemente un peso sulle spalle, ci siamo abituati. Nell'ultimo anno, tra la repressione contro il popolo iraniano e la guerra, abbiamo perso sensibilità, siamo come anestetizzati, come se non sentissimo più niente". Rastin ha poi aggiunto: "Oggi in Iran i registi vengono convocati in tribunale solo per un post su Instagram. La nostra situazione non è facile e volavamo condividere questo senso di impotenza".