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Victorian Psycho
La parodia è una cosa seria, paradossalmente. Non si può improvvisare perché le sue regole sono chiare e le sue dinamiche molto complesse, e non si può nemmeno affrontare a metà strada, come fa Victorian Psycho, terzo film del regista Zachary Wigan, in gara al Certain Regard di Cannes 2026.
Il film prende spunto dall’omonimo romanzo di Virginia Feito, scrittrice spagnola che scrive in inglese e che cura anche il copione dell’opera, e racconta di una ragazza, Winifred (Maika Monroe), che nell’Inghilterra del 19° secolo arriva a casa Pounds per lavorare come governante. La giovane non solo è evidentemente psicopatica, ma soprattutto nutre un sentimento ambivalente nei confronti di quella famiglia, un sentimento che svelerà poco a poco la sua natura distruttiva.
Feito non vuole prendere in giro il genere, che sarebbe un horror vittoriano costruito secondo ottiche moderno, ma iniettargli robuste dosi di grottesco, esagerando certi cliché per mostrarne l’usura o, più sottilmente, permettere loro di parlare a un pubblico odierno, di parlare di strutture di potere, odio di classe e revanchismo di genere; solo che forse Wigan lo script (e il romanzo) sembra non averlo capito fino in fondo, tramutando l’ironia e l’eccesso, in humour farsesco e manierismo caricaturale.


Victorian Psycho
(Nico Aguilar)In sé niente di male, ma appunto è il come a nuocere al film: l’obiettivo era chiaramente critico, ossia prendere una serie di codici narrativi e sociali propri di un filone, guardarli alla luce attuale, magari deformandoli un po’, per trarne un divertimento violento e corposo; peccato che il regista prenda le cose più facili e le metta in bella mostra, sperando nella risata ma dimenticandosi proprio il corpo del film, il suo senso. Ne è un esempio il modo in cui dirige gli attori, Monroe in primis ma a seguire Ruth Wilson e Jason Isaacs su tutti, trasformando personaggi sul filo dell’orrore in macchiette goffe e irritanti, elementi che fanno cose che non hanno un senso, nemmeno comico, incastrate dentro un meccanismo rotto.
Victorian Psycho è un esercizio di bizzarria senza stile e con pochissime idee, che mostra continuamente di sentirsi superiore al materiale di partenza ed è questo, più di ogni altro, il difetto principale quando vuoi smontare o deridere una forma: perché se il bersaglio dello sberleffo non lo si comprende appieno, non si sta al suo livello, magari anche amandolo, non si sarà mai in grado di comprenderlo. E far ridere diventa una missione impossibile.



