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Roma elastica
Roma Elastica, il nuovo film di Bertrand Mandico, è al Festival di Cannes 2026 nella sezione Midnight Screenings. A chi ha fatto After Blue, Conann e, sopra tutto, Les garçons sauvages, perdoneremo sempre qualcosa, anche più di qualcosa, ma non basta per salvare questa escursione che si vorrebbe "sensoriale e allucinata" nella Roma dei primi anni Ottanta, con Cinecittà per domicilio d'elezione e le rovine, in primis lo star system, per residenza l'immaginario.
È un film scriteriato, non per oltraggio ma per deficienza: non va oltre, recede, provandosi di épater le bourgeois, laddove la borghesia non va al cinema, e lo scandalo non è più un'evenienza, un'esperienza contemporanea. Boh.
Non perché sia in costume, anzi, in costumi, ma Roma elastica è fuori tempo massimo, sia rispetto alla autorialità che dispone, sia al pubblico che vorrebbe indisporre: è senile e infantile, al contempo. E davvero rassomiglia quegli elastici esausti, che perdono la loro virtù, appiccicano e si rompono. Comunque, Mandico non è (solo) questo: recuperate Les garçons sauvages, che è da leccarsi gli occhi.
Qui ci tocca, viceversa, Eddie Mars (Marion Cotillard, ma da quanto non indovina un film?), attrice di passata grandezza, che arriva a Roma nell'82 accompagnata dalla fedele truccatrice, e tuttofare, Valentina (Noémie Merlant): Eddie ha qualche problema, quello di bizzarra fantascienza cui si predispone potrebbe essere il suo ultimo film. I set ovviamente sono fatiscenti, il liminale limonare, la realtà una buona approssimazione di finzione, il metacinema esibito, il film nel film incestuoso, il mito mania, l'autofagia cinematografica praticata senza tabu.
Ancora più ovviamente, e pleonasticamente, fioccano, senza ficcare, gli omaggi, sicché Bava e Petri, ma anche Bertolucci, e Fellini, dove lo mettiamo? Per fare fino c'è la pellicola, 35mm, per fare finissimo l'esaltazione di Roma quale patria cinematografica, Capitale della Settima Arte, e se sfranta e decadente tanto meglio.
Tutto legittimo, per carità, ma siamo dalle parti dei calendari dei pretini bonazzi, dei grembiuli col David, non di Donatello, povero Mandico.
Sarà il bianco e nero glitterato, sarà il pop malinconico e, negli esiti, malincomico, sarà che è più la scintigrafia di un problema, che la stratigrafia di una città, e un cinema, ma Roma elastica serve, almeno giornalisticamente, a dire che a Cannes 79 l'Italia c'è, in titolo, location e cast, Martina Scrinzi, Agnese Claisse, Isabella Ferrari, Maurizio Lombardi, Tea Falco, Michele Bravi, Ondina Quadri, Alessio Gallo - senza dimenticare la partecipazione straordinaria di Ornella Muti e Franco Nero, e nemmeno l'apporto produttivo di Dugong Films e Redibis Film in collaborazione con Rai Cinema e con il supporto del MiC e di Regione Lazio - Lazio Cinema International.
L'approccio al genere, chiamiamolo "Italia terra di cinema", è da Madame Tussaud, la ricercata sospensione tra melodramma ed esoterismo urbano è forse da declinare al maschile, ovvero sospensorio: non diverte, non fa riflettere, non intriga, non si fa ammirare.
Mandico, siamo certi, si rifarà, per l'Italia a Cannes 79, che dire, meglio assenti che male accompagnati.



