Nel nuovo film di Pedro Almodóvar, Amarga navidad, in Concorso a Cannes 79 e da oggi nelle nostre sale, recita l’argentino Leonardo Sbaraglia, già diretto dal maestro spagnolo in Dolor y Gloria (2019).

Lo abbiamo incontrato sulla Croisette, e ci ha detto un bergogliano “vengo dall'Argentina, vengo da molto lontano”. E che Pedro, del suo regista e sceneggiatore Raúl Durán, “non voleva un ritratto amabile”, sicché Sbaraglia ha pensato che “volesse un'opera di auto-revisione, di messa in discussione di sé, guardandosi allo specchio e guardando il suo cinema”. Ovvero “quel confine così sfumato tra vita e finzione, e a tal proposito mi ha parlato di Emmanuel Carrère, e dell’autofiction”.

Poi, ha rivelato – ma poteva essere diversamente? – che Almodóvar è “un regista che non ha peli sulla lingua, te lo dice diretto, in faccia ‘Niente, questa cosa non mi piace, non l'hai fatta bene’, e tu, ‘ma allora che devo fare?’, e lui ti risponde ‘Falla bene’. Un grande aiuto”.

Sbaraglia intende nel regista spagnolo “uno scultore che va avanti a colpi di ascia, per cui ha bisogno di precisione e forza”, e lo associa a “grandissimi quali Fellini e Bergman”.

Su quale sia il motore principale di Amarga navidad non si sbilancia: “Se c'è dolore non vuol dire che non ci sia gloria, e viceversa: sono due facce della stessa medaglia”, eppure guardando alla Croisette gli pare che vinca lo spleen: “Il circo passa, resta quello che ci è passato nella vita, nel corpo e nelle relazioni”.

Nell’epilogo del film, nella sequenza al parco dove il suo Raúl si confronta con Elsa (Bárbara Lennie), Sbaraglia è molto piaciuto a Almodóvar: “Era felice, mi mandava messaggi per congratularsi, ché era la sequenza che gli importava più, la pietra d’angolo del film”.

Avvinto da come “un regista della grandezza di Pedro possa trasmettere la sua debolezza, la sua vulnerabilità”, gli attribuisce “un'infinità di sfumature, di facce, di volti, anche di misteri”.

Impegnato in patria sul set di Damián Szifrón, Sbaraglia vorrebbe lavorare in Italia con Sorrentino e Guadagnino.

E proprio di quest’ultimo serve un gustoso aneddoto: “Mentre stavamo girando con Antonio Banderas la scena clou di Dolor y Gloria, Pedro mi parlava di Call Me By Your Name di Guadagnino, che io non avevo ancora visto. Quindi egli stesso mi ha regalato un dvd, autografato. Quando poi ho incontrato Guadagnino al festival di Venezia, mi dice: “Mi è piaciuta tanto la scena tua e di Antonio”, al che gli svelato come Pedro si fosse ispirato proprio al suo film. Insomma, è un cerchio che si chiude”.