A differenza di Pablo Larraín, Manuela Martelli preferisce raccontare la storia politica cilena a partire non dal suo centro, ma dalle sue divaricazioni più periferiche e familiari. Proseguendo il lavoro già avviato con 1976, rifiuta l’affresco per focalizzarsi sugli ambienti di secondo piano, apparentemente protetti e non del tutto consapevoli. In The Meltdown, che concorre in Un Certain Regard, è la borghesia che lavora nel settore turistico lo spazio di rifrazione di un rimosso che torna a circolare sotto forma di inquietudine.

Siamo nel 1992, la dittatura è formalmente finita e il Cile è alle prese con una difficile transizione democratica. Il titolo originale, deshielo, il “disgelo”, dice di un fenomeno tanto climatico, quanto storico e morale. Qualcosa si scioglie, affiora, ma non necessariamente si libera o si manifesta completamente.

Il film utilizza la chiave della detection, la sparizione di una giovane promessa tedesca dello sci da una stazione invernale a conduzione familiare. Ma Martelli non è interessata a risolvere l’enigma, bensì a farne sentire gli effetti. La sparizione di Hanna è una fenditura nello spazio protetto dell’infanzia. L’infanzia di Inés, figlia dei proprietari del villaggio sciistico. Con Hanna aveva stretto un rapporto di amicizia. È la bambina il diaframma del film, suo il punto di vista che si “ridesta”, perdendo l’innocenza. Inés guarda il mondo degli adulti e scopre che esso è costruito su omissioni, reticenze, mezze frasi, verità trattenute.

Normalmente nel cinema civile il bambino viene spesso identificato con ciò che non è corrotto. La Martelli evita questa banalità facendo di una ragazzina di nove anni il corpo percettivo acerbo della storia, esposto a un mondo che le arriva a frammenti.

Un mondo di cui diventano indizi tracce insignificanti, corpi che li abitano, elementi della natura. Particolarmente azzeccata risulta l’ambientazione andina. L’hotel vicino alla stazione sciistica è un luogo di sospensione, quasi fuori dal tempo, abitato da turisti, famiglie, persone in transito. La neve, la montagna, l’isolamento, la stessa presenza straniera della giovane sciatrice tedesca compongono un paesaggio di apparente purezza. Ma nella poetica della Martelli, come già accadeva nel film precedente, gli ambienti protetti sono sempre attraversati da forze che li eccedono. E se nella casa di villeggiatura al mare di 1976 il privilegio borghese veniva lentamente contaminato dalla violenza del regime, in The Meltdown la montagna sembra assumere una funzione analoga, ma più fantasmatica oltreché postuma. Non è più il Cile della repressione, bensì quello della rimozione, della memoria congelata. Il 1992 non cancella il 1973, né i diciassette anni della dittatura. Li ricopre, rendendoli apparentemente innocui. Il disgelo suggerisce proprio questo: la storia non passa, cambia stato.

Non tutto è perfetto. La prima metà è sicuramente più compatta, allusiva e potente, mentre nella seconda perda qualcosa in fatto di tensione e ambiguità. L’ingresso della madre di Hanna, pur necessario e capace di produrre uno dei confronti più disturbanti del film, sposta in parte l’equilibrio.
E l’apparato sonoro-musicale a volte è troppo esplicito nella costruzione dell’atmosfera.

Anche così, resta un lavoro di scrittura raffinato e complesso. Si pensi solo al dettaglio apparentemente casuale dei genitori di Inés assenti perché parte di una delegazione cilena all’Expo di Siviglia del 1992, dove trasportano un iceberg, a indicare senza sottolineare l’idea di una nazione che inizia a esportare un’immagine spettacolare di sé mentre al proprio interno conserva zone d’ombra.

In questo senso, The Meltdown è un film sulla rappresentazione nazionale. L’iceberg, la neve, la stazione sciistica, la ragazza straniera, l’hotel: tutto è immagine, vetrina, superficie. Ma sotto questa superficie c’è un vuoto. Hanna scompare e, con lei, scompare la possibilità di mantenere intatta la finzione di un luogo innocente. È un mistero che non arriva a rompere un ordine, ma ne rivela una faccia incongruente, sinistra. Anche a non volerla vedere, lei ti guarda.