La frase con cui è promosso sul poster dice molto di The Match, il documentario presentato fuori concorso nella sezione Cannes Premiere del festival numero 79: “Dove comincia una storia? E dove finisce?”.

Il lavoro che hanno realizzato gli argentini Juan Cabral e Santiago Franco ragiona proprio sul racconto come punto di arrivo e di partenza, come luogo in cui si coagula un mondo.

Quel mondo è Argentina - Inghilterra, partita dei quarti di finale dei mondiali di calcio giocati in Messico nel 1986, un incontro diventato celebre per il gol di mano, la mano di Dio, di Maradona e, pochi minuti dopo, per la prodigiosa scorribanda che gli permise di segnare il gol più bello, probabilmente, di tutti i tempi. Dietro quell’incontro però, c’è una vicenda che affonda le sue radici nello scontro tre le due nazioni per le isole Falkland e davanti un’eredità che ancora non si è dissolta.

Partendo dal saggio El partido scritto da Andrés Burgo, Franco e Cabral prendono molti dei protagonisti di quello scontro politico, culturale e sportivo, da Gary Lineker - bomber dei britannici - a Jorge Valdano, da Burruchaga a John Barnes, e li mettono di fronte a uno schermo a vedere e commentare, persino a narrare quelle immagini dai due punti di vista, partendo da alcuni prima, da un’amichevole a Wembley che mise subito in chiaro le doti di Diego Armando Maradona, arrivando fino ai nostri giorni.

The Match
The Match

The Match

Al centro, appunto, quei novanta minuti: The Match parte dai gesti sportivi, non nega l’enfasi epicheggiante che siamo soliti concedere loro, ma li ricompone in un quadro complesso e completo, che se non esaurisce più di 40 anni di Storia, li rende vivi e stimolanti come raramente. Perché se questa è LA partita, come il titolo afferma, è anche perché al suo interno c’è IL gol, quello del 2-0 che Maradona segnò correndo e dribblando chiunque per 60 metri, perché c’è “la mano di Dio” (il fallo con cui lo stesso argentino segnò l’1-0) e la “nuca di Dio”, quella di Olarticoechea che impedì a Lineker di pareggiare.

Perché ci sono la guerra, la Storia, la politica, ma anche le astuzie di mister Bilardo (memorabile la vicende delle maglie troppo pesanti), i presagi del Sole, la presenza compulsiva ma illuminante dei media, che già allora sezionavano immagini e atti come gli entomologi fanno con gli insetti: The Match, partendo dalle radici e giungendo alle diramazioni mostra che un fatto non è mai chiuso in sé stesso e dà un saggio di come lo sport andrebbe raccontato.