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@echogroup
Dietro la macchina da presa si cambia, si cresce, si trova la propria strada. Il percorso del regista svedese Anders Thomas Jensen è ricco di sorprese. Ha iniziato scrivendo tre film Dogma, ha alimentato una fortunata collaborazione con Susanne Bier, e si è orientato verso le commedie sferzanti. Specialista del cortometraggio (candidato tre volte all’Oscar, con una vittoria per Valgaften), conosce i tempi comici e sa come puntare il dito contro gli eccessi della nostra società. Nel lungometraggio si è misurato anche con rivisitazioni bibliche come Le mele di Adamo, in cui rimaneggiava il Libro di Giobbe. È un talento originale, spesso controcorrente.
Oggi torna al Lido con il sodale Mads Mikkelsen, fuori concorso, con The Last Viking. La sua è una caccia al tesoro che sfocia nella dark comedy, è come se Rain Man prendesse strade inaspettate, invece di concentrarsi sull’on the road canonico, del corpo e dell’anima. L’incipit è simile, i protagonisti sono due fratelli. Dopo una rapina, uno finisce in prigione per quindici anni, l’altro seppellisce il malloppo. Stacco. Finalmente si esce dal carcere. Ma il personaggio interpretato da Mikkelsen ha un disturbo mentale, e non vuole collaborare. Dove saranno i soldi? La vicenda sviluppa risvolti sorprendenti. La regola vorrebbe che il viaggio fosse alla scoperta di sé stessi, ma qui il focus è diverso, senza comunque snaturare il genere.
Lo sguardo è esterno: quale immagine hanno gli altri di noi? E soprattutto quanto influiscono i giudizi che riceviamo sulla nostra personalità? Jensen risponde con una favola nera dalle sfumature pirotecniche. Mikkelsen risulta irresistibile e la strana coppia funziona. La sfida è ribaltare gli stereotipi, partendo già dal titolo. La traduzione italiana è L’ultimo vichingo. Il film viene dal Nord Europa, il richiamo è a un’epopea piena di guerrieri e battaglie.
Poi invece il punto di vista cambia: ci si sofferma sulle persone comuni, sulle difficoltà quotidiane. I toni leggeri cedono il posto alle battute al vetriolo, ma anche ai tormenti personali, alle tempeste che distruggono o fortificano gli affetti. La casa dove i due sono cresciuti diventa teatro dell’impossibile. Ad alternarsi sono ricordi oscuri, violenza, e un’inaspettata reunion forse dei Beatles.
The Last Viking si immerge anche nell’animazione, emoziona, non fa la morale, e invita ad ampliare gli orizzonti. Si schiera contro l’individualismo imperante, e abbraccia chi si sente ai margini, concedendo una seconda possibilità. Standing ovation alla proiezione stampa in Sala Darsena.