PHOTO
The Alabama Solution
The Alabama Solution, diretto a quattr’occhi da Andrew Jarecki e Charlotte Kaufman, è nella cinquina degli Oscar 2026 al miglior documentario: non stupisce, è un atto dovuto per la drammaticità della storia e la lucidità del racconto. Che è inesorabile, crudo, senza filtri: non ci sono cortesie per gli ospiti, i detenuti, non ci sono carinerie per gli spettatori. Alle nostre latitudini penserete a più riprese a Stefano Cucchi, e alle sue tremende immagini esanime.
C’è sangue, ci sono topi, c’è homo homini lupus, tutto efferato, senza sconti.
La genesi, se volete, è un messaggio di speranza nel buio sordo del dolore. I due registi nel 2019 visitarono il penitenziario di Easterling per filmare un incontro di risveglio religioso: andò diversamente. Durante la visita, alcuni detenuti li avvicinarono e, con l’accortezza del caso, raccontarono abusi, violenze, fallimenti e nefandezze all’interno del carcere. Non episodi, eventi e incidenti, ma un sistema, di reclusione, che in Alabama raggiunge vette di ignominia: ventimila i detenuti, lo stato è primo per numero di omicidi, suicidi e overdose dietro le sbarre negli Usa.
Quel fortuito e primo incontro ha catalizzato un’indagine lunga sei anni: Jarecki e Kaufman hanno utilizzato le immagini e i video provvisti dai detenuti, che con telefoni cellulari di contrabbando hanno documentato le terribili condizioni di Easterling e altre carceri.
Battezzato al Sundance a gennaio 2025 e approdato su HBO lo scorso ottobre, il doc si concentra sull’assassinio di Steven Davis, picchiato a morte dalle guardie carcerarie, e sulla lotta della di lui madre, Sandy Ray, per trovare risposte, e giustizia.
Mutuando con amara ironia il titolo, The Alabama Solution, dalle parole della governatrice dell'Alabama Kay Ivey, stolidamente convinta che lo Stato potesse affrontare i propri problemi carcerari senza l'intervento federale, le due ore di durata contemplano a più riprese gli attivisti detenuti Robert Earl Council, condannato all’ergastolo per omicidio e soprannominato Kinetik Justice, e Melvin Ray, co-fondatori del Free Alabama Movement, che hanno organizzato proteste dall'interno del sistema penitenziario. Entrambi sono stati messi in isolamento allorché il film è uscito. Non servirebbe questa ennesima evidenza per stigmatizzare come sai più facile per un giornalista seguire una guerra che entrare in un carcere per fare il proprio lavoro.
The Alabama Solution, ovvero Andrew Jarecki e Charlotte Kaufman, riesce a documentare, informare, squarciare sopraffazione e impunità: cinema civile, in purezza. È fatto bene, e fa male.
