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Tommaso Cassissa e Alessandro Betti in Super Market
Le serie comedy italiane di Prime Video hanno degli elementi ricorrenti: l’osservazione delle dinamiche relazionali all’interno di un ambiente lavorativo; l’attenzione ai talenti comici provenienti dal web; la tendenza a concentrare in poche puntate un mondo che, in altri tempi, avrebbe alimentato sitcom di lunga durata. Niente di nuovo: raccontare ciò che avviene nell’arco di una giornata di lavoro è un consueto espediente di questo tipo di serialità soprattutto americana. Così come farlo testando personaggi che hanno già un certo seguito. Dall’unione tra commedie lavorative e comicità “alternativa” al mainstream sono nati un gioiellino come l’animazione Il Baracchino e Pesci piccoli, ma anche Sono Lillo prende quella strada e, in un certo senso, anche Gigolò per caso non rinuncia a quelle suggestioni soprattutto nel casting.
La cosa evidente è che tutti cerchino di replicare le formule magiche di The Office e Boris, veri longseller e a loro modo titoli cerniera tra il modello della televisione tradizionale e il consumo attraverso nuovi media (exploit tardivo in streaming e serbatoio di meme). E, con ambizioni misurate e senza ansia performativa, Super Market prova a inserirsi in quel solco, concentrando quasi tutta l’azione nello spazio evocato dal titolo, abitato da personaggi generalmente sopra le righe ad eccezione del protagonista finito lì per caso, dapprima attonito di fronte all’assurdità e poi del tutto integrato nel clima surreale. Che è Tommaso Cassissa, già attivo come Tommycassi su YouTube, Instagram e TikTok e, dopo Notte prima degli esami 3.0, pronto a portare il peso di una narrazione più complessa (da segnalare i cammei di comici e content creator come Turbopaolo, Leoucifero e IoSonoJules).


Martina Bonan e Tommaso Cassissa in Super Market
Il supermercato del titolo – una ventina d’anni fa si tentò senza fortuna una sitcom in quel contesto, con Enrico Bertolino e Angela Finocchiaro – è Eury, collocato alla periferia di Milano, vicino a studi televisivi che dovrebbero generare indotto ma lontano dal mondo reale e dunque sempre a rischio di chiusura. È già di per sé una metafora interessante, in qualche modo perfino un piccolo schizzo satirico sul cul-de-sac milanese. D’altronde a creare la serie è Il Terzo Segreto di Satira, collettivo che da almeno quindici anni inquadra la società italiana da una prospettiva progressista senza impantanarsi in risacche ideologiche ma ricorrendo all’umorismo come chiave di comprensione del Paese e dei suoi cambiamenti (dai memorabili video, citiamo almeno quello sul dalemiano, alla costruzione tridimensionale del milanese imbruttito).
Diretto da un mitomane senza qualità (Alessandro Betti in un revival brianzolo di Michael Scott) e soverchiato dalla feroce capoarea (Katia Follesa), Eury è un microcosmo borderline in cui convivono una caporeparto repressa (Marta Zoboli) e il suo spasimante al limite dello stalking (Francesco Arienzo), un magazziniere che si ammazza di canne (Davide Calgaro) e una cassiera ruspante (Gaia Bavaro), un vigilante poco sveglio (Valerio Airò Rochelmeyer) e un clochard che lo è fin troppo (Walter Leonardi). In questo caos piomba un giovane stagista senza esperienza che sogna una carriera musicale (Tommaso Cassissa), che col tempo si avvicina sempre di più a una commessa carina (Martina Bonan, coppia che non può non ricordare Jim e Pam di The Office).


Katia Follesa in Super Market
Sarebbe pigro definire Super Market come una piacevole sorpresa, giacché il talento degli autori è noto da anni, ma è comunque interessante come la serie riesca a prendere un materiale non esattamente originale (un gruppo bizzarro, un posto di lavoro pieno di problemi, una fine da scongiurare) e farne una commedia incalzante, che non si accomoda sul battutismo da cabaret ma cerca di dare consistenza ai personaggi, non priva di una sua tenerezza nei confronti di questi perdenti ai quali non si può non voler bene. Sitcom matura, per come è costruita e valorizzata meriterebbe almeno una seconda stagione.
