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Nabhaan Rizwan e Aimee Lou Wood in Film Club
“Chiunque può guardare un film” dice qualcuno ma, no, “quei due hanno iniziato insieme e finiranno insieme”. È la chiave di Film Club, miniserie britannica della BBC disponibile su Rai Play che applica gli schemi della commedia romantica per inquadrare ragioni e sentimenti della generazione attraverso una passione che è abitudine, conforto, specchio, gabbia. Se il cinema come tale è da sempre un’esperienza collettiva, qui configura, plasma, suggerisce, simboleggia il rapporto di una coppia che coppia non è, due amici il cui amore è chiaro a tutti tranne che a loro. O, forse, è chiaro anche a loro ma hanno deciso di metterlo in scena diversamente.
Come si capisce dal titolo, il Film Club è quello organizzato da Evie e Noa, che ogni venerdì si incontrato per condividere la visione di un classico del cinema. È una tendenza contemporanea, pensiamo solo ai gruppi di lettura che dilagano sui social e nella vita reale diventando occasioni per fare amicizia, ma anche meccanismi per riconoscersi in cui la passione comune è collante affettivo e relazionale. Non a caso è una pratica tipica nei millennial, generazione di frontiera che si muove agevolmente tra analogico e digitale, ma probabilmente anche la più tormentata nel far triangolare pressioni sociali e benessere personale (Persone normali di Sally Rooney è il manifesto).
Nella sua struttura non lineare, Film Club segue le vite intrecciate dei due fondatori del gruppo, così esclusivo da essere precluso ai parenti. La ventottenne Evie che, dopo una crisi nervosa, si è barricata nella casa della madre da sei mesi, in attesa di capire cosa fare della propria vita a pezzi ma anche dello storico fidanzato Josh che a sua volta non sa come aiutarla. E segue Noa, l’amico dell’università con cui ha fondato il film club, un avvocato che si sta trasferendo a Bristol per lavorare nel campo del diritto di famiglia. L’intesa tra i due si riverbera in un discorso amoroso fatto di citazioni e riferimenti ai film visti insieme: quando, giocando al consueto quiz post visione, Evie si sforza invano di far comprendere a Josh il titolo di un certo film che Noa, invece, ha capito al volo, si configura bene il cul-de-sac sentimentale in cui sono finiti i protagonisti.


Il fatto che si travestano da cosplayer per aderire meglio al film visto – e la sede del cineclub, il garage dell’ansiogena ma calorosa madre di Evie, viene allestito a tema – non fa che incentivare l’idea secondo cui Evie e Noa stiano recitando una parte: quella di due persone che, per evitare problemi e confrontarsi davvero con la vera natura del loro rapporto, stanno interpretando il ruolo di due amici, quasi rifiutando l’evidenza che l’ipotetico film che abitano sia nei fatti una commedia romantica. È anche il sintomo della paura di prendere di petto relazioni al bivio, di una fuga dalla realtà verso un mondo immaginario ma più confortevole perché già noto.
La salute mentale è il vero argomento di Film Club e il rapporto con Noa è la possibile cura, con i tentativi dell’amico a farla uscire dal nido che si fanno sempre più struggenti e configurano quell’amore di cui entrambi non sanno incaricarsi fino in fondo. Ottimi Aimee Lou Wood (già in Sex Education e The White Lotus, anche ideatrice con Ralph Davis) e Nabhaan Rizwan (candiato al BAFTA come rising star), bel cast di supporto (mamma Suranne Jones in testa) forse tutto un po’ diluito ma davvero delizioso e toccante nel suo raccontare un amore che ha bisogno di tempo e coraggio per rivelarsi ed esplodere. Lo sanno tutti, lo sapranno anche loro.
