“Mi sento così bionda”. Basterebbero queste quattro parole per definire Elle Woods, la protagonista della nuova serie Prime Video prequel di quel fenomeno di costume che è stato La rivincita delle bionde (prima romanzo, poi film, poi musical) e che ha lanciato la carriera di Reese Witherspoon, creando un personaggio iconico. Proprio quest’ultima insieme alla sua Hello Sunshine ha partecipato attivamente al progetto, fortemente voluto per espandere l’universo narrativo, come oramai d’uopo tra grande e piccolo schermo a Hollywood.

Siamo nel 1995 e conosciamo Elle adolescente (Lexi Minetree, perfetta nel ruolo come “mini-Reese”) prima che volesse dimostrare al fidanzato avvocato di non essere solo un bel faccino e delle belle gambe, sentendosi così un pesce fuor d'acqua ad Harvard quando si mette in testa di studiare legge. A causa di un problema lavorativo del padre (Tom Everett Scott, oramai papà televisivo per antonomasia), è costretta a lasciare l’assolata e plastificata Los Angeles per la cupa e piovosa Seattle, sentendosi un pesce fuor d’acqua “al contrario”.

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Tom Everett Scott, Lexi Minetree, June Diane Raphael (Jessica Brooks/Prime)

Lì puoi sedere al tavolo delle ragazze popolari se ascolti i Nirvana, vesti in tonalità scure, ti batti per qualche causa sociale e vai ai concerti rock alternativi. Se però sei cresciuta immersa nel rosa, nel pop e nella venerazione di Cosmopolitan, la strada si prospetta in salita per riuscire ad acquisire popolarità. Ma è proprio questo il punto: Elle vuole conquistare lo scettro di reginetta anche nella nuova scuola solo per apparire oppure la nuova location sta iniziando a smuovere qualcosa dentro di lei? Intanto però la madre (June Diane Raphael, perfetta anche lei) e la migliore amica (Jessica Belkin) la tengono ancorata al passato, non per cattiveria ma per evitare di affrontare i propri problemi e traumi.

Sta tutto lì l’inghippo di questo prequel, che mescola atmosfere alla Mean Girls e Ragazze a Beverly Hills per raccontare un romanzo di formazione adolescenziale che è anche il proverbiale percorso dell’eroina. Ogni evoluzione (o involuzione) drammaturgica parte da uno status quo che viene distrutto mettendo alla prova il personaggio principale per farlo diventare qualcos’altro alla fine dei tre atti. Cosa succede però se questo percorso avviene nel film di cui la serie in questione è un prequel? Non le si dovrebbe far fare lo stesso iter, perché vorrebbe dire che concluso il serial (che potrebbe durare benissimo una manciata di stagioni) non sarebbe più una Cosmo Girl, per poi diventarlo nuovamente all’inizio della pellicola (e del libro di Amanda Brown). Un cortocircuito narrativo che perde in partenza, in un certo senso.

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Dean Wilson (James Van Der Beek) in ELLE. Photo Credit: Kimberley French/Prime Video (Kimberley French)

Peccato, perché la protagonista funziona così come il cast di contorno – sia giovani che adulti, come la segretaria della scuola vicina ai ragazzi – ma l’intento della showrunner Laura Kiittrel sembra quello di spuntare pericolosamente varie caselle di inclusività, rendendo questa storia fin troppo adatta ai giorni nostri. Chi aveva due padri gay così ben accetti nel 1995 a Seattle, pur essendo una grande città e non un paesino sperduto? E perché citare espressamente Mean Girls se non uscirà prima degli anni 2000?

Anche la parte estetica – dato che parliamo di apparenza e sostanza che combattono per trovare un equilibrio tra loro – è profondamente curata. È come vedere il racconto di Mercoledì di Tim Burton dal punto di vista di Enid: una Barbie (ingenua e superficiale) in un mondo total black, il fashion in mezzo all’anti-cool per antonomasia. Anche se, in fondo, chi decide cosa è cool? Ognuno non merita di avere il proprio personale stile da esprimere? Di questo parla Elle, ma di questo parlava anche il film e il suo sequel Una bionda in carriera… quindi come la mettiamo con questo prequel? S’aveva da fare, ma non così.