Il grande film d’amore che mancava al cinema italiano l’ha fatto Nanni Moretti. Non che sia una sorpresa, in fondo: il suo cinema si è sempre composto dei frammenti di un discorso amoroso, anche quando l’amore faceva finta di nascondersi pur restando in piena vista, articolato come sintomo di disagio o paura, legato alla tossicità di una relazione, alla delusione per una rottura, alla sopravvivenza dopo la fine di una storia.

“Papà, come ci si accorge di essere innamorati?”, chiede – citando il Truffaut di L’amore fugge – il figlio del protagonista di Succederà questa notte – in Concorso a Venezia 83, festival in cui Moretti torna in gara quarantacinque anni dopo Sogni d’oro – senza ottenere una risposta soddisfacente dal padre. È un po’ la chiave di tutto questo film che crede fermamente che l’amore è tale solo se è “tutto o niente”, che ci si possa innamorare ogni giorno e all’improvviso perché certi incontri non si annunciano ma si rivelano, che l’amore ha l’amore come solo argomento.

Jasmine Trinca e Louis Garrel in Succederà questa notte di Nanni Moretti
Jasmine Trinca e Louis Garrel in Succederà questa notte di Nanni Moretti
Jasmine Trinca e Louis Garrel in Succederà questa notte di Nanni Moretti © Alberto Novelli per Sacher Film/Fandango

Moretti parte dai racconti – quelli di Eshkol Nevo contenuti nella raccolta Legami – ma forse la pensa come la cliente della libreria che cerca un bel romanzo perché nei racconti ci si perde e, nel momento in cui si appassiona ai personaggi, ecco che tutto finisce. La dimensione romanzesca – la sceneggiatura è di Moretti, Federica Pontremoli e Valia Santella – la trova nell’estensione temporale, seguendo diciassette anni nelle vite di una coppia che non è una coppia. Da un lato c’è Matteo, tornato dalla Norvegia dopo aver concepito un figlio con una donna che non se l’è sentita di proseguire; dall’altro c’è Greta, scappata dopo una proposta di matrimonio. Sette anni dopo, la folgorazione sul campo da tennis: non serve dirsi molto, basta uno scambio per capire cosa potrebbe esserci. Almeno è quello che pensa Matteo. E poi di nuovo sette anni dopo. E poi tre anni dopo. E poi chissà.

È un film limpido e spiazzante, Succederà questa notte, un grande film europeo che solo apparentemente somiglia poco al resto della filmografia dell’autore italiano forse più influente dell’ultimo mezzo secolo. E invece, anche negli afflosciamenti e nelle fragilità che pure hanno un senso, tutto grida Moretti: nessuno come lui sa dare una “voce” ai suoi personaggi, sa fargli parlare, muovere, ragionare, osservare, sbagliare, ridere come solo in un film di Moretti può accadere, in quell’incredibile equilibrio tra rifiuto del realismo più didascalico e straniamento che non rinuncia alla fiducia nella commedia.

Nanni Moretti e Jasmine Trinca in Succederà questa notte © Alberto Novelli per Sacher Film/Fandango
Nanni Moretti e Jasmine Trinca in Succederà questa notte © Alberto Novelli per Sacher Film/Fandango
Nanni Moretti e Jasmine Trinca in Succederà questa notte di Nanni Moretti © Alberto Novelli per Sacher Film/Fandango

Un film che risente dell’esplorazione teatrale di Moretti, che qualche stagione fa si è cimentato negli allestimenti di Fragola e panna e Dialogo dell’amata Natalia Ginzburg, dal lavoro sull’artificio della naturalezza (mai dimenticare la sua passione per i Sillabari di Goffredo Parise), alla gestione dello spazio scenico (quel finale). Ma che soprattutto rivendica un gusto, un piacere, una gioia, un divertimento per il “fare cinema”, con invenzioni e intuizioni che sono magari derivative e poco originali ma lasciano brillare tutta la maturità espressiva del regista.

Dalle fantasie attorno a quel primo incontro che fu atto mancato alla parentesi musicale, Moretti relega l’amore tra i protagonisti a uno spazio che è visibile solo a loro e dunque a noi, come se l’unico modo per stare insieme sia attraverso le regole del cinema. Tant’è che She’s a Rainbow dei Rolling Stones può essere ascoltata – e accettata – solo quando i protagonisti ci ballano sopra in una splendida mattina romana (la fotografia è di Francesco Di Giacomo), non quando il marito di lei la mette alla radio dentro casa.

©Sacher Film/Fandango
©Sacher Film/Fandango
©Sacher Film/Fandango

Succederà questa notte non sarebbe quel che è senza Louis Garrel e Jasmine Trinca, il primo alle prese con un italiano incidentato e con un tono davvero morettiano e la seconda in una delle interpretazioni più belle di una carriera iniziata proprio con Moretti (che qui fa suo padre, tre pose che lasciano il segno). Lui è la quintessenza del romanticismo più incantato e perfino incosciente, uno che non intende il colpo di fulmine come un colpo di testa ma una benedizione laica. Lei pare sempre sul punto di scappare, da se stessa anzitutto, un’attrice che si maschera per provare a riconoscersi, una giudiziosa cha ha bisogno di qualcuno con cui ballare mentre il mondo crolla.

La chimica tra loro è perfetta, non solo sul piano romantico ma anche erotico, con i corpi che sembrano conoscersi da sempre, che si desiderano come se si fossero aspettati per tutta la vita, e tanto lui convive con la buffa consapevolezza di essere ossessionato da lei tanto lei esercita il raro potere di far schiantare il sorriso nel pianto. Ma tutti, in questa commedia malinconica e struggente accompagnata dalle musiche dell’almodóvariano Alberto Iglesias a sottolineare il carattere melodrammatico, hanno a che fare con l’amore. Dal papà bon vivant (Hyppolite Girardot, esplosivo) alla mamma diretta (Angela Finocchiaro, clamorosa), dai partner inconsapevoli (Elena Lietti e Antonio De Matteo) al fantasma del passato (Melina Åkerman), compreso il fratello fedele di cui non sappiamo niente se non ciò che è funzionale a Matteo (Andrea Lattanzi, bravissimo).

Fotografie dal set di \\\"Succederà Questa Notte\\\" di Nanni Moretti
Fotografie dal set di \\\"Succederà Questa Notte\\\" di Nanni Moretti
Louis Garrel e Angela Finocchiaro in Succederà questa notte di Nanni Moretti © Alberto Novelli per Sacher Film/Fandango

Non bastasse, Succederà questa notte conferma la grandezza di Moretti nel regalarci finali indimenticabili. E ci ricorda che un autore è tale quando resta fedele a se stesso, sempre riconoscibile eppure capace di stupire, appassionare, disattendere alle aspettative di chi lo vuole incasellato in uno stereotipo comodo solo a chi non lo conosce. Un autore longevo – quest’anno sono cinquant’anni dal suo primo lungometraggio, Io sono un autarchico –  che appartiene al nostro lessico sentimentale, al nostro romanzo politico, alla nostra identità culturale, alla nostra commedia umana. “Io ti aspetto, tutto il tempo che vuoi. Ma succederà prima o poi?”.