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Nanni Moretti
(Cinematografo/Adnkronos) – Ovazione per Nanni Moretti. Il regista, attore e produttore appena, alla Mostra del Cinema di Venezia per presentare in Concorso 'Succederà questa notte', entrato nella sala delle conferenze stampa, è stato accolto da un’ondata d’affetto. Moretti, visibilmente commosso, ha risposto con un “grazie” con la voce rotta dall’emozione.
"Tanti anni fa, avevo coniato una frase un po' scema: 'Vorrei fare sempre lo stesso film, possibilmente sempre più bello'. Ecco, con il passare del tempo mi sono detto che non voglio fare sempre lo stesso film. E questa volta, anche grazie al lavoro di Valia Santella e Federica Pontremoli, abbiamo immaginato una storia d'amore piuttosto potente". Un grande ritorno per Moretti, che sbarca al Lido a 37 anni da 'Palombella Rossa' (1989), che fu presentato come evento speciale della Settimana Internazionale della Critica (Sic). L'esclusione dalla Selezione Ufficiale generò non poche polemiche. La scelta di non far concorrere Moretti per il Leone d'oro fu definita da molti come una decisione di stampo politico. "Non è vero che io ce l'avessi con Venezia", chiarisce Moretti. L’assenza dalla Mostra non è stata una presa di posizione: "Semplicemente, in questi trent’anni i miei film non erano mai pronti d’estate per essere proposti a Venezia". Questa volta, invece, "ho girato in autunno e quindi mi è venuto naturale proporlo a Venezia".
Ed è un inedito Nanni Moretti quello che arriva a Venezia 83: questa volta lascia la dimensione politica a casa per abbandonarsi all'amore. 'Succederà questa notte' - prodotto da Fandango, Sacher Film con Rai Cinema e nelle sale dal 3 dicembre con 01 Distribution - “è un film sui sentimenti e sul bisogno di nominarli: lasciare che si manifestino, ammettere senza riserve di volersi bene, dirsi senza pudore che ci si ama", afferma il regista e attore nelle note di regia.
Liberamente tratto dalla raccolta di racconti ‘Legàmi’ dello scrittore israeliano Eshkol Nevo, il film vede nel cast Louis Garrel, Jasmine Trinca, Hippolyte Girardot, Angela Finocchiaro, Melina Akerman, Elena Lietti, Andrea Lattanzi, Antonio De Matteo e lo stesso Moretti. Non è la prima volta che Moretti e Trinca condividono il set. Si sono conosciuti quando l'attrice frequentava il liceo Virgilio di Roma e lui stava facendo il casting per 'La stanza del figlio': "Alcuni assistenti andavano nelle scuole di Roma per fare piccole interviste, non per far parlare i ragazzi, ma per osservarli. Quando ho visto quelle del liceo Virgilio, ho capito subito che Jasmine era una presenza speciale, e quindi anche un’attrice speciale. Gli assistenti, in venti secondi, facevano una figura intera da lontano e poi un primo piano. E già da quell’inquadratura distante, Jasmine aveva qualcosa che catturava". Ma lei, aggiunge, "voleva fare l'archeologa". I due hanno poi lavorato ne 'Il caimano' e ne 'Il sol dell'avvenire'.
"Nanni è la persona a cui devo il mio arrivo qui, la persona che mi ha dato l’idea del cinema. Non di come si sta in scena, con il vezzo o la posa, ma del senso delle cose", afferma Trinca con gli occhi lucidi. "Poi, come succede con i padri, anche se non è mio padre - a parte in scena - dai padri si prende una distanza, si costruisce un percorso". E così, alla fine, "ho scelto di fare l’attrice suo malgrado, e poi ho fatto cose molto diverse dal cinema che avevamo fatto insieme. Ho costruito pezzi di me, come attrice e come donna. Mi è piaciuto tornare a incontrarlo: non mi ricordavo com’era davvero sul set, ma dopo poco tempo mi è tornato tutto in mente".
E nel film torna anche la musica di Bruce Springsteen, che aveva già accompagnato 'Palombella Rossa' con 'I'm on Fire'. In 'Succederà questa notte', invece, c'è il "Boss" in carne ed ossa. In una scena, i personaggi di Louis Garrell e Hippolyte Girardot vanno a San Sebastian, in Spagna, ad assistere al vero concerto di Springsteen. Alla domanda su come sia stato possibile girare la scena del film durante il live risponde il produttore Domenico Procacci: "Ci è voluto parecchio tempo per organizzare le riprese durante lo svolgimento del concerto". La produzione si è servita dell'aiuto di Claudio Trotta, che organizza tutti i concerti in Italia di Springsteen. "È stata una trattativa lunga, difficile e costosa", dice. E aggiunge: "Non siamo riusciti ad avere tutto quello che volevamo, abbiamo avuto dei limiti anche sull’utilizzo della canzone. L’uso delle immagini è stato molto complicato e molto costoso". E mentre la produzione pensava a come ridurre il budget, Moretti "mi ha mandato un messaggio dicendo che voleva il pezzo degli Stones ('She’s a Rainbow', ndr). Io, sinceramente, ho pensato fosse uno scherzo. È stata una follia", ricorda il produttore. Moretti, scherzando sui costi dell'impresa, dice: "È stato frantumato il mio record personale di Keith Jarrett con il concept di 'Caro Diario'".
Il regista, attore e produttore parla poi di come sia cambiato il mestiere nel corso degli anni sottolineando come sia ancora centrale la tendenza a non cercare di anticipare i gusti del pubblico. "Non pretendere di conoscere i gusti del pubblico e quindi non andare incontro ai presunti gusti del pubblico, ma cercare di volta in volta di raccontare la storia più urgente per me in quel momento", dice. È da questa esigenza, secondo il regista, che nasce anche la continua trasformazione dello stile: "Cambiando la storia, ogni volta cambia anche il tono in cui questa storia vuole essere raccontata, cambia anche lo stile con cui, di volta in volta, si racconta un film".
"Non credo di avercela con Venezia", ha chiarito Moretti rispetto all’assenza dalla Mostra per 37 anni, ha spiegato, non è stata una scelta polemica: "Semplicemente, in questi trent’anni i miei film non erano mai pronti d’estate per essere proposti a Venezia". Questa volta, invece, le circostanze produttive sono state diverse: "Di solito giravo in primavera, questa volta ho girato in autunno e quindi mi è venuto naturale proporlo a Venezia".
In quasi quattro decenni, però, la vita professionale di Moretti è cambiata profondamente. Tra le novità più importanti c’è l’apertura di un cinema il Nuovo Sacher di Roma, avvenuta due anni dopo "Palombella rossa". Un’attività che, osserva il regista, ha una natura molto diversa da quella cinematografica. "Come regista puoi mettere da parte il tuo lavoro per qualche giorno, anche per qualche mese o, per qualcuno, per qualche anno. Il lavoro di esercente cinematografico è quotidiano". Un impegno che Moretti dice di affrontare con piacere, pur riconoscendone il peso: "È un cambiamento che mi fa piacere subire, però è piuttosto impegnativo".
Se il mestiere è cambiato, c’è però un principio che Moretti considera ancora centrale: non cercare di anticipare i gusti del pubblico. "Non pretendere di conoscere i gusti del pubblico e quindi non andare incontro ai presunti gusti del pubblico, ma cercare di volta in volta di raccontare la storia più urgente per me in quel momento", ha detto. E' da questa esigenza, secondo il regista, che nasce anche la continua trasformazione dello stile: "Cambiando la storia, ogni volta cambia anche il tono in cui questa storia vuole essere raccontata, cambia anche lo stile con cui, di volta in volta, si racconta un film".
Il confronto con il passato riguarda anche il metodo di lavoro. Moretti ha ricordato la fase di "Palombella rossa", "Caro diario" e "Aprile", tre film realizzati nel decennio 1989-1998 in modo particolarmente libero. "Li ho scritti da solo e un po’ al volo", ha raccontato. In "Caro diario", per esempio, il processo creativo poteva svilupparsi direttamente durante la lavorazione: "Giravo, poi montavo, poi scrivevo, poi rigiravo un pezzetto". Durante le riprese potevano così essere colmate le lacune della sceneggiatura: "Giravo un po’ al volo, in leggerezza". Una libertà resa possibile anche dalla presenza di una propria casa di produzione. Poi, a partire da "La stanza del figlio" (2001), è arrivata una svolta. "Mi sono detto: uno, mi fa molto piacere scrivere con altre persone. E due, voglio cominciare a girare con una sceneggiatura solida alle spalle".
La collaborazione alla scrittura, spiega Moretti, non è soltanto una scelta professionale: "Non è solo un’avventura professionale che mi piace molto, ma anche umana". Allo stesso tempo, dopo la libertà narrativa e stilistica dei tre film precedenti, il regista ha sentito la necessità di cambiare approccio. "Con 'Palombella rossa', 'Caro diario' e 'Aprile' ho raccontato in modo libero, narrativamente libero, stilisticamente non ordinario, perché quei film erano molto personali. Dopo questi tre film mi sono detto: d’ora in poi voglio scrivere con altre persone e voglio cominciare a girare con una sceneggiatura solida alle spalle".
Al termine della conferenza è arrivata l'ironia caustica di Moretti: "Mannaggia, volevo tanto parlare dell’attualità politica, ma non c’è più tempo, sarà per un'altra volta", conclude.



