Un paio d’anni fa, nel 2024, Philippe Parreno creò Membrane, una torre totemica alta circa 14 metri, opera d’arte dinamica e cibernetica rivestita di pannelli mobili e dotata di microfoni, sensori, motori e dispositivi a LED. Un’opera – dotata di una quarantina di sensori biologici ed elettronici, installata originariamente a Seul – che reagiva all’ambiente circostante interagendo con un linguaggio nuovo e percependo in continuazione stimoli provenienti dai cambiamenti della temperatura, dell’umidità, della direzione del vento, delle vibrazioni del terreno e dei rumori ambientali.

Ora Parreno – acclamato e visionario artista visivo, a cui dobbiamo già il geniale Zidane, a 21st Century Portrait (realizzato con Douglas Gordon nel 2006) – cerca di oltrepassare un nuovo confine, quello tra l’installazione d’arte contemporanea e l’opera cinematografica: lo fa con il suo primo lungometraggio di finzione, Riverrun, film che già nel titolo promette un flusso ininterrotto nei meandri della psiche.

Charlotte Gainsbourg è Lucy H, una cantante che sta attraversando un difficile periodo di depressione. Su indicazione della sua psichiatra (Zoe Saldana), viene mandata in una clinica sperduta negli aspri paesaggi della Spagna. Lì, lontano dal mondo tangibile, un incontro casuale con Tony (Vicky Krieps) farà deragliare del tutto la sua identità, spingendola oltre i confini della terapia convenzionale verso regni dell’esistenza a lei fino a quel momento sconosciuti.

In anteprima mondiale alla Festa del Cinema di Roma (sezione Freestyle), Riverrun (arriverà nelle sale a primavera 2027 con Filmclub Distribuzione e Minerva Pictures) gioca su un duplice piano, quello di una narrazione diciamo lineare (i colloqui con la psichiatra, il trasferimento verso la Spagna, il ricovero in quella clinica) e quello di un viaggio interiore volto a esplorare frontalmente la fragilità del corpo umano, la trasformazione e la faticosa ricerca di sé.

In questo senso la maestria di Parreno sta nel costruire un vero e proprio ecosistema sensoriale: coadiuvato dalla fotografia quasi pittorica di Maceo Bishop, il regista traduce in inquadrature la sua complessa poetica. La depressione, come ha dichiarato lo stesso autore, qui non viene né spiegata né glorificata, e rifugge consapevolmente l'immensa trappola della “resilienza spettacolare” attraverso la guarigione psicologica. Viene piuttosto traslata: dal soggetto all’ambiente, dal dolore intimo alla durata. Lucy smette di essere il centro sovrano per farsi paesaggio, geografia, clima. Le luci asettiche della clinica e le ombre della natura la avvolgono in un abbraccio rarefatto. Il tutto amplificato dal commento sonoro composto da Invisible Mountain (Nicolas Becker e LEXX), le cui musiche originali si fondono organicamente con il respiro della terra.

Philippe Parreno © Ola Rindal
Philippe Parreno © Ola Rindal

Philippe Parreno © Ola Rindal

Tuttavia, è proprio nell'estremizzazione di questo assunto teorico che Riverrun mostra il fianco: se l'intuizione di proporre la depressione come “un rallentamento alla scala della geologia” risulta intellettualmente stimolante, la sua traduzione su schermo si risolve in un andamento fatalmente soporifero.

L'opacità narrativa, orgogliosamente rivendicata da Parreno per evitare didascalie e spiegazioni, rischia di trasformarsi in zavorra punitiva: il ritmo si fa letargico, la dilatazione dei tempi mortifica l'empatia e l'incedere della vicenda diventa a tratti estenuante. Manca una progressione che non sia puramente atmosferica. E le inquadrature, bellissime ma strutturalmente immobili, finiscono per svuotarsi di quella tensione che dovrebbe abitare anche il cinema d'autore più contemplativo. Le stesse Saldaña, Krieps e Angela Molina (la dottoressa della clinica spagnola) finiscono per essere ridotte a meri elementi di scena, splendidi tableaux vivants privi di reale peso specifico nell'economia del racconto.

Riverrun resta un’opera di innegabile fascino e rigore formale, un film che però paradossalmente non sembra riuscire a varcare la soglia della “bolla” museale che proprio Parreno aveva tentato di squarciare con Membrane.