“Fate rumore”. Lo ha detto Elena Cecchettin al funerale della sorella Giulia. E anche il cinema non si tira indietro. La sfida di Se domani non torno, diretto da Paola Randi, è quella di trovare uno sguardo diverso su una storia tragicamente nota. Invece di concentrarsi solo sull'omicidio, il film mette al centro le persone che sopravvivono. Si sofferma su quei giorni che hanno tenuto l’Italia col fiato sospeso e su ciò che resta dopo: il dolore, il vuoto, e il difficile percorso di elaborazione di una perdita, che cambia per sempre l'esistenza di una famiglia.

Il film è tratto dal libro Cara Giulia. Quello che ho imparato da mia figlia, scritto da Gino Cecchettin insieme a Marco Franzoso, e restituisce alla vittima la sua dimensione più spirituale. Prima di diventare un simbolo nazionale della lotta contro la violenza di genere, era una ragazza di ventidue anni con progetti, amicizie, sogni e ambizioni. È proprio questa prospettiva l’elemento distintivo, perché riporta al centro l’essere umano, sottraendola alla riduzione mediatica che spesso accompagna i casi di cronaca più discussi.

Al centro della narrazione c'è il percorso di Gino Cecchettin (interpretato da Filippo Timi) affiancato dai figli Elena e Davide e dalla nonna, presenza discreta, ma fondamentale nel mantenere un legame con la quotidianità e con la memoria. Il racconto segue il loro sforzo di ricostruire un equilibrio, senza negare il dolore, ma senza nemmeno lasciarsi consumare dall'odio. Descrive una storia di resilienza, in cui sul banco degli imputati c’è il patriarcato.

Anche il titolo assume un valore simbolico preciso. Riprende infatti la poesia Se domani non torno dell'attivista peruviana Cristina Torres Cáceres, divenuta negli anni una delle voci più forti della denuncia contro i femminicidi. Le parole della poesia entrano idealmente in dialogo con l'appello pronunciato da Elena Cecchettin. La tragedia privata si trasforma in una presa di coscienza collettiva.

Se domani non torno segna un cambiamento per Randi, che in precedenza ha spesso privilegiato registri più leggeri in film come Into Paradiso, Tito e gli alieni e La befana vien di notte 2 - Le origini. Qui scompare ogni elemento fantastico e rimane soltanto il confronto diretto con una ferita aperta.

Più che offrire risposte, Se domani non torno invita a interrogarsi sulle radici culturali della violenza di genere e sull'importanza dell'educazione emotiva, con un forte richiamo all'impegno portato avanti dalla Fondazione Giulia Cecchettin. Il film ci ricorda che dietro un simbolo, dietro un nome diventato manifesto di una battaglia civile, c'era prima di tutto una persona. Una ragazza la cui storia non smette di interrogare la nostra coscienza.