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Emanuela Fanelli in Peccato - Foto Francesca Cassaro
Evitando un banale gioco di parole, il Peccato del titolo è anche quello che, alla fine dei sei episodi, potremmo ritrovarci a esternare, quasi interdetti rispetto a una visione che sì, diverte, ma intanto pare giocare con una comicità, a volte, fin troppo ripetuta. È vero, magari il giudizio iniziale in questo caso è un filo severo, ma quando l'ambizione è direttamente proporzionale alle aspettative la posta in gioco si alza. Ecco, per provare a fare un mockumentary (uno dei generi più complicati ma anche tra i più stimolanti) ci voleva l'estro di Emanuela Fanelli. Se “pensavate di aver visto tutto”, citando il tormentone della serie (una delle migliori trovate), Peccato – diretta da Valerio Vestoso e firmata insieme alla stessa Emanuela Fanelli e Giulio Somazzi – per ossimori mette insieme il Gabibbo e Ferzan Ozpetek, Martufello e Sabrina Ferilli, Paola Cortellesi e Caterina Balivo.
Tutto parte dal classico “what if”: in un ipotetico 2049 il giornalista Malcolm Pagani sta realizzando un reportage su Fanelli, ormai 63enne, che vive reclusa in un paese della Valle d'Aosta. Com’è possibile che una delle attrici più divertenti e influenti sia finita in malora? E aggiungiamo noi: com'è possibile che il 2049 sia pressoché identico spiccicato al 2026? Non è questione di minuzie, ma i dettagli sono fondamentali.


Emanuela Fanelli nella serie HBO Max Peccato - credit Francesca Cassaro
In un mockumentary deve essere tutto credibile ma, al contempo, incredibile. Pagani, che non ha tempi comici (ma forse nemmeno glieli hanno chiesti), ripercorre la storia all'indietro, raccogliendo testimonianze vip per farci capire i motivi che hanno spinto l'attrice – due volte David di Donatello – ad abbandonare le scene. Se l'intuizione non manca, e lo sforzo produttivo è oggettivamente notevole, Peccato si regge in posizione precaria. Sempre in bilico tra il genio e il reiterato. Se la risata è soggettiva, è tuttavia oggettivo dire che stirare gli sketch più del dovuto non aiuta (su tutti, la “dipartita” di Tullio Solenghi: perché?), e non aiuta concepire lo show secondo una logica, passateci il termine, ristretta.
Spieghiamo: molte dinamiche che potrebbero puntare alla risata corrono il rischio di non arrivare al pubblico (la meravigliosa forza della Fanelli è proprio il suo essere pop) in quanto gli inside joke sono fin troppo relativi al “condominio cinematografico”. Quasi uno show per addetti ai lavori nonostante alterni con fare farsesco e, a volte, con intelligenza comica, diverse situazioni e battute ben assestate. Vediamo Sabrina Ferilli che parla degli attori “stagionali” (una che sa bene cosa sia l'autoironia e il gioco), e poi Paola Cortellesi in versione Presidente della Repubblica – ricordiamo che Peccato è ambientata nel 2049, e s'immagina l'attrice/regista al Quirinale.


Emanuela Fanelli e Sabrina Ferilli sul set di Peccato - Foto Francesca Cassaro
A proposito di immaginazione: prima di salire al Colle, ci dice Peccato nella sua miglior trovata, la “Cortellesi Nazionale” ha condotto un'edizione di Striscia la Notizia insieme a Emanuela Fanelli. Tralasciando la perspicacia a posteriori, proprio adesso che Striscia ha chiuso i battenti, la trovata fa ridere e non poco. E fa ridere pure il “biopic” sul caso Fanelli diretto da Stefano Sollima, in cui recitano Geppi Cucciari e Valerio Mastandrea (che sta bene ovunque, diciamolo).
Nonostante ciò, se parlavamo di equilibrio, la serie di Vestoso, che pone al centro l'estro di Fanelli (e infatti quando non c'è si percepisce un certo vuoto), mette in serie nomi, cose e città per un racconto che s'avventa dissipando la sua forza umoristica e, a volte, satirica. Sotto, infatti, sembra aleggiare una nota crepuscolare, quasi oscura, che riflette le contraddizioni di quel mondo dello spettacolo che prima mitizza e poi finisce per tradire se stesso. Una traccia amara ma lucida, che si infila in un sorriso a denti stretti.



