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Our Share of Sand
Our Share of Sand è un film sul conflitto interiore. Protagonista la dodicenne Maya, interpretata dall’esordiente Maya Mehta, che si trova in una situazione più grande di lei e a dir poco “sabbiosa” per rimanere in tema come da titolo. Tornata in India con la madre per ricongiungersi con il padre, interpretato dall’attore indiano Mohammad Zeeshan Ayyub, imprenditore nel settore dell’estrazione della sabbia, assisterà a un tragico incidente e ne diverrà suo malgrado la testimone chiave. La ragazza si troverà divisa tra la lealtà familiare e la scoperta di una realtà segnata da sfruttamento e silenzi e soprattutto divisa tra il salvare il padre o meno.
Scritto e diretto dalla regista cileno-indiana Shalini Adnani, al suo debutto in un lungometraggio di finzione, e presentato in concorso alla SIC (Settimana Internazionale della Critica) di Venezia, questo film ci racconta un mondo dove si scontrano lavoro, retaggio e sfruttamento. Un’India ancora basata sul sistema delle caste dove non è concesso stringere amicizia con qualcuno “al di sotto” (in questo caso Kiran, il giovane operaio con cui Maya instaura un fragile legame) anche se quest’ultimo vive sotto il tuo stesso tetto.
La realtà che viene a galla da questo fondo sabbioso è piena di omertà, sfruttamento e abusi ripetuti. Si pone l’accento sulla crisi legata all’estrazione della sabbia in India, dove il prelievo di quest’ultima dai fiumi ha accelerato l’erosione e contribuito alle inondazioni (un tema ambientale purtroppo più che mai attuale: “In questo mondo la sabbia è una valuta eppure in molti ignorano che le scorte si stanno esaurendo e che la sua estrazione sta causando erosione dal suolo a livello globale”, dichiara la regista nelle note di produzione del film).
Ma quello che più colpisce è la riflessione sui legami (“Siamo una famiglia, siamo legati dal sangue”, le dice il padre e lei ribatte: “Quello che ci unisce sono la casa e i soldi”), ma soprattutto il dramma interiore che vive la giovane protagonista. La regista con le sue inquadrature coadiuvata dalla brava Maya Mehta e dal suo semplice sguardo che dice più di mille parole riesce a descrivere perfettamente quel disagio crescente che vive la giovane adolescente e che neanche lei stessa è capace di definire e di capire inizialmente. È questa senza dubbio la forza maggiore del film.



