Notizie dal mondo

Western crepuscolare, avventura dell’anima. Paul Greengrass dirige un ottimo Tom Hanks e privilegia la riflessione a scapito dell’azione: le tristi affinità tra l’America post guerra di secessione e quella di oggi

1 Febbraio 2021
3,5/5
Notizie dal mondo
Tom Hanks ed Helena Zengel in Notizie dal mondo - Photo Credit: Bruce W. Talamon/Universal Pictures/Netflix

Cinque anni dopo la fine della guerra di secessione, il capitano Jefferson Kidd (Tom Hanks) gira per le praterie del Texas, fermandosi di cittadina in cittadina, di villaggio in villaggio, per leggere in cambio di qualche spicciolo alcune notizie dei giornali ai cittadini del luogo. Uscendo da Wichita Falls si imbatte in una bambina solitaria, Johanna (Helena Zengel), che non capisce la sua lingua e parla il kiowa: di origini tedesche, rimasta orfana durante la guerra, è stata rapita e allevata dagli indiani, a loro volta cacciati dall’esercito dalla contea di Montague.

È la premessa del nuovo film diretto da Paul Greengrass (coautore dello script con Luke Davies), che porta sullo schermo il romanzo di Paulette Jiles (News of the World, 2016, ora edito in Italia da Neri Pozza).

Notizie dal mondo – Photo Credit: Bruce W. Talamon/Universal Pictures/Netflix

Prima incursione nelle atmosfere western per il regista di United 93 e della trilogia di Bourne, Notizie dal mondo riunisce Greengrass e Tom Hanks dopo l’esperienza di Captain Phillips – Attacco in mare aperto (2013): al solito, l’attore incarna con credibilità un personaggio dai saldi principi morali, portatore silenzioso di un dolore incancellabile causato tanto dalla guerra quanto, e soprattutto, dalla perdita della moglie (e del lavoro da tipografo che svolgeva prima del conflitto).

È naturale, quindi, che l’incontro con la giovanissima Johanna – che nessun altro può, vuole aiutare – porterà ad un’unica conseguenza: Kidd decide di occuparsene, di tenerla al riparo dalle insidie di un mondo inospitale e insicuro per i più indifesi, un mondo chiuso che ogni tanto sembra potersi “aprire” all’ascolto delle notizie provenienti da un altrove (anche se per poche centinaia di miglia) irraggiungibile.

Il viaggio da intraprendere, per portare la bambina a Castroville, dove pare vivano i suoi zii, è lungo (circa seicento miglia) e pericoloso. Imperniato sui topoi dell’on the road a stelle e strisce (incontri pacifici e agguati si alternano, incidenti di percorso, costruzione di un dialogo e di un affetto paterno-filiale tra i due protagonisti) il film del regista britannico – sorta di curiosa evoluzione progressista del Sentieri selvaggi fordiano e uscito negli States il 25 dicembre, mentre da noi arriva direttamente su Netflix, il 10 febbraio – sfrutta l’ispirazione di Dariusz Wolski, già direttore della fotografia in Soldado e collaboratore di registi quali Tim Burton e Ridley Scott, per restituire con campi lunghi mozzafiato le luci e le ombre, l’immensità silenziosa di location (in New Mexico) capaci di farci ritornare in un altro tempo, in un altro Cinema.

Ed è proprio attraverso il genere su cui si è costruito gran parte dell’immaginario americano che Greengrass (mai così sbilanciato in favore della riflessione a scapito dell’azione) riesce a confezionare il film giusto al momento giusto.

Helena Zengel in una scena del film – Photo Credit: Bruce W. Talamon/Universal Pictures/Netflix

È incredibile, soprattutto alla luce del presente statunitense – gli strascichi delle ultime elezioni, il recente assalto a Capitol Hill, con tanto di stainless banner al seguito… – ritrovare i prodromi delle lacerazioni di un oggi quanto mai incerto in un passato apparentemente così lontano, in realtà tremendamente vicino. Dilaniato da una guerra che i più si ritrovarono a combattere per “dovere”, prima che per convinzione, il paese – ancora ideologicamente diviso – muoveva i primi passi verso la modernizzazione (strutturale, e di pensiero) e un’unità nazionale che, poco più tardi con l’abolizione della schiavitù, sembrava lasciar presagire l’alba di una nuova era. Il domani (fino ai giorni nostri) ha dimostrato che purtroppo non è andata esattamente così.

E il film, in parte modificando alcuni snodi narrativi del romanzo di partenza, lo ricorda per mezzo di alcune sfumature, dettagli, vedi il corpo di un uomo di colore impiccato all’albero con appeso il cartello “Texas Says No! This is White Man’s Country” o la costante diffidenza da parte dei più (anche i meno squallidi) nei confronti della bambina, semplicemente perché cresciuta in mezzo ai nativi e ormai avvezza ai loro usi e costumi.

Straight movie che non ambisce a cambiare la storia della settima arte, Notizie dal mondo – sulla scia di altri western recenti come Hostiles – sceglie piuttosto di mettersi dalla parte giusta della Storia, con semplicità magari, ma non in maniera semplicistica: certo, ogni tanto concede forse troppo allo “spettacolo” (la fuga e successiva sparatoria con i tre balordi-depravati che vogliono strappare Johanna al capitano), mantenendo però sempre in primo piano l’interesse profondamente umano di uno scavo che è (tras)formazione, crescita.

Paul Greengrass sul set di Notizie dal mondo – Photo Credit: Bruce W. Talamon/Universal Pictures/Netflix

In fondo, è solamente grazie alla caparbietà di Kidd (personaggio che diventa emblema, simbolo di un paese che sull’accoglienza ha costruito le sue fondamenta democratiche), deciso a non sottrarsi alle sue responsabilità di uomo civile, che la bambina scopre – forse per la prima volta – il senso di una figura paterna. Alla quale restituisce il candore e la speranza di una visione sul mondo, sulle cose, terrene e spirituali, che gli orrori vissuti avevano contribuito ad allontanare, a distruggere.

“Andare avanti”, seguire la “linea” è allora doveroso, ma è impossibile farlo senza pensare di dare il giusto peso, la centralità che il passato, il ricordo meritano: è questo il più grande insegnamento che il capitano riceve da Johanna.

E così, tra una sosta e la ripresa del cammino, la lettura delle notizie muta anche a seconda del contesto in cui finiscono, come ad esempio il racconto relativo al tragico incendio dove persero la vita alcuni minatori, con i pochi sopravvissuti capaci di ribellarsi alle ignobili condizioni in cui erano costretti a lavorare. La forza per cambiare deriva dalla conoscenza delle esperienze altrui. Ed è questo il senso ultimo, più grande, che il film di Greengrass ci consegna. Con merito.

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