Soldado

Un film di “frontiera”, con qualche cliffhanger di troppo. L’eco delle dinamiche gomorriane e le atmosfere che uniscono/separano gli States dal Messico nel debutto oltreoceano di Sollima

5 luglio 2018
3,5/5
Soldado

“Quali sono le regole d’ingaggio?”.
“Fanculo le regole d’ingaggio. Oggi crepano tutti”.

Si respirano un nichilismo e una disperazione più profondi in Soldado, film di frontiera nel vero senso della parola: dopo il Sicario di Denis Villeneuve, il nostro Stefano Sollima prende in mano la sceneggiatura di Taylor Sheridan e realizza questo secondo capitolo spostando il cuore dell’attenzione dal traffico di stupefacenti a quello degli esseri umani.

Confermando un indiscutibile talento in termini di messa in scena capace di tenere sempre alta la tensione unitamente alle logiche dell’intrattenimento più muscolare – quello, per capirci, che l’ha reso appetibile oltreoceano grazie soprattutto alla produzione seriale con i vari Gomorra e Suburra – Sollima mantiene vivo il discorso intrapreso da Villeneuve, gettando le fondamenta per quello che, come sembra, sarà il terzo e conclusivo episodio di una trilogia.

La frontiera, allora, non è semplicemente quella tra USA e Messico, crocevia attraverso il quale la criminalità dei cartelli ha incominciato a lucrare con maggiori profitti attraverso l’umanità come merce di scambio, ancora prima della droga.

No, la frontiera è anche quella che separa un’opera filmica compiuta da un qualcosa che ormai, attraverso logiche prossime alla serialità televisiva, richiede l’inserimento di continui colpi di scena e cliffhanger: non sfugge a questo criterio Soldado, che si avvicina al suo finale apertissimo attraverso un’escalation di “sorprese” tutto sommato rivedibili.

Inganni che in qualche modo si vanno ad inserire nel tessuto narrativo di un film che, proprio dell’inganno e della menzogna, si ciba per inscrivere i suoi due personaggi fondamentali, l’agente federale Matt Graver (Josh Brolin) e il (già) sicario, (ora) soldado Alejandro (Benicio Del Toro), ancora mosso da propositi di vendetta.

 

Sarà il primo a rintracciare il secondo, assoldandolo su mandato governativo (e ovviamente segreto): bisognerà rapire la figlia del potente Reyes, boss di un cartello messicano, facendo credere si tratti di una banda rivale, per scatenare una guerra che possa indebolire contemporaneamente tutte le parti in gioco. Naturalmente le cose non andranno come previsto.

Sullo sfondo della predominante narrativa, però, il film – che non può contare, come il precedente, del decisivo apporto alle luci di un gigante come Roger Deakins, ripiegando su Dariusz Wolski, già sodale di Ridley Scott – inizia a suggerire quale sarà il gancio che ci porterà da qui al prossimo, annunciato episodio della trilogia: è il progressivo inserimento di un giovane messicano nelle logiche criminali dei feroci clan l’elemento su cui Soldado costruisce la sua strada “alternativa” e più profonda.

È la sintesi (forzata quanto si vuole) tra i territori gomorriani e le atmosfere desertiche (o fluviali), che uniscono – o per meglio dire separano – gli States al (dal) Messico, è la frontiera tra il male che invecchia e il male che avanza. Il crocevia dove prolifera un cancro inestirpabile. “Siediti qui. Parliamo del tuo futuro”.

Uscito in America il 29 giugno, il film arriverà in Italia il 18 ottobre, distribuito da 01.

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