Da Pino a Nino, da Pascali a Rota, da chi partì da Bari a chi a Bari ci arrivò. In comune l’arte come ossessione – l’uno fu icona dell’avanguardia, il cui percorso fu bruscamente interrotto; l’altro, spesso accusato di essere fuori moda, dalla carriera lunghissima e prolifica – e Walter Fasano, che a Bari ci è nato, non solo tra i più montatori cruciali per capire il cinema italiano degli ultimi vent’anni ma, ormai, anche ritrattista senza retorica, regista capace di spingere il documentario biografico oltre l’agiografia, l’omaggio accademico, la celebrazione d’occasione.

Lo dice il titolo, d’altronde, della sua seconda regia, Fuori Concorso a Venezia 83: Un film su Nino Rota, dove la preposizione “su” non indica semplicemente il dato biografico ma mette al centro lo studio attorno a un soggetto e alla sua opera. Fasano si muove su più piani: da una parte, asseconda le logiche cronologiche accompagnando il pubblico alla riscoperta del compositore di natali milanesi, dalla rivelazione come enfant prodige (scrisse un oratorio a undici anni) passando per la formazione americana, l’approdo pugliese (fu a lungo direttore del Conservatorio di Bari), le fortunate esperienze cinematografiche, il lavoro nella “musica assoluta”; dall’altra, prova a scardinare il mistero di un uomo impenetrabile.

Nino - Un film su Nino Rota
Nino - Un film su Nino Rota

Nino - Un film su Nino Rota

(Be Water Film / Sugar Play / Adler Entertainment / I Diavoli)

In uno dei più bei libri dedicati alla storia orale del cinema italiano, Storie di cinema (e d’altro), Suso Cecchi D’Amico ci consegna ricordi notevoli proprio su Rota. Si capisce: la più grande sceneggiatrice italiana fu tra le amiche più care e longeve del musicista, da quando, adolescente, si trasferì a Roma, proprio vicino alla casa dei Cecchi. Pur essendo una presenza quotidiana e familiare per tutta la vita, Rota – come spiega Caterina D’Amico, figlia di Suso – restava largamente indecifrabile anche a chi lo conosceva bene, un uomo che poteva fermarsi in mezzo al traffico perché preso da un dettaglio nel cielo, di immergersi nelle sedute spiritiche, di mantenere uno stretto e strano riserbo su una figlia mai riconosciuta.

Con Nino, Fasano sembra interrogare un segreto nascosto in piena vista: chi era davvero Rota? Da dove nasceva il talento cristallino di un ragazzino che non aveva studiato musica? Come convivevano il professionista che compose per il cinema, con sconcertante facilità creativa (e spesso citando se stesso senza rendersene conto), alcune delle colonne sonore più importanti della storia (dal corpo dei lavori per Federico Fellini alle collaborazioni con Luchino Visconti, fino ai successi planetari di Romeo e Giulietta e Il padrino) e il mistico che si dedicava allo studio dell’alchimia, dell’esoterismo, della filosofia della natura (Bari era una città molto affine a questi mondi)?

Nino - Un film su Nino Rota
Nino - Un film su Nino Rota

Nino - Un film su Nino Rota

(Be Water Film / Sugar Play / Adler Entertainment / I Diavoli)

Parliamo di un film che si apre con dei titoli di testa meravigliosi che affastellano feticci di una vita (spartiti, locandine, perfino una Settimana Enigmistica con Giulietta Masina in copertina: il montaggio è dello stesso Fasano ed è quantomeno distintivo), a volte sceglie la pellicola per restituire la consistenza del ricordo (la fotografia è di Clarissa Cappellani, Camilla Cattabriga e Leonardo Mirabilia), accoglie materiali d’archivio legati alla natura nell’atto stesso del suo rivelare una bellezza indefinibile (da foglie rigogliose a distese aride) o ai luoghi di un’esistenza in bilico sogno e realtà (dalla Roma magica di Piazza Vittorio alla metafisica rustica del villaggio marittimo di Torre a Mare), intervista solo chi può dare un contributo a comporre il puzzle di un uomo tanto squisito quanto inaccessibile (citiamo su tutti l’allievo e amico Michele Marvulli, ma anche Vince Mendoza, Alexandre Desplat, Mino Gabriele, Joe Lovano, Rita Pavone, addirittura Park Chan-wook). E che si chiude con lo struggente svelamento di un mistero che forse è giusto che resti tale. Magnifico.