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Toni Servillo e Lorenzo Perrotta in Scherzetto
Una delle chiavi di lettura è nelle pagine di un racconto. Si tratta di L’angolo felice di Henry James. Parla di un uomo che torna a New York, dopo aver trascorso trent’anni in Europa. Qui incontra il fantasma di ciò che sarebbe potuto essere: un uomo d’affari senza scrupoli. In qualche modo Scherzetto di Mario Martone si fonde con L’angolo felice. Il protagonista interpretato da Toni Servillo rientra nell’abitazione in cui è cresciuto. E qui si confronta con gli spiriti del passato, e forse proprio con il suo alter ego se fosse rimasto.
Martone invoca un ritorno all'essenziale, si interroga anche su sé stesso. Dopo aver diretto imponenti affreschi storici e complessi ritratti biografici, sceglie un progetto all’apparenza più circoscritto, ma con profonde radici letterarie. Presentato Fuori Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, Scherzetto segna la settima collaborazione artistica tra il cineasta napoletano e Toni Servillo, ispirandosi all'omonimo romanzo di Domenico Starnone.
Il film non richiede ricostruzioni d'epoca come Il giovane favoloso o Capri-Revolution e si discosta dalle esplorazioni urbane e corali di Nostalgia e Il sindaco del Rione Sanità. In verità si riallaccia alla matrice sperimentale degli esordi: Morte di un matematico napoletano e L'amore molesto, mettendo al centro i sentimenti.
La vicenda si svolge in settantadue ore. Daniele Mallarico è un affermato disegnatore che vive a Milano. Mentre è impegnato a illustrare appunto L’angolo felice, è costretto ad andare a Napoli per accudire il nipotino Mario, un bambino scatenato di quattro anni. Il soggiorno nella sua casa d'infanzia si trasforma in una convivenza forzata e tempestosa. La vitalità imprevedibile del piccolo mina la sua rigida routine, costringendolo a misurarsi con l'incalzare delle ore e con un'incomunicabilità mai superata.
L'azione si svolge quasi interamente all'interno dell’appartamento, richiamando la vocazione teatrale che da sempre alimenta il cinema di Martone. Le stanze sono un palcoscenico claustrofobico, ideale per un teso duello da camera tra due generazioni opposte.
In questo microcosmo, la rappresentazione di Napoli segna una tappa fondamentale nella geografia poetica di Martone. La città partenopea non è mai stata un semplice sfondo folcloristico, ma un organismo vivo. In Scherzetto, Napoli perde la sua dimensione fisica per incarnare le sembianze di una presenza sottintesa. Rimane fuori dalla porta, ma filtra costantemente dalle finestre attraverso la luce, i rumori, le sirene e i bruschi cambi atmosferici. È una cassa di risonanza per i moti dell'anima del protagonista.
Le mura domestiche diventano il luogo per far riaffiorare i ricordi, i rimpianti e le paure di Daniele. La relazione generazionale con il bambino agisce come uno specchio spietato e rivelatore, spingendolo a spogliarsi delle proprie difese morali e a interrogarsi sul senso stesso della creazione artistica.
Scherzetto si regge sull'interpretazione misurata di Toni Servillo, che alterna l'orgoglio dell'intellettuale con la vulnerabilità dell'uomo maturo. La regia di Martone guida il racconto con grazia visiva, regalando una riflessione profonda sulla memoria e sui legami famigliari. Viene confermata la vitalità di un sodalizio artistico (Servillo – Martone) che continua a rinnovarsi con solida libertà espressiva.



