Agata è una scrittrice polacca residente in Australia che ha raggiunto la notorietà grazie ad alcune commedie di grande successo. Desiderosa di misurarsi con un tema di ben altro peso, decide di ambientare il suo nuovo romanzo a Sarajevo durante il drammatico assedio degli anni Novanta, trasferendosi direttamente nella capitale bosniaca per studiarne a fondo la storia e raccogliere le testimonianze dirette della popolazione. Tuttavia, la profonda reticenza dei bosniaci a condividere i propri traumi per vederli trasformati in materiale di finzione fa ben presto vacillare l'intero progetto. Agata si ritrova così in una posizione sempre più scomoda e alienante, complici piccoli avvenimenti inquietanti, come la misteriosa sparizione di alcuni oggetti dall'appartamento in cui alloggia, e un crescente senso di paralisi decisionale sul da farsi.

Diretto dal videoartista Kuba Dorabialski, Agata the Writer sceglie di fondarsi quasi interamente sulla parola e sui dialoghi, che purtroppo non si rivelano sempre abbastanza incisivi o ispirati da sostenere la tensione. L'opera tende ad adagiarsi su una facilità di ingaggio formale che finisce per rendere la vicenda poco coinvolgente dal punto di vista strettamente narrativo, sfiorando le inquietudini dello spettatore soltanto in superficie. Sebbene le complessità e le implicazioni etiche dell'appropriazione culturale siano state già ampiamente esplorate dal cinema contemporaneo, a Dorabialski va senz'altro riconosciuto il merito di averle reinterrogate nel delicato contesto di chi è sopravvissuto all'orrore della guerra e dell'assedio.

L'esito complessivo lascia un briciolo di rammarico, anche perché la prova di Mia Wasikowska si conferma straordinariamente solida, sfaccettata e incisiva dall'inizio alla fine. A riscattare parzialmente l'opera interviene un finale audacemente sperimentale, in cui assistiamo al libro che prende letteralmente vita mentre il focus narrativo si sposta altrove. Si tratta di un modo del tutto inaspettato di chiudere il cerchio, capace di rivelare una notevole forza immaginativa e un'innegabile padronanza del linguaggio visivo.