Arriva dal teatro, Paolo Coletta, e si vede. E si sente. Interno familiare, primo lungometraggio di finzione del compositore e drammaturgo, sembra aderire a quella categoria dello spirito che si chiama come la sezione in cui l’ha collocato la Festa di Roma: Freestyle, appunto, uno stile libero, giacché l’esordiente – qui regista, musicista e sceneggiatore con Grace Naughton – immagina e configura un’interessante forma cinematografica che prova a trasfigurare il realismo nello straniamento musicale.

Tratto da uno dei racconti contenuti nella raccolta Il mare non bagna Napoli di Anna Maria Ortese, Interno familiare nasce nel 2013 come parte di un progetto teatrale in cinque capitoli scenici affidati ad altrettanti registi. Tredici anni dopo mantiene la sua identità in bilico tra songspiel e opera buffa, dove le parti recitate si alternano a quelle cantate in un movimento fluido che si allontana dal carosello napoletano per interrogare le innovazioni del dopoguerra, periodo narrato da Ortese ed evocato da Coletta nel suo convocare lo spirito brechtiano e il realismo magico.

Con il suo titolo trasparente e allusivo nel definire lo spazio scenico (la contraddizione di una casa che è rifugio e trincea), il film si staglia in una Napoli che racconta il suo tempo e lo trascende, attraversando la notte che precede il giorno di Natale. Anastasia Finizio, trentenne indipendente da cui dipende tutta la famiglia, scopre dalla migliore amica che il grande amore della sua vita sta per tornare in città: non è mai troppo tardi per valicare una linea d’ombra.

In bilico tra memoria e speranza, quotidiano e immaginifico (fotografia di Vanni Mastrantonio), Coletta si muove sul confine tra studio personale e osservazione d’ambiente e plasma un flusso di coscienza che è intimo e insieme operistico, dove i personaggi cantano per eludere l’obbligo del dialogo. Marianna Fontana, razionale e malinconica, amara più che amareggiata ed elegante come un’attrice da melodramma borghese dei primi anni Cinquanta, è il perno attorno al quale girano le altre donne di questo universo femminile tra illusione e struggimento, in cui spicca la sempre autorevole e carismatica Mariangela D’Abbraccio.