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Michele Riondino in È andata così
La famiglia in cui nasciamo non la scegliamo ma la subiamo; quella che ci creiamo, invece, ce la infliggiamo. A sentenziarlo è Cecilia, donna al bivio: indebitata dopo la chiusura forzata del suo ristorante a causa di una pittura etrusca scoperta per caso sotto l’intonaco, si ritrova sotto osservazione di un’assistente sociale e di uno psichiatra che devono esaminare l’ambiente familiare in cui cresce sua figlia, una sedicenne che sta uscendo da un momento difficile. Il problema è che nel vecchio casolare di campagna bazzicano i tre uomini della sua vita: il primo marito, un regista d’avanguardia caduto in disgrazia; il padre del secondogenito, un ex broker diventato rider; e il secondo marito, un manager musicale abbastanza spiantato. Sarà pure vero, come diceva Tolstoj, che ogni famiglia è infelice a modo suo, ma ci si salva e si va avanti solo se si agisce insieme, no?
Non è solo un cinema di bei titoli, quello di Gianni Zanasi, che con È andata così – presentato alla Festa di Roma nella sezione Grand Public – torna alla sua forma migliore. I titoli non bastano se non hai un universo riconoscibile, una poetica in gloria degli outsider, uno spirito che crede nella commedia come chiave per comprendere e interpretare il reale. Il mondo di Zanasi, autore fuori dalla mischia e ostile alle consuetudini del realismo borghese, è abitato da personaggi adorabilmente scombiccherati, consapevoli che la felicità è un sistema complesso e che, tutto sommato, piuttosto che fasciarsi la testa prima del dovuto, è sempre meglio non pensarci.


Valentina Lodovini in È andata così
(credit: Matteo Casilli)Un mondo, quello del regista emiliano, che qui si apre a nuovi scorci: Aria, borgo immaginario nel cuore di una Tuscia intrappolata in un passato remoto che simbolicamente blocca le prospettive di futuro, nella perenne attesa dei “finanziamenti a pioggia” garantiti dal politico locale eletto all’europarlamento, nella vita lenta (anzi ferma) da ammazzare ai tavolini del bar. Ma Zanasi, che ha scritto il film con Giacomo Ciarrapico e Michele Pellegrini, non si limita a inquadrare un paesaggio geografico, umano, antropologico che riesce a cogliere un’Italia ai margini del sistema attraverso una vicenda che respinge scelte convenzionali e spiegazioni didascaliche.
Senza ridurlo a elemento posticcio ma facendolo entrare direttamente nella storia con una funzione precisa e decisiva, Zanasi riesce a servirsi di un classico del teatro borghese, Spettri di Ibsen, e lo piega alle sue esigenze, interrogandone le questioni umane piuttosto che la trama in sé. Così, i personaggi del dramma si riverberano in quelli della commedia, in un gioco di specchi e rimbalzi nel quale configurare un confronto su temi quali il peso del passato, il senso di colpa, l’ipocrisia della morale borghese. In questo senso la scelta di Spettri non va letta in quanto adattamento criptico dell’opera, anche in termini di ribaltamento comico, ma come la testimonianza di quanto il classico possa riecheggiare nelle vite quotidiane a prescindere dalla trama. Da cui anche la funzione terapeutica dell’esperienza teatrale per far emergere verità traumatiche rimosse dalla memoria.
Illuminato con grazia da Vladan Radovic e accompagnato dalle musiche di Setak, È andata così è un’ottima commedia all’italiana che si avvale di un cast straordinario che dimostra molta dimestichezza nel muoversi tra leggerezza e malinconia, da Valentina Lodovini finalmente utilizzata come merita a uno spumeggiante Michele Riondino passando per Leonardo Lidi (“è troppo fragile” dice paterno suo figlio, il Marco Fiore di Gioia mia) e uno scatenato Valerio Mastandrea, strepitoso nel dispensare battute, occhiate, scatti senza cedere alla macchietta. Tutto incorniciato da Fabrizio De Andrè, che nel gran finale canta Una storia sbagliata, canzone dedicata al delitto di Pier Paolo Pasolini ma perfetta nel definire ragioni e sentimenti di questo film in gloria delle famiglie espanse e scapestrate e comunque necessarie.



