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Lucy Lost
Sembra un film d’animazione di Hayao Miyazaki, non lo è, ma è altrettanto bello. Diretto dal francese Olivier Clert, al suo esordio, Lucy Lost, presentato ad Alice nella Città e (fortunatamente presto) nelle nostre sale con Movies Inspired, è una storia di amicizia, di memoria, identità e tolleranza. Appassionate e soprattutto attuale. Nonostante sia ambientato nel 1915 durante la Prima Guerra Mondiale non è infatti un mondo poi così distante (purtroppo) dal nostro tra slogan anti-migranti che tanto ricordano quelli trumpiani (“Niente stranieri da noi”) e guerre che poco interessano purché siano lontane (“questa guerra che non si vede, ma di cui si parla sui giornali”).
Tratto dal libro Listen to the Moon (uscito in Italia con il titolo Ascolta la luna, edito da Rizzoli) scritto da uno dei romanzieri contemporanei più popolari in Inghilterra ovvero Michael Morpurgo, la storia vede protagonista la giovane Lucy, una ragazzina dagli straordinari poteri magici e dai capelli bianchi, che vive in un piccolo villaggio di pescatori sulle isole Scilly, vicino alla Cornovaglia. La ragazzina non viene mandata a scuola dai suoi genitori nel vano tentativo di proteggerla dalle offese dei bulli. I suoi doni suscitano infatti il rifiuto da parte dei suoi coetanei e degli abitanti del luogo che la vedono come una strega cattiva. Un giorno incontrerà Milly, una bambina che solo lei può vedere e che viene dagli Stati Uniti, che la condurrà in una grande avventura fino a farle scoprire il segreto dei suoi poteri misteriosi riportando alla luce i suoi ricordi sopiti.
Potrebbe, per certi versi, essere la versione animata del bel film Look Back, in concorso quest’anno a Venezia, diretto da un altro maestro giapponese ovvero Hirokazu Kore-eda, perché Lucy un po’ come la piccola Kyomoto è un’alunna non frequentante della quinta elementare che vive isolata, chiusa in casa a disegnare: non i manga come Kyomoto, bensì i personaggi delle sue visioni. Tra questi c’è Milly, che la aiuterà e non poco, esattamente come la giovane Fujjno farà con Kyomoto. Da un lato dunque il tema dell’amicizia che è salvifica, così come l’immaginazione, dall’altro la paura dello straniero e la guerra sullo sfondo: gli aerei che bombardano e la Lusitania che affonda (nel 1915 il transatlantico britannico fu affondato da un sommergibile tedesco).
La fantasia e la realtà si mescolano continuamente in questo film d’animazione realizzato prevalentemente nel tradizionale 2D (a parte la resa del mare in 3D che mantiene comunque vivo il disegno, rendendo tutto molto omogeneo) con personaggi un po' arrotondati che strizzano l'occhio allo Studio Ghibli. Presentato al Festival di Cannes 2026 questo lungometraggio, prodotto dalla Xilam di Marc du Pontavice, fondata nel 1999, comparto d’animazione della Gaumont, riesce a catturare sempre l’attenzione, a emozionare e a commuovere raccontandoci il delicato passaggio dall'infanzia all'adolescenza. Al contempo rappresenta anche una bella risposta a tante paure attuali dell'essere umano, persino tecnologiche: impossibile realizzarlo con l’IA. Insomma buona la prima per Olivier Clert.



