Erano dieci anni che Nicolas Winding Refn non realizzava un lungometraggio. L’ultima volta fu nel 2016 con The Neon Demon, in concorso a Cannes. Stavolta torna sulla Croisette – Fuori Concorso – con Her Private Hell, film nato per ammissione dello stesso regista danese in seguito a una personale esperienza di premorte.

In una torre che domina una metropoli futuristica, perennemente minacciata da una nebbia mefitica, la giovane Elle (Sophie Thatcher) è un’attrice/modella che cerca di riallacciare i rapporti con un padre assente. La sua vicenda si intreccerà con quella di un soldato americano che in passato ha perso sua figlia e lotta disperatamente per tentare di salvarla dall’inferno. 

Insomma, che dire? La parabola discendente del regista dei gloriosi Bronson e Valhalla Rising (che nell’ultimo periodo si era dedicato principalmente a corti spot per grandi marchi e a un paio di serie tv) segna un nuovo, ulteriore capitolo con questo film tanto delirante quanto fondamentalmente innocuo, accozzaglia a larghi tratti incomprensibile di sci-fi glitter-retrò, horror e mélo che da trip allucinogeno sprofonda ben presto in una voragine di nonsense dalla noia mortale. 

Verboso ogni oltre limite, con dialoghi insostenibili e ironia che va a segno forse solo in un paio di occasioni (“non seguo la musica europea” dirà la bionda svampita Hunter quando si accenna alla Piccola fiammiferaia di Andersen...), il film di Refn è dominato come ormai d’abitudine da neon e colori saturi, ma se in altre occasioni questa ossessione per la forma poteva in parte salvare l’inconsistenza drammaturgica ed emotiva stavolta sembra quasi che l’apparato scenografico artificiale diventi nulla più che una gabbia dove far rimbombare le musiche di Pino Donaggio (certo sarebbe bello poter dire che in questo modo Refn voglia omaggiare il cinema di De Palma e Dario Argento...), prestando però il fianco ad uno sviluppo mai realmente avvincente, mai emotivamente coinvolgente. E poco aggiungono gli inserti più smaccatamente horror o “muscolari”, il suo inferno privato diventa a poco a poco il nostro, quasi due ore di anodina agonia.