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Guria
1992, i giorni che precedono l'elezione di Miss Guria: il premio per la vincitrice è un allettante robot da cucina, con tanto di manuale d'istruzione incluso. In un bianco e nero che mai come stavolta trova il suo punto di fusione in un grigio costante, Levan Koguashvili immerge i toni e l'andamento del suo quarto lungometraggio, Guria appunto, ambientato nell'omonima regione della Georgia occidentale, presentato a Venezia 83, sezione Spotlight e candidato georgiano per la corsa all’Oscar 2027.
Nella migliore tradizione della commedia umanista di matrice esteuropea, Guria sprofonda il suo sguardo nella fanga di luoghi dove la prosperità promessa all'indomani della caduta dell'Unione Sovietica si infrange su una quotidianità dove ogni piccola cosa deve fare i conti con l'assurdità dell'esistenza.
Al centro della vicenda c'è Zuriko, uomo di mezz'età rimasto vedovo di recente. Coltivatore di nocciole, si rifiuta di vendere il raccolto per le somme irrisorie offerte dagli acquirenti italiani. Il suo migliore amico Gela lo aiuta a cercare compratori più affidabili e gli presenta alcune potenziali mogli, che puntualmente non superano il severo giudizio della ex suocera di Zuriko.
Scampato a una rapina in autostrada, Zuriko corteggia Maya, l’insegnante di musica del villaggio. Nel frattempo il figlio Achi vede infrangersi i propri sogni quando Eka, la ragazza di cui è innamorato, viene “rapita” e sposa il rivale Besso.


Guria
Un luogo che diventa uno stato d'animo, i canti tradizionali (a cinque voci) a contrappuntarne i vari momenti, con Koguashvili (che per realizzare il film ha preso spunto da un libro di Giorgi Kekelidze, incentrato sull'infanzia dell'autore, con il quale ha viaggiato in quei posti per catturare quella fusione tra il nostalgico, il malinconico e il divertente) che sceglie giustamente il registro del tragicomico, dell'umorismo surreale (le esercitazioni scolastiche per affrontare eventuali bombardamenti, le sabbiature al mare, le esplosioni al funerale…) per raccontare sì le difficoltà di gente chiamata a vivere in un contesto rurale e di povertà, ma soprattutto l'inesausta umanità cercando così di cogliere la vita allo stato puro.



