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Elisabetta Soglio, Andrea Ferrari e Cristiano Nardò con i ragazzi del Progetto Giovani - Foto Gaia Callegaro
Nell’ambito dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è stato presentato Nonostante tutto, il cortometraggio prodotto da Mediafriends, Ente Filantropico di Mediaset, Mondadori e Medusa, e presentato in anteprima assoluta all’interno di “Che Spettacolo!”, l’iniziativa promossa dalla Fondazione Ente dello Spettacolo in collaborazione con Corriere della Sera, Io Donna e Cinematografo.
Scritto da Cristiano Nardò e Tobia Passigato e diretto da Cristiano Nardò, il film racconta l’esperienza degli adolescenti in cura presso l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e il loro percorso per tornare a essere protagonisti della propria storia. Un racconto che sceglie di guardare oltre la malattia, mettendo al centro le persone, le relazioni, i desideri e la possibilità di continuare a immaginare il proprio futuro.
A sottolineare il significato profondo di questa cornice veneziana è Mons. Davide Milani, Presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo: «Noi non ospitiamo semplicemente questo progetto: questo progetto è il senso della nostra presenza alla Mostra del Cinema di Venezia. Nonostante tutto ha il potere di rendere più veri anche i film del concorso, molti dei quali parlano proprio del dolore, perché ci ricorda che il dolore non è un incidente da eliminare, ma un’esperienza che abita la nostra esistenza. Di fronte al dolore, troppo spesso prevale un compassionevole compatimento; questi ragazzi ci aiutano invece a comprendere che il dolore fa parte della vita e che anche dentro questa esperienza è possibile rivendicare un diritto alla felicità. La loro storia di questi ragazzi ci dà la possibilità di brillare di riflesso della bellezza e della luce del loro coraggio».


Foto Gaia Callegaro
A spiegare la portata di questo impegno è Alessandro Billi, vicepresidente di Mediafriends: «Abbiamo lasciato spazio ai ragazzi perché potessero raccontare la propria storia, mettendo a loro disposizione soltanto i mezzi tecnici e una grande regia. In cambio abbiamo ricevuto commozione, verità e, soprattutto, autenticità. Per chi, come noi, lavora nel mondo della televisione e dell’audiovisivo, abituato a confrontarsi con la finzione, è proprio l’autenticità di questo progetto a colpire più di ogni altra cosa: qui non c’è finzione, è tutto vero».
Il valore dell'opera è ribadito da Gianpaolo Letta, amministratore delegato di Medusa Film, che evidenzia il ruolo del mezzo audiovisivo: «Questo è un film a tutti gli effetti e testimonia la potenza straordinaria del cinema e dell’audiovisivo: una forza capace innanzitutto di aggregare, come dimostra la genuinità con cui questi ragazzi stanno insieme, ma anche di produrre effetti terapeutici e di comunicare ciò che avviene in luoghi spesso lontani dagli occhi del pubblico. Raccontare e condividere queste storie è una grande responsabilità, perché ci aiutano a ristabilire le giuste proporzioni e a riconoscere i veri valori della vita».
Per far emergere questa autenticità, la macchina da presa ha dovuto fare un passo indietro. Come spiega il regista Cristiano Nardò: «Per portare a casa un lavoro del genere bisogna usare l’arte dell’invisibilità: lasciare spazio ai ragazzi con discrezione e fiducia, affinché il loro esclusivo punto di vista sulla malattia arrivi al pubblico senza filtri. Voci autentiche e non mediate. Da un lato c'è la necessità di essere trasparenti, per far emergere solo la storia; dall'altro è nata l'amicizia. Siamo diventati amici, ed è la cosa più preziosa che questo progetto mi abbia lasciato».
L’adolescenza è un’età di scoperte e costruzione della propria identità. Una diagnosi oncologica può interrompere bruscamente questo percorso, modificando il rapporto con il proprio corpo, con gli altri e con il futuro. “Nonostante tutto” racconta questa esperienza attraverso lo sguardo dei giovani pazienti del Progetto Giovani dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.


Il backstage di Nonostante tutto - Foto Alice Patriccioli
Una visione terapeutica che va oltre l'aspetto puramente clinico, come illustra Andrea Ferrari, responsabile del Progetto Giovani: «Non si ride della malattia ma si ride dentro la malattia. L’ironia purifica il modo di parlarne, liberandolo da pietismi e non detti, e ci aiuta ad affrontare le cose per come stanno. È uno strumento importantissimo che i ragazzi hanno a disposizione. Credo che in questi anni abbiamo iniziato a farci conoscere come un 'modello', che ora stanno adottando anche in altri centri italiani. La nostra forza è fare le cose insieme, creare insieme, stare insieme».
Al centro del cortometraggio c’è la sitcom “Ho Preso un Granchio”, ideata e scritta dagli stessi ragazzi nell’ambito di un innovativo modello di cura psicosociale. Scrittura e recitazione diventano così strumenti per esprimersi, recuperare creatività e immaginazione e riappropriarsi della propria identità, al di là della diagnosi. “Nonostante tutto” restituisce quindi ai ragazzi il diritto e la possibilità di raccontarsi con la propria voce, mostrando come il cinema possa diventare anche uno strumento di relazione, consapevolezza e inclusione. Un racconto di resilienza che non nasconde la difficoltà dell’esperienza vissuta, ma sceglie di mettere in luce la forza con cui questi giovani continuano a costruire la propria storia.
L'impatto reale di questa esperienza si ritrova nelle parole di chi l'ha vissuta in prima persona. Marta, ragazza protagonista, racconta: «Questo progetto è fondamentale tanto quanto le cure mediche, perché è necessario curare anche tutta la parte emotiva che è conseguenza della malattia. Per me è stato un percorso vitale, anche perché lì ho incontrato quelli che oggi sono i miei amici più cari. Con loro viene naturale parlare di quello che ci è capitato, affrontandolo, come si diceva prima, anche con ironia». A farle eco è Greta, anche lei protagonista: «Sono stata malata da piccola e ho accantonato il mio dolore in un angolino, finché non è esploso. Così mi sono avvicinata al Progetto Giovani, che per me è diventato subito il luogo in cui poter essere me stessa. Lì sai di poter dire tutto e di essere compresa: le persone che hai accanto ti ascoltano e ti capiscono davvero. La condivisione è la cosa che aiuta di più».
La presentazione veneziana si inserisce nel percorso di Mediafriends, che dal 2003 promuove iniziative di solidarietà sociale attraverso la capacità di comunicazione e di coinvolgimento del Gruppo Mediaset. Mediafriends è l’Ente Filantropico di Mediaset, Mondadori e Medusa, impegnato nella realizzazione e promozione di progetti capaci di sensibilizzare l’opinione pubblica e sostenere realtà e iniziative di alto valore sociale.



