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Cover Up
L’11 settembre è stato uno spartiacque anche al cinema. Dopo la tragedia delle Torri Gemelle è nata una nuova corrente piena di inquietudine, un fenomeno che non ha riguardato solo i film di finzione (da Cloverfield a Spike Lee). Laura Poitras è figlia di quell’oscurità condivisa, e l’ha utilizzata come punto di partenza per portare alla luce una possibile verità. Citizenfour resta uno dei film più importanti degli anni Duemila. Al vertice della tensione, era stata l’unica a riuscire a parlare con Edward Snowden. Non è forse giornalismo investigativo? La macchina da presa si mette al servizio di chi vuole conoscere i fatti, andando contro il sistema.
La connessione con Cover Up (fuori concorso alla Mostra di Venezia, dopo che Poitras aveva vinto il Leone d’oro con Tutta la bellezza e il dolore – All the Beauty and the Bloodshed) è quindi chiara, diretta. È come se fosse l’altra faccia della medaglia. Qui lo sguardo è su Seymour Hersh, una leggenda tra quelli che negli Stati Uniti chiamano muckraker: gli uomini che affondano le mani nel fango per rendere pubbliche le malefatte dei potenti.
Hersh, in amicizia chiamato Sy, ha documentato la strage di My Lay, le torture nel carcere di Abu Grahib e l’uso delle armi chimiche da parte del regime di Assad. Il rischio dell’agiografia, nonostante le controversie legate al personaggio (le accuse, poi rivelatesi infondate, mosse contro la CIA per il golpe cileno nel 1981, le rivelazioni sul sabotaggio del gasdotto Nord Stream 2), è alto. Ma Hersh è in realtà solo la chiave giusta per decifrare le cose. Diventa il perno per ragionare sulla società di oggi. Esistono ancora professionisti come Hersh? Quanto sono osteggiati? Il giornalismo investigativo sta attraversando tempi bui, non esiste più la trasparenza nei corridoi del potere.
Cover Up non racconta quindi “solo” una vita pirotecnica, ma è un chiaro attacco all’ingiustizia, perpetrata da chi invece dovrebbe schierarsi dalla parte dei più deboli. Poitras, che gira a quattro mani con Mark Obenhaus, si sofferma sull’impunità, mostra come una divisa (o l’appartenenza ai servizi segreti) protegga aguzzini di tutto il mondo. Realizza un documentario che ha il sapore di un thriller. Ad Alan J. Pakula di sicuro sarebbe piaciuto. Cover Up, che già dal titolo è un invito a scavare tra le menzogne, è un viaggio tra presente e passato, tra interviste e immagini di repertorio. Nella sua urgenza e attualità, prosegue la poetica di Poitras, che con la cinepresa dimostra di essere sempre in prima linea.