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C’è stata un’epoca in cui le strade bagnate dalla pioggia, i riflessi dei neon e il suono dei proiettili hanno ridefinito il concetto di azione sul grande schermo. Quel momento corrisponde alla stagione del cinema di Hong Kong, compresa tra gli anni Ottanta e Novanta: un periodo capace di ibridare generi diversi, influenzando i cineasti del futuro. Arrested Memory, presentato Fuori Concorso all'83ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nella sezione Venice Open, nasce proprio dall'esigenza di riportare in vita quell'immaginario. A guidare questo viaggio nostalgico c'è il cineasta giapponese Sabu, all'anagrafe Hiroyuki Tanaka, un autore che ha sempre fatto del ritmo e del movimento il cuore pulsante della propria cifra.
Si ispira a maestri come John Woo e Tsui Hark, che hanno inventato l’heroic bloodshed. Questo tipo di racconto univa sparatorie spettacolari, inseguimenti frenetici e rigidi codici d'onore. Senza dimenticare Wong Kar-wai, che trasformava la malinconia del gangster in una poesia visiva fatta di rallentatore e montaggio frammentato.
Sabu ha assorbito questa lezione stilistica fin dagli esordi della sua carriera. I suoi film si distinguono per una spiccata estetica ipercinetica, dove i personaggi sono spesso impegnati in corse a perdifiato e fughe rocambolesche. L'azione acrobatica diventa lo strumento principale per raccontare l'assurdità del destino umano. E non manca la contaminazione dei generi. In film come Chasuke's Journey (2015), una storia di mafia giapponese si fonde con la commedia d'azione, e abbraccia il fantastico. Sabu applica la ricerca visiva di maestri come Wong Kar-wai a situazioni comiche e inseguimenti spericolati.
Un altro elemento centrale della sua poetica è l'archetipo del sicario. Nel film Mr. Long (2017), la figura del killer taciturno e infallibile ricalcava lo stereotipo dell'eroe tragico dell'hardboiled di Hong Kong. Quel personaggio ricordava da vicino i protagonisti del cinema di John Woo, inserito però in un contesto di forte contrasto umano e culturale tra Taiwan e il Giappone.
Arrested Memory si inserisce in questo percorso espressivo. Il film segue la vicenda di Lee, un detective di Taipei divorato dal senso di colpa (uno dei temi cardine di Venezia 83). La sua squadra è morta durante un’operazione di polizia, e lui ha perso la memoria. Gli viene affidato un nuovo caso: il rapimento del figlio di un influente uomo d’affari. E il passato inizia a riaffiorare.
Sabu orchestra un giro in giostra serrato, in cui il ricordo individuale si sovrappone ai luoghi classici del genere. La struttura del racconto poggia interamente sull'amnesia traumatica del protagonista, in una danza che, ad ogni nuova figura, porta più vicini alla verità. Questo meccanismo interiore si riflette direttamente sulla dinamica delle scene d'azione: Sabu si affida alla preparazione fisica degli attori, trasformando ogni scontro in una coreografia. Calibra la violenza con un'ironia grottesca e pulp. Non si limita a copiare gli stilemi dei decenni precedenti. Reinventa la lezione di Hong Kong attraverso la sensibilità giapponese, alternando momenti di pura frenesia a pause di delicatezza emotiva.
Arrested Memory si rivela una piccola cavalcata verso un universo perduto. È un solido thriller d'azione, un caloroso omaggio a una stagione irripetibile del cinema orientale. Piacerà di sicuro a Johnnie To, nella giuria ufficiale di Venezia 83.



