Vent’anni dopo The Pervert’s Guide to Cinema (2006) e quattordici dopo The Pervert’s Guide to Ideology (2012), Sophie Fiennes richiama a sé il filosofo Slavoj Žižek per intraprendere un nuovo viaggio attraverso il cinema: The Pervert’s Guide to Utopias – fuori concorso a Venezia 83 – mantiene la stessa struttura dei precedenti, con Žižek a fare da guida in questo viaggio, che parte da un avvertimento: “Dei film di cui parleremo verranno mostrati molti finali, quindi se avete problemi con gli spoiler potete abbandonare la visione. Nessuno sentirà la vostra mancanza”.

È solamente il primo di altri, irresistibili momenti che Žižek concede all’ironia (su tutti, quando si parla di Melancholia di Lars von Trier, lo ritroviamo dentro la vasca da bagno come nella scena abitata da Kirsten Dunst…), in un discorso più ampio che parte da un presupposto non peregrino: “Se degli alieni dovessero visitare la nostra Terra e per caso mi chiedessero: ‘Potresti spiegarci cos’è l’umanità?’, non risponderei loro: ‘Andate in giro a dare un’occhiata’, ma griderei: ‘Guardate questi, questi, questi film e capirete chi siamo’”.

L'utopia verso cui tendiamo non è la descrizione razionale di un futuro ideale, bensì la struttura fantastica necessaria attraverso la quale sosteniamo l'insopportabile contraddizione del presente. Se l'ideologia ci dice come dobbiamo vivere, l'utopia ci rivela cosa dobbiamo desiderare per evitare che la realtà crolli sotto il peso delle sue stesse menzogne.

Slavoj Žižek in The Pervert's Guide to Utopias
Slavoj Žižek in The Pervert's Guide to Utopias

Slavoj Žižek in The Pervert's Guide to Utopias

“Credo che tutto il cinema – di finzione o documentario – sia, nella sua essenza, antropologia: un insieme di tracce della cultura e della civiltà umana”, spiega la regista, che aggiunge: “Questo film nasce da un senso di urgenza, quasi di disperazione. Quello che un tempo sembrava astratto è diventato via via sempre più concreto: la mia mortalità, la follia, il senso di una fine imminente, ma anche il tempo sempre presente del cinema e dell’immagine in movimento. Slavoj ci richiama con fermezza al dovere di pensare. Come dice nel film: ‘Il nostro compito è vedere le cose per quello che sono. E per farlo abbiamo bisogno del cinema’”.

Si parte allora da Apocalypse Now di Francis Ford Coppola per addentrarsi nella concezione del “male etico”, si passa poi V per Vendetta di James McTeigue (la scena della presa del Parlamento non preconizza forse quanto poi accaduto negli States il 6 gennaio 2021, con un totale ribaltamento “ideologico”?...), si arriva a Sacrificio di Andrej Tarkovskij, poi L’anno scorso a Marienbad di Alain Resnais (“capolavoro post-apocalittico”) messo in parallelo con Jeanne Dielman, 23, quai du Commerce, 1080 Bruxelles di Chantal Akerman (e sì, anche qui, ritroviamo Žižek seduto in una cucina che è fedele riproposizione di quella dove si muove Delphine Seyrig (guarda caso quindici anni prima presente nel film di Resnais…), ci si sofferma come detto poc’anzi sul film di Lars von Trier e, soprattutto, su quella straziante scena finale in cui la protagonista aiuta gli altri due rimasti a “ripararsi” dentro quella tenda accennata di rami: non per salvarsi dall’imminente impatto ma per attenderlo con pace ritrovata.

La regista Sophie Fiennes
La regista Sophie Fiennes

La regista Sophie Fiennes

Con The Pervert's Guide to Utopias, Sophie Fiennes perfeziona una forma di documentario saggistico dove la teoria critica si mescola in performance teatrale e visiva. Žižek non analizza i film (e non solo i film, ma anche le immagini provenienti dai social, si pensi a tutto il frammento dedicato al genocidio di Gaza) da una distanza accademica o distaccata, ma vi penetra fisicamente, dimostrando che il cinema non è mai stato una semplice evasione dalla realtà, ma la fucina in cui le nostre fantasie ideologiche prendono forma e dove, al contempo, possiamo trovare le armi per decostruirle.