Venezia 79, i numeri del concorso

Cinque è il numero perfetto: tanti sono gli italiani, i francesi, gli americani e le registe. Tre Leoni d'Oro (più uno) tornano in gara. L'Iran c'è, da estremo oriente solo il Giappone
Venezia 79, i numeri del concorso
L'immensità di Emanuele Crialese. Penélope Cruz (foto di Angelo Turetta) A

Cinque gli italiani in Concorso (come l’anno scorso). Sesta volta per Gianni Amelio, il veterano dell’annata, che debuttò al Lido trentanove anni fa con Colpire al cuore e ha vinto il Leone d’Oro nel 1998 con Così ridevano. Terzo giro per Emanuele Crialese (non rilasciava un film da Terraferma, che undici anni fa gli valse il secondo dei suoi Leoni d’Argento), mentre sono al secondo giro gli altri registi della compagine nazionale: Luca Guadagnino (ma il suo film, Bones and All, prodotto dagli italiani Lorenzo Mieli, Francesco Melzi d’Eril, Marco Morabito, Gabriele Moratti, lo stesso Guadagnino più David Kajganich, Theresa Park e Peter Spears, è schedato come statunitense), Susanna Nicchiarelli e Andrea Pallaoro (girato negli Stati Uniti).

Cinque i titoli battenti bandiera francese: Saint Omer di Alice Diop (unica esordiente in competizione), Athena di Romain Gavras, Les miens di Roschdy Zem, Les enfants des autres di Rebecca Zlotowski e Un couple dello statunitense Frederick Wiseman, già Leone d’Oro alla carriera nel 2014 e che torna in Concorso dopo cinque anni misurandosi per la prima volta con la fiction.

Cinque anche le produzioni statunitensi: l’apertura White Noise di Noah Baumbach (tre anni fa gareggiava con Storia di un matrimonio), The Whale di Darren Aronofsky (Leone d’Oro nel 2008 con The Wrestler e già Presidente di Giuria nel 2011), Blonde di Andrew Dominik su Marilyn Monroe (a dieci anni dall’ultimo film di fiction, Cogan – Killing Them Softly), Tàr di Todd Field (inattivo da Little Children del 2006), All the Beauty and the Bloodsheed di Laura Poitras (Oscar per Citizenfour, porta l’unico doc in Concorso).

Cate Blanchett in TÁR, a Focus Features release. Credit: Florian Hoffmeister / Focus Features © 2022 Focus Features, LLC.

Due i registi che arrivano dall’Iran, Vahid Jalilvand con Shab, Dakheli, Divar (promosso in Concorso dopo essere stato a Orizzonti nel 2017) e Jafar Panahi con Khers Nist (già Leone d’Oro nel 2000 per Il cerchio), attualmente detenuto nel suo Paese. Due latinoamericani: Alejandro González Iñárritu con Bardo (terza volta in gara) e Santiago Mitre con Argentina, 1985. Un solo giapponese, Koji Fukada con Love Life, unico proveniente da estremo oriente.

Tra i britannici, il ritorno di Martin McDonagh con The Banshees of Inisherin (a Venezia nel 2017 con Tre manifesti a Ebbing, Missouri) e gli esordi in competizione di Joanna Hogg con The Eternal Daughter e l’Oscar Florian Zeller per The Son.

Cinque le registe selezionate: Diop, Hogg, Nicchiarelli, Poitras, Zlotowski. Nella scorsa edizione erano quattro. Sul fronte degli studi, Netflix schiera quattro film su ventitré: Baumbach, Dominik, Gavras, Iñárritu.

Tra gli interpreti tornano a gareggiare per la Coppa Volpi femminile la detentrice in carica Penélope Cruz per L’immensità, Cate Blanchett per Tàr (già vincitrice nel 2007 per Io non sono qui), Vanessa Kirby per The Son (due anni fa trionfò con Pieces of a Woman), mentre tra gli attori potrebbero cercare il bis Luigi Lo Cascio per Il signore delle formiche (a ventuno anni da Luce dei miei occhi, ma compare anche in Chiara) e Adam Driver per White Noise (nel 2014 la vinse con Hungry Hearts).

L’età media dei registi in Concorso è di 49 anni e mezzo, più bassa rispetto all’anno scorso (54).

Gianni Amelio sul set con Luigi Lo Cascio – Foto Claudio Iannone

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