Non accadeva dal 1984. Alla Mostra di Venezia numero 78 (1-11 settembre) ci saranno cinque film italiani in concorso: È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino, Qui rido io di Mario Martone, Il buco di Michelangelo Frammartino, Freaks Out di Gabriele Mainetti e America Latina dei fratelli Fabio e Damiano D’Innocenzo.

Solamente Martone è habitué della gara al Lido, per gli altri è la prima volta in assoluto, con Paolo Sorrentino che torna al Lido esattamente 20 anni dopo la sua opera prima, L’uomo in più, film che proprio sotto la direzione di Alberto Barbera venne ospitato nella sezione “Cinema del presente”.

Qui rido io di Mario Martone. Foto di Mario Spada - Post-produzione Fuori Gamut
da sx: Alessandro Manna - Eduardo De Filippo, Cristiana dell'Anna - Luisa De Filippo, Toni Servillo - Eduardo Scarpetta, Salvatore Battista - Peppino De Filippo, Marzia Onorato - Titina De Filippo

I film in concorso sono 21, le donne registe in gara sono 4 (e ½): Jane Campion con The Power of the Dog (al Lido 22 anni dopo Holy Smoke, nel 1999), Ana Lily Amirpour con Mona Lisa and the Blood Moon (dopo il Premio Speciale della Giuria ottenuto nel 2016 con The Bad Batch), Audrey Diwan con L'évènement, poi Maggie Gyllenhaal con l’opera prima – l’unica in gara – The Lost Daughter (dal romanzo omonimo di Elena Ferrante) e la regista russa Natasha Merkulova, che codirige con Aleksey Chupov Captain Volkonogov Escaped.

Come da indiscrezioni della vigilia, poi, confermati in gara Spencer di Pablo Larraín (che torna due anni dopo Ema), The Card Counter di Paul Schrader (quattro anni dopo First Reformed), Un autre monde di Stéphane Brizé (cinque anni dopo Une vie) e Competencia Oficial di Gastón Duprat e Mariano Cohn (che nel 2016 stupirono con Il cittadino illustre), oltre al già annunciato film d’apertura Madres Paralelas di Pedro Almodóvar.

Madres Paralelas - El Deseo foto di Nico Bustos

Tornano in concorso poi Michel Franco, che l’anno scorso vinse il Gran Premio della Giuria con Nuevo Orden, con Sundown e il francese Xavier Giannoli (sei anni dopo Marguerite) con Illusions perdues.

Completano il quadro On the Job: The Missing 8 del filippino Erik Matti (208 minuti) – sequel di On the Job, diretto nel 2013 e ospitato alla Quinzaine di Cannes –, Leave no Traces del polacco Jan P. Matuszynski, Vidblysk (Reflection) dell’ucraino Valentyn Vasyanovych e La Caya di Lorenzo Vigas, regista venezuelano che nel 2015 vinse il Leone d’Oro con Ti guardo.

VENEZIA 78

 

FUORI CONCORSO

 

ORIZZONTI

 

Per quanto riguarda il Fuori Concorso, oltre ai già annunciati Dune di Denis Villeneuve e Halloween Kills di David Gordon Green, il cartellone si arricchisce con il nuovo kolossal in costume di Ridley Scott, The Last Duel, interpretato da Matt Damon, Adam Driver e Ben Affleck, l’atteso List Night in Soho di Edgar Wright (che in molti pensavano potesse essere in gara), gli italiani Il bambino nascosto di Roberto Andò (film di chiusura del Festival), Ariaferma di Leonardo Di Costanzo, La scuola cattolica di Stefano Mordini, poi Les choses humaines di Yves Attal, Old Henry di Potsy Ponciroli.

Tra gli eventi Fuori Concorso anche la miniserie HBO Scenes From a Marriage di Hagai Levi, in cinque episodi e interpretata da Jessica Chastain e Oscar Isaac. Una riscrittura del capolavoro di Ingmar Bergman, "risultato sorprendente che non fa rimpiangere l'originale", dice Alberto Barbera.

Scenes from a Marriage
Scenes from a Marriage
Scenes from a Marriage
Scenes from a Marriage

Nella sezione Orizzonti, che sarà aperta da Les promesses di Thomas Kruithof, presenti per l’Italia Il paradiso del pavone di Laura Bispuri, Atlantide di Yuri Ancarani, mentre in Orizzonti Extra La ragazza ha volato di Wilma Labate (con sceneggiatura dei fratelli D’Innocenzo) e La macchina delle immagini di Alfredo C. di Roland Sejko.

Questo, a grandi linee, il discorso sui film. Ma come si svolgerà la Mostra?

“L’anno scorso siamo partiti sapendo poco e niente, riuscendo a fare la Mostra in presenza, in collaborazione con tutte le autorità preposte abbiamo approntato un protocollo che ha funzionato”, ricorda il Presidente della Biennale di Venezia Roberto Cicutto, che avverte: “Quest’anno speravamo in qualcosa di più rilassato, ma al momento non è così. Le restrizioni restano le stesse: tra una capienza di circa 8mila posti siamo di nuovo a 4mila, tutte le norme sono identiche allo scorso anno, quindi controlli agli accessi, prenotazione e assegnazione del posto in sala. Vediamo se cambierà qualcosa, anche grazie al Green Pass, ma per ora è così”.

Per la prima volta poi, “Mostra del Cinema, Giornate degli Autori e SIC festeggeranno assieme un autore italiano, Citto Maselli, il 5 settembre. Con il suo Storia d’amore restaurato”.

Sul lavoro di selezione, invece, il direttore della Mostra Alberto Barbera si sente “assolutamente ottimista sullo stato di salute del cinema in generale, nonostante le difficoltà oggettive dell’industria, per ovvi motivi. I film sono tanti, che arrivano da tutto il mondo, 59 i paesi presenti, con la Cina forse meno presente del solito con due film, più uno taiwanese”.

Alberto Barbera - Foto Karen Di Paola

Nutrita – come detto – la presenza italiana, nel concorso con 5 film, 3 fuori concorso e altri in Orizzonti: “Non si tratta di voler sostenere il nostro cinema a priori, credo invece che la nostra cinematografia sia davvero in stato di grazia”.

Sono invece meno (5 rispetto alle 8 dello scorso anno), le donne registe in concorso: “C’è una piccola battuta d’arresto, se vogliamo, forse dovuta al rallentamento produttivo causato dalla pandemia”.

Infine, la speranza che al Lido tornino in maniera nutrita le star USA: “Quest’anno ci sarà il ritorno in forza degli studios americani, come Warner Bros., Disney e Universal. Un segnale incoraggiante per tutti, che molti attendevano”.