Gli indifferenti, oggi

Leonardo Guerra Seràgnoli presenta il suo adattamento del romanzo di Alberto Moravia: "Il film racconta un’attitudine alla vita: quella di chi usa tutti i mezzi per rimanere intatto mentre attorno sta crollando tutto". Dal 24 novembre sulle piattaforme digitali
Gli indifferenti, oggi
Edoardo Pesce, Valeria Bruni Tedeschi e Vincenzo Crea - ph. Angelo Turetta

“Rileggendo Gli indifferenti si avverte uno stato di precarietà, come se fossimo sull’orlo del precipizio: qualcosa che sentiamo presente anche oggi”. Così Leonardo Guerra Seràgnoli spiega la genesi del suo nuovo film, adattamento cinematografico del monumentale esordio letterario di Alberto Moravia (dal 24 novembre su Sky Primafila, Apple Tv, Google Play, Chili, Rakuten, TimVision, Infinity, Miocinema, #iorestoinSALA, CG Digital, The Film Club).

“Ci siamo chiesti – gli fa eco il co-sceneggiatore Alessandro Valenti – quali fossero le grandi similitudini con il presente. Nel romanzo c’è l’attesa di qualcosa che non si sapeva cosa potesse diventare, e che poi è stato il fascismo. Anche oggi c’è questa attesa: ci interessava capire come reagisce un ceto sociale, con le difficoltà della modernità, che elabora una crisi da cui si sentiva immune fino a poco prima. Dovevamo ricostruire l’immaginario della crisi”.

Gli indifferenti aggiorna la storia di Moravia, ambientata in origine negli anni Venti, trasferendo l’azione ai giorni nostri. “Il lavoro è stato lungo e approfondito – continua Guerra Seràgnoli – e si è sviluppato su due strade. Da una parte, è stato un viaggio affascinante in tutta l’opera di Moravia: tutti i personaggi dello scrittore sono versioni degli archetipi de Gli indifferenti, è come se rivivessero in altre storie. Ho sempre avuto un dialogo con Moravia, affrontarlo è stato molto sfidante ma anche familiare. Dall’altra, abbiamo studiato come risuonano oggi le emozioni e i temi dei romanzi: chi sono gli Indifferenti di oggi?”.

Leonardo Guerra Seràgnoli – ph. Angelo Turetta

Non ha dubbi, Valeria Bruni Tedeschi, che interpreta Mariagrazia Ardengo, la vedova senza soldi che si appoggia completamente all’arricchito Leo Merumeci. “Siamo tutti noi gli Indifferenti: non dobbiamo combattere, ma prendere coscienza dell’egoismo che ci fa accelerare il passo senza farci vedere la sofferenza accanto, della nostra incapacità di prendere parte alle lotte, della mancanza di attenzioni. Queste cose non portano felicità, ci dimentichiamo quotidianamente delle cose che contano davvero: io sono la prima a essere indifferente”.

“Gli indifferenti – riflette Vincenzo Crea, che nel film è Michele, il figlio di Mariagrazia – sono tutti coloro che vivono all’interno di dinamiche date per scontato senza chiedersi cosa spinge loro a mantenersi in vita. È indifferente chi non si chiede se valga la pena aggrapparsi a ciò che si sta difendendo. Ho ventuno anni, sono cresciuto a Roma: ne ho visti, di tipi come Michele”.

Secondo Beatrice Grannò, la Carla del film, è indifferente oggi “chi non vuole cambiare ciò che è stato costruito. Noi giovani abbiamo inventato i social, viviamo con l’ansia dell’immediatezza per ottenere subito tutto, ma così c’è un rallentamento interiore, rischiamo di non fare le cose bene. È un mondo in cui si sente molto un senso di alienazione, di apatia”.

L’apatia sembra essere un elemento decisivo nella traduzione del testo. Lo sottolinea Edoardo Pesce (Leo): “Avevamo pensato che venisse dalla provincia, che la sua non fosse una fame di lusso ma di status. Qualcosa di meno esteriore, più stratificato. Dalla sceneggiatura avevo capito che potevo tirare fuori delle cose mai fatte, una dissimulazione dei sentimenti, un distacco. Nel libro è descritto in modo più squallido, esteriormente descritto come un maiale: tra personaggi anaffettivi e anestetizzati, volevamo che si sentisse l’estraniamento tra personaggi”.

Nell’operazione di aggiornamento, Carla è stata forse il personaggio su cui si è intervenuto di più. “Nel romanzo – spiega il regista – è una ragazza di ventiquattro anni, in ritardo rispetto alle aspettative dell’epoca, priva dei mezzi necessari per identificare il comportamento che Leo sta adottando. Lo stesso Moravia la usa come chiave di lettura, le dà la responsabilità della chiusura del romanzo, anche se viene lasciato sospeso. Dalla stasi del testo al film abbiamo cercato di incrociare Carla con gli altri personaggi femminili di Moravia e con la nuova realtà femminile: l’abbiamo portata nella contemporaneità in quanto veicolo di liberazione e speranza”.

Leonardo Guerra Seràgnoli, Blu Yoshimi, Beatrice Grannò – ph. Angelo Turetta

“Quando Carla – riflette Grannò – accetta la responsabilità di scardinare l’equilibrio per cambiare le cose, diventa grande. La nostra Carla è diventata una streamer che gioca in diretta, un’attività poco conosciuta ma in espansione: ho lavorato con una che lo fa di lavoro e ho proceduto per sottrazione. Leonardo mi diceva di pensare a una sfinge per tenere le emozioni sotto controllo come devono fare ragazze quando subiscono”.

Anche Mariagrazia cambia un po’ rispetto al romanzo: “Ma gli esseri umani sfortunatamente non cambiano – afferma Bruni Tedeschi –, cambia la società e la società di oggi dà a Carla gli strumenti a per difendersi. Ho riletto il libro, preziosissimo per dare informazioni eccezionali agli attori che non si hanno con la sceneggiatura: monologhi interiori, descrizioni dettagliate, come si muovono. I personaggi sono archetipi perfetti di complessità, semplicità, profondità. Non ho giudicato Mariagrazia: non è una marziana, capisco benissimo le sue contraddizioni, i suoi dubbi. Mi commuove”.

Ma perché tornare a Gli indifferenti? “In questo momento storico – dice il regista – sono meno definite le divisioni tra le classi sociali. Volevamo raccontare dall’interno di un ceto che esiste e ha un impatto sulla società e agisce in maniera più mistificata dentro i sistemi. L’ambiente borghese esiste ancora. Allegoricamente il film racconta un’attitudine alla vita: quella di chi usa tutti i mezzi che può per raggiungere un fine, cioè di rimanere intatti mentre attorno sta crollando tutto. Una classe che ha i mezzi e le possibilità di guardare altrove e vivere una vita egoriferita senza relazionarsi con l’esterno. Possibile, ci chiedevamo che si possa ancora vivere così, chiusi in casa? Sì, ci siamo detti, perché è un contesto totale ipocrisia in cui volevamo innescare il desiderio di verità e di rottura”.

Valeria Bruni Tedeschi – ph. Angelo Turetta

Una produzione Indiana Production e Vision Distribution. Prodotto da Fabrizio Donvito, Daniel Campos Pavoncelli, Benedetto Habib, Marco Cohen per Indiana Production, in coproduzione con Ines Vasiljevic, Nicola Lusuardi per Nightswim, in coproduzione con Le Spectre, in collaborazione con Sky, in collaborazione con Amazon Prime Video, Gli indifferenti sarà disponibile sulle piattaforme digitali. E, quando sarà possibile, anche in sala, rassicura Massimiliano Orfei di Vision Distribution: “Ci siamo chieste cosa fare, se aspettare o giocare la partita. Non ci siamo fatti intimorire e abbiamo scelto lo sfruttamento premium VOD, che consiste nell’offrire al massimo pubblico possibile il film”.

“Il fatto che non esca al cinema – rivela Bruni Tedeschi – mi ha scioccato per qualche istante. Ma poi, in un periodo in cui la gente è in famiglia, magari un film così può essere ossigeno: un film catartico che entra nelle case mi dà speranza. Nel primo confinamento la gente ha vissuto grazie ai libri e ai film: la cultura è un bisogno primario, è come gli alimenti. Questo periodo terribile rappresenta un’occasione mancata per i governi che non hanno dato il posto che merita alla cultura: avrebbe potuto essere un pretesto per svelare e mettere in risalto, ma ho speranza per il dopo, perché la gente tornerà al cinema e a teatro”.

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