A tu per tu con Marco Bellocchio

"I premi rendono più facili i progetti futuri, ma non lo considero una ricompensa", dice il maestro italiano a proposito della Palma onoraria che riceverà al 74° Festival di Cannes. E sul nuovo film, Marx può aspettare, spiega: "Combina la mia vicenda personale con il mio lavoro da regista"
A tu per tu con Marco Bellocchio
Marx può aspettare di Marco Bellocchio

“I premi, lo sappiamo, ci servono per andare avanti nel nostro lavoro. Questo è un riconoscimento che renderà leggermente più facili i progetti futuri. Ha un sapore particolare poi, perché tutte le volte che sono andato a Cannes non ho mai ricevuto un premio, a parte per Salto nel vuoto quando premiarono gli attori (Michel Piccoli e Anouk Aimée, nel 1980, ndr), ma questa Palma non la considero una ricompensa. Non è che rivoluzionerà la mia vita, la metterò in una bacheca, in una libreria, sono contento ma non è che mi butto nel Tevere per festeggiare. Quando sarà il momento ovviamente ringrazierò tutte quelle persone che mi sono state vicine durante questi tanti anni di lavoro”.

Marco Bellocchio commenta a caldo l’annuncio del Festival di Cannes, che renderà omaggio al regista di Bobbio sabato 17 luglio, durante la cerimonia di chiusura, assegnandogli la prestigiosa Palma d’Oro onoraria.

Bellocchio

Marco Bellocchio © DR

“Ogni regista ha una sua storia, tutto questo è utile per continuare a sentirmi vivo, ma questa vitalità, questa vivacità l’ho difesa a differenza di tanti colleghi che si sono sbriciolati in breve tempo e non si sono più ripresi. Mi trovo ancora a lavorare in modo vivace. E poi ci sono le bollette da pagare”, dice ancora Bellocchio, che proprio sulla Croisette (Evento Speciale Fuori Concorso) presenterà la sua ultima fatica, Marx può aspettare, film documentario con cui il regista attraverso la sua famiglia, fa rivivere la storia di suo fratello gemello, Camillo, morto suicida a 29 anni, senza filtri o pudori, quasi una indagine, che ricostruisce un’epoca storica e tesse il filo rosso di tanto suo cinema.

“Inizialmente si doveva intitolare L’urlo, poi ho capito che la leggerezza quasi ironica del titolo attuale ha un legame preciso con una battuta che è stata pronunciata da mio fratello ed è anche in un film che ho fatto, una sorta di chiave, leggera, ma anche storica, per poter accedere al contenuto di questo documentario. Che abbiamo iniziato cinque anni fa, elaborandolo è diventato un film personalissimo, ma ovviamente il giudizio estetico e/o sentimentale sarà per chi lo vede”, spiega il regista, che aggiunge: “Partiamo da Bobbio, da Piacenza e – grazie a Cannes, il 16 luglio – arriviamo al mondo. E questa è una sfida interessante. Il giorno prima, il 15 luglio, arriverà nelle sale italiane, grazie a 01 distribution che ha voluto distribuirlo, in un numero limitato di sale, certo, ma è una cosa che inizialmente non era neanche prevista”.

Piergiorgio, Letizia, Alberto, Maria Luisa
Marco Bellocchio

Il delegato generale del Festival di Cannes, Thierry Frémaux, ha parlato di “forza e libertà” per sintetizzare la portata del suo cinema: “Questo – commenta Bellocchio – è un film assolutamente libero, sicuramente, ma la libertà è sempre proporzionale al proprio potere. Quanto più un film ha un peso produttivo importante, tanto più dovrai mediare con la tua sete di libertà. Il traditore ad esempio è un film abbastanza costoso però ci siamo conquistati una certa libertà all’interno di una drammaturgia popolare e anche in una certa misura tradizionale. Mentre a suo tempo I pugni in tasca fu un film fatto così, allo sbaraglio”.

Ma quanto il gesto estremo di suo fratello, avvenuto nel 1968, ha condizionato poi il resto della sua vita e del suo lavoro? “Questa è una domanda impegnativa, ma vorrei parlarne dopo che il film sarà stato visto, perché il discorso diventa più articolato e complesso. Di questa vicenda tragica ne avevo già parlato, nella mia filmografia c’è più di un suicida, è vero, ma non vuol dire nulla. Marx può aspettare non è un film patetico, o nostalgico, perché combina sia la mia vicenda personale che il mio lavoro da regista. Per parlarne preferirei che prima venga visto però”.

“Un film davvero sorprendente, difficile da descrivere”, aggiunge l’ad Rai Cinema Paolo Del Brocco, mentre il produttore Simone Gattoni della Kavak Film spiega: “Questo è un film che partendo dal personale di Marco racconta qualcosa di ciascuno di noi, pur non avendo vissuto necessariamente le stesse cose. Tornando all’importanza del riconoscimento di Cannes, invece, andrebbe ricordato che la Palma d’Oro onoraria (che quest’anno sarà assegnata anche a Jodie Foster, ndr) non viene data in tutte le edizioni: Marco è solamente il sesto regista a riceverla (dopo Allen, de Oliveira, Eastwood, Bertolucci, Varda, ndr) quindi ha un peso specifico particolare”.

Ma a Marco Bellocchio, 81 anni, che nel corso della sua carriera, come ricorda, ha già ottenuto il Leone d’Oro a Venezia, il Pardo a Locarno, numerosi David di Donatello, il riconoscimento di Cannes inorgoglisce, certo, ma non sembra placarne lo slancio realizzativo e produttivo: “Se il film ha interessato Frémaux per presentarlo al Festival di Cannes suppongo che abbia al suo interno una materia, dei sentimenti, delle tensioni che non riguardano soltanto la famiglia Bellocchio e il suo passato bobbiese-piacentino. Il film spazia e commuove, mi auguro che vi piaccia ma ripeto è importante che lo vediate, e allora possiamo davvero entrare più nel merito”.

Marx può aspettare – Camillo e Marco Bellocchio

Pensando già all’immediato futuro: “Stiamo portando a termine la serie, Esterno notte, sorta di controcampo del mio Buongiorno, notte. E poi come ho già detto recentemente l’anno prossimo vorrei iniziare a girare il film sul sequestro di Edgardo Mortara”.

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