I 10 migliori film del 2021

La top ten di Cinematografo
23 Dicembre 2021
Senza categoria
I 10 migliori film del 2021

Ecco, in ordine alfabetico, la top ten dei miglior film usciti in Italia nel 2021 secondo la redazione di Cinematografo. E i “colpi al cuore” scelti dai redattori.

1. A Chiara di Jonas Carpignano

Ancora Gioia Tauro, ancora un coming of age, stavolta al femminile. Quattro anni dopo lo splendido A Ciambra, uno sguardo immersivo che restituisce la sensazione di vivere un qui e ora che si disvela di pari passo alla fruizione (anche grazie al decisivo apporto del direttore della fotografia, Tim Curtin). La storia della scelta possibile, quanto mai dolorosa, coraggiosa, di affrancarsi da un presente e da un futuro segnati, eredità non richiesta dalle giovani generazioni, figlie di un destino scritto a suo tempo da altri. L’utopia, realizzabile, di svincolarsi da logiche mafiose e patriarcali e diventare artefici del nostro divenire. leggi la recensione

Swamy Rotolo in A Chiara

2. Drive My Car di Ryûsuke Hamaguchi

Tratto da un racconto di Murakami, consegna Hamaguchi ai suoi massimi: un road movie da fermo, fluviale ma minimale, fatto di conversazioni silenziose, comunicazioni non rivelatorie, arte-vita (e artefazione?). Vince l’empatia che non t’aspetti, l’affinità non elettiva ma incidentale, un occhio al film e l’altro, nello specchietto retrovisore, alle nostre vite. I riverberi tra Murakami e Cechov che Hamaguchi non smette di evocare preziosi e arditi: c’è metacinema riversato con esiti anche autobiografici in Kafuku, e c’è un parallelismo tra movimento e destinazione affidato a Misaki, travalicatrice di confini come solo gli (anti)eroi. leggi la recensione

Drive My Car

3. È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino

Il film prende spunto dalla biografia del regista e sceneggiatore, sui binari del racconto di formazione: non è quello personale, intimo l’unico motivo inedito, e perfino sorprendente, nella filmografia di Sorrentino, giacché anche la messa in scena si risolve a una semplicità che fin qui non avevamo visto. Un ritorno al futuro che apre prospettive inedite per l’autore: lo stile trasmuta in sensibilità, l’adrenalina in confidenza, l’iperbole in paratassi, l’exploit in consapevolezza. Il nuovo cinema di Sorrentino, rinasce da una pulsione scopica negatagli dalla vita: “Non me li hanno fatti vedere”. Film di faglia tra quel che è stato e quel che sarà. leggi la recensione

Filippo Scotti in È stata la mano di Dio. Foto di Gianni Fiorito

4. The Father – Nulla è come sembra di Florian Zeller

Zeller porta sullo schermo la sua pièce, mette al centro il rapporto padre-figlia ma si allontana dai crismi del kammerspiel lineare per chiederci invece l’empatia totale, quasi fisica, contemporanea allo sfaldamento dell’essenza individuale del protagonista. Un horror da camera, un caleidoscopio emotivo in cui i ricordi e il vuoto finiscono per sovrapporsi, avvicinando e allontanando i due protagonisti senza soluzione di continuità, trasformando la realtà circostante e le persone (?) che la abitano. La frammentarietà dei ricordi finisce per definirci, per ricostruire un’immagine di noi che il tempo altrimenti finirebbe per inghiottire. leggi la recensione

The Father - Nulla è come sembra

Anhony Hopkins in The Father – Nulla è come sembra

5. Illusioni perdute di Xavier Giannoli

Dalla parte centrale del capolavoro di Balzac, una rilettura che è soprattutto una nuova scoperta. Una riflessione sull’avvento del capitalismo, sulla supremazia del mercato, sulla legge del profitto, sul giornalismo come arma e merce di scambio, sulla forza delle bufale, sulla prevalenza della comunicazione sul messaggio. E sulla critica come esercizio di potere. Con un’operazione sontuosa che usa e ribalta le marche tipiche del polpettone storico, un film moderno, liberissimo, sfrontato nonostante le apparenze, con la voce narrante che accompagna senza soggiogare le immagini abitate dai personaggi di una società tribale e ipocrita. leggi la recensione

Credits: Roger Arpajou (CURIOSA FILMS; GAUMONT; FRANCE 3 CINEMA; GABRIEL INC. UMEDIA)

6. Marx può aspettare di Marco Bellocchio

Una storia di fantasmi e presenze, la materia di cui è fatto il cinema, per ritornare ad un momento tragico (il suicidio del gemello) e cercare di cogliere eventuali responsabilità lì per lì neanche ipotizzate. Difficile da catalogare, da inscrivere in un filone, psico-autobiopic capace anche di slanci di tenera leggerezza che solamente un maestro come l’ottantaduenne Bellocchio sarebbe stato in grado di concepire, plasmare, restituire con questa profonda vitalità, senza cedere alle lusinghe di pietismi nostalgici o sentimentalismi a buon mercato. Un testamento, per certi versi lacerante, realizzato da un regista già proiettato al futuro. leggi la recensione

Piergiorgio, Letizia, Alberto, Maria Luisa
Marco Bellocchio

7. Nowhere Special – Una storia d’amore di Uberto Pasolini

Con la temperatura umana, la sensibilità poetica e il nitore emotivo dei precedenti lavori, Pasolini parte da una storia vera. La commozione è affidata a un uno-due padre e figlio istruito dalla quotidianità e condannato alla temporaneità e si apre a temi pe(n)santi e struggenti, dall’eredità affettiva all’affido, dal lascito paterno all’adozione, tutti riflessi negli occhi-specchio sul mondo di Michael. Difficile sottrarsi dall’abbraccio, e dal carico, di un film che tiene a bada il sentimentalismo e il ricatto melodrammatico, trovando la giusta distanza e la giusta altezza. Anche grazie a James Norton, capace di apparire subito ombreggiato dal destino. leggi la recensione

Nowhere Special

8. Petite Maman di Céline Sciamma

Il tempo, lo spazio, la memoria, la ricerca di identità. Tutto ruota attorno a un’amicizia tra due bambine: è il mistero a portare avanti il film, la sensazione di essere sempre un passo indietro rispetto alle protagoniste. Sciamma mette in scena il cinema all’epoca del Covid: pochi attori, vite isolate, il mondo esterno che quasi sembra svanire. Parte dall’infanzia per riflettere sull’impossibilità di catturare il presente e conoscere il futuro, usando l’elaborazione del lutto per dipingere un universo che si proietta verso il domani. Con realismo magico, mescola la poesia agli interrogativi, in un affresco di emozioni potenti appena sussurrate. leggi la recensione

© Lilies Films

9. Il potere del cane di Jane Campion

Campion fa del western un laboratorio su teoria e pratica del genere americano per eccellenza: da una parte recupera il respiro di una visione estetica panica, dall’altra misura lo spazio all’altezza di un personale ripensamento di schemi culturali e personaggi archetipici. Nel risondare il territorio elettivo del maschio, ne smonta la mitologia rivelando zone d’ombra, l’ambiguità sessuale, la vulnerabilità nascosta sotto la coltre della brutalità. E mentre le città si espandono e crescono, il ranch dei protagonisti è una cattedrale nel deserto di un’America che resta ancorata a tradizioni, usi e costumi incompatibili col nuovo mondo. leggi la recensione

THE POWER OF THE DOG : KIRSTEN DUNST as ROSE GORDON in THE POWER OF THE DOG. Cr. KIRSTY GRIFFIN/NETFLIX © 2021

10. Spider-Man: No Way Home di Jon Watts

Visivamente sensazionale, non si accontenta di intrattenere con l’apparato spettacolare ma gioca con straordinaria intelligenza con le infinite possibilità del multiverso, arricchendo addirittura il discorso iniziato con Spider-Man: Un nuovo universo. Ciò che lo rende unico è la capacità di far dialogare in maniera commovente i tre archi narrativi dell’ultimo ventennio della storia cinematografica del personaggio principale, i diversi universi, le sfumature caratteriali e fisiche, i ricordi, le perdite, i rimpianti e i rimorsi. Ma anche la natura amazing e la caratura morale, etica, proiettandone la dimensione epica del Marvel Cinematic Universe. leggi la recensione

Benedict Cumberbatch stars as Doctor Strange and Tom Holland stars as Spider-Man/Peter Parker in Columbia Pictures’ SPIDER-MAN: NO WAY HOME.

 

Scene da un matrimonio di Hagai Levi

Marina Sanna – Cinquant’anni dopo Hagai Levi rilegge Bergman. Rovescia il ruolo della coppia e aggiunge umanità ai personaggi. Oscar Isaaac e Jessica Chastain sprigionano anche nella sofferenza un’alchimia ipnotica, una passione che i corpi non riescono a trattenere. Si lasciano per poi ritornare sempre al punto di partenza, all’interno di una stanza e di un set. Se Bergman analizzava la dissoluzione di un matrimonio, Levi incrocia la realtà con la finzione per esaminare una separazione, il trauma del lutto. La tragedia delle relazioni contemporanee e l’ideale irraggiungibile di felicità. leggi la recensione

Scenes from a Marriage

Re Granchio di Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis

Valerio Sammarco – Un gesto scellerato, incendiario, che costringerà il protagonista ad un esilio avventuroso, dalla Tuscia alla Terra del Fuoco, all’estremità del Sudamerica. Un anomalo western nel tardo Ottocento, che prende le mosse da leggende tramandate dalla tradizione orale, qui introdotte da una tavolata di anziani commensali dei giorni nostri. Si potrebbe azzardare ad una felice sintesi tra Herzog e Jodorowsky: cinema di ricerca, di migrazione, di conquista, avventura e redenzione, capace di infiltrarsi nella magia delle leggende, della tradizione orale, restituendone la libertà – soprattutto visiva – che difficilmente riesce a trovare sfogo sul grande schermo. leggi la recensione

Re Granchio

Azor di Andreas Fontana

Federico Pontiggia – Elegantemente, la politica sta nel fuoricampo, il quadro è tutto del genere, il thriller: un congegno sottilmente disturbante, fascinosamente attraente, definitivamente pericoloso. Opera prima del ginevrino Andreas Fontana, disponibile su MUBI: il banchiere svizzero Fabrizio Rongione, la compagna Stéphanie Cléau sulle tracce di un socio scomparso in Argentina e, così lontana, così vicina, la junta nei primi anni Ottanta. Misurato e affilato, sfuggente e spietato, un esordio sorprendente e ancor più persistente, con le mani sporche di soldi e la camera nelle piaghe asettiche del Potere. leggi la recensione

Azor

Il collezionista di carte di Paul Schrader

Gianluca Arnone – Il calcolo e l’azzardo, il poker e Abu Ghraib. Paul Schrader gioca a carte scoperte con il sogno americano smascherandone il bluff, la violenza ipotermica, la circonvenzione del trauma. Abbraccia Cartesio e Bresson, il probabile e l’imponderabile, il rischio ponderato del giocatore e il risiko ineluttabile degli ammutinati di spirito. Stinge l’euforia dei casinò nella bigia allucinazione di ambienti anonimi e gesti reiterati, trovando nel non-morto di successo, il catatonico ad orologeria Oscar Isaac, l’anonimo principio di individuazione di un Paese che sembra aver perso la posta in palio più importante: se stesso. leggi la recensione

Oscar Isaac in THE CARD COUNTER, a Focus Features release.
Credit: Courtesy of Focus Features

Atlantide di Yuri Ancarani

Lorenzo Ciofani – Esordio al lungometraggio di un navigato artista contemporaneo, una folgorante e abbacinante sinfonia per immagini, l’espansione narrativa di un’installazione che trova il suo spazio ideale su quel grande schermo in cui far smarrire lo sguardo. Un racconto di de-formazione sulle onde di una prospettiva lisergica, con la droga che altera l’orizzonte del paesaggio veneziano, aprendo la laguna alle suggestioni ipnotiche degli incubi. Fluido, liquido, immersivo fino a risultare respingente, è cinema d’osservazione e di ripensamento, documentario che trova vita al montaggio, esemplare estremo di videoclip con la musica trap a regolare il battito del cuore. leggi la recensione

Atlantide

Atlantide

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