Il collezionista di carte

Echi da un passato turbolento, l'anima di una nazione che si specchia nell'umanità lacerata di un popolo. Paul Schrader gira uno dei suoi film migliori. In concorso a Venezia 78

2 Settembre 2021
4/5
Il collezionista di carte
03058_FP_CARDCOUNTER Oscar Isaac stars as William Tell in THE CARD COUNTER, a Focus Features release. Credit: Courtesy of Focus Features

Sul finale di Affliction, il cinema di Paul Schrader ha conosciuto la sua frattura più profonda. L’ultimo scontro tra il figlio, Nick Nolte, e il padre, interpretato da un James Coburn ai suoi massimi, era il preludio a un nuovo millennio feroce, dove il massacro sostituiva il sentimento, la violenza era l’unico linguaggio conosciuto, in una provincia innevata, con la tragedia alle porte. A più di vent’anni di distanza, Affliction e Il collezionista di carte si parlano, creano un legame strettissimo.

Il giocatore di poker William Tell, con il viso di Oscar Isaac, sembra il selvaggio punto d’incontro tra Nolte e Coburn. In lui abitano il figlio tradito, questa volta non dall’uomo, ma dalla patria, e il genitore crudele, in cui si è trasformato per sopravvivere. Su tutta la storia aleggiano gli errori di una nazione, le torture sui più deboli. Non è un caso che il campione di poker si metta a urlare “U.S.A.” quando elimina un giocatore. È l’emblema di un Paese che non ammette perdono, ma esige tributi di sangue.

 

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Oscar Isaac stars as William Tell and Tiffany Haddish as La Linda in THE CARD COUNTER, a Focus Features release.
Credit: Courtesy of Focus Features

Per Schrader si tratta di colpa, espiazione e redenzione. Anche qui l’esistenza è a rischio, come in First Reformed. I casinò sono l’unica realtà ammessa. Il mondo esterno resta ai margini, perché sono i lustrini e l’adrenalina dell’azzardo ad aver sostituito ogni altro valore. La sinfonia prende vigore nel dilemma morale. Quanto può sopportare un uomo? Quanto il passato muta il presente? Schrader ci aveva già risposto in Tuta blu e in Hardcore: l’unica via è alzare la testa, prima di restare schiacciati.

Il cinismo si fonde con l’attesa di qualcosa che cambi l’andare dei giorni. Lo sguardo glaciale di Isaac accompagna una regia quieta, in cui dalla staticità esplodono sequenze di rara forza. Le carte sono solo il pretesto per scavare nell’anima di gente lacerata. Lo spirito è quello di Scorsese (qui produttore esecutivo), l’attenzione per l’essere umano è figlia dei panorami notturni del suo Al di là della vita, scritto proprio da Schrader.

Con Il collezionista di carte il cineasta mette in scena un noir rarefatto, potente, in cui la luce è protagonista. Le tenebre degli esterni fanno da contraltare ai saloni abbaglianti dei casinò. L’unico momento di sincera umanità si svolge sotto un lenzuolo di lampadine al neon. Schrader è come sempre un maestro delle immagini. Le plasma, modifica, distorce, le porta al limite (ricordate The Canyons?). Ma è anche il postulatore del trascendente, e qui ritrova la sua forma migliore. Filma una storia di demoni segreti, spinge i suoi personaggi a specchiarsi in un abisso senza redenzione.

Yukio Mishima, lo scrittore giapponese su cui ha costruito il suo capolavoro Mishima – Una vita in quattro capitoli, diceva: “Il valore di un uomo si rivela nell’istante in cui la vita si confronta con la morte”. È il principio su cui si fonda Il collezionista di carte. Si muove nel limbo, lavora sull’incedere della tempesta, e nel silenzio dei corpi fa scatenare l’impeto della rivincita. In concorso all’edizione 2021 della Mostra del Cinema di Venezia.

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