Illusions perdues

La Francia della Restaurazione così simile al nostro tempo: Giannoli rilegge Balzac e sfiora il capolavoro. In Concorso a Venezia 78

5 Settembre 2021
4/5
Illusions perdues
Credits: Roger Arpajou (CURIOSA FILMS; GAUMONT; FRANCE 3 CINEMA; GABRIEL INC. UMEDIA)

Tratto dalla parte centrale del capolavoro di Honoré de Balzac, Illusions perdues racconta ascesa e caduta di un poeta nella Francia del XIX secolo ed è naturalmente un film contemporaneo. Possono mutare costumi e scenografie, ritualità e gerarchie, ma è difficile trovare un’altra storia del passato capace di interrogare il presente e le sue contraddizioni e i suoi conflitti.

Illusions perdues – che ha già tutto nel titolo – è un film sull’avvento del capitalismo, sulla supremazia del mercato, sulla legge del profitto, sul giornalismo come arma e merce di scambio, sulla forza delle bufale, sulla prevalenza della comunicazione sul messaggio. Ed è anche un film sulla critica come esercizio di potere, pizzino per conto terzi, sguardo feroce su un mondo perbene quanto cannibale.

Operazione sontuosa che usa e ribalta le marche tipiche del polpettone storico, è un punto di arrivo nel percorso di Xavier Giannoli, autore che continua a ragionare al confine tra realtà e messinscena e sulle distorsioni della verità. La scelta intelligente di isolare il cuore del romanzo sfrondando buona parte della prima e tutta la terza parte non solo permette di focalizzare meglio il vulnus ma è a suo modo anche un atto di fede al cinema, alla sua visione e al suo formato (due ore e mezza, comunque meno di una miniserie).

Seguendo le tracce di Balzac, Giannoli fa del suo film un romanzo di formazione e un affresco socio-culturale, una commedia degli intrighi e una tragedia nazionale, teatro e cronaca. La storia è quella di Lucien, provinciale che lavora nella tipografia del cognato e scrive poesie che incantano una nobildonna.

Credits: Roger Arpajou (CURIOSA FILMS; GAUMONT; FRANCE 3 CINEMA; GABRIEL INC. UMEDIA)

L’ambizione lo conduce in una Parigi in pieno progresso, entra nel giro della stampa d’opposizione e in poco tempo capisce le regole del gioco: avere nemici di talento, vendersi al miglior offerente, anticipare le mosse altrui. Ma sarà proprio l’ambizione a trascinarlo nel baratro: a quale mondo appartiene?

Cast imponente, guidato dall’ottimo Benjamin Voisin: citiamo almeno Gérard Depardieu (supremo editore corrotto), Vincent Lacoste (l’amico-mentore), Cécile de France (la prima protettrice, un po’ Bovary), Xavier Dolan (il nemico amatissimo), Jean-François Stévenin (scomparso da poco, è colui che decide il destino degli spettacoli).

Un film moderno, liberissimo, sfrontato nonostante le apparenze, con la voce narrante che accompagna e chiosa senza soggiogare le immagini e i personaggi di questa società tribale, fiera della sua falsa verginità, che si muovono nel crinale tra vignette satiriche e fantasmi che rivendicano una presenza nel mondo. Come tutti i classici, Illusions perdues continua a esercitare un’influenza unica per la sua capacità di ficcarsi nell’inconscio: a Giannoli il merito di una rilettura che è soprattutto una nuova scoperta.

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