To Rome with Love

USA - 2012
In vacanza a Roma, dove ha vissuto negli anni giovanili, il famoso architetto John passeggia nel suo vecchio quartiere e incontra Jack, un giovane abbastanza simile a lui. Lo osserva mentre si innamora di Monica, l'amica della sua ragazza Sally, cerca di dargli alcuni consigli ma inutilmente. Intanto Jerry, discografico in pensione con la passione per l'opera lirica, arriva a Roma con la moglie Phyllis per conoscere il fidanzato italiano della figlia Hayley. Jerry si accorge che Giancarlo, il padre del ragazzo che di mestiere fa l'impresario delle pompe funebri, ha una voce degna della Scala. Solo che deve cantare sotto la doccia. Da anonimo cittadino, Leopoldo Pisanello diventa all'improvviso uno degli uomini più famosi d'Italia. Le televisioni lo seguono tutto il giorno e quando lui non regge più la pressione, ecco che l'attenzione si sposta su un altro. Da Pordenone, Antonio arriva a Roma con la moglie Milly nella speranza di fare colpo sui suoi parenti e così di avere un posto di lavoro nella esclusiva azienda di famiglia. Per una serie di equivoci, Antonio presenta ai parenti come moglie la prostituta Anna, mentre Milly finisce in una stanza d'albergo con la star del cinema Luca Salta.

CAST

NOTE

- RICCARDO SCAMARCIO E ALESSANDRA MASTRONARDI SONO STATI CANDIDATI AI NASTRI D'ARGENTO 2012 COME MIGLIOR ATTORE E ATTRICE NON PROTAGONISTI.

CRITICA

"I luoghi comuni di una Roma di una bellezza struggente e formidabile, vista con vero amore. E' una Roma da cartoline illustrate a colori, è vero, ma che belle cartoline! Ci sono tutte quelle di una volta come in certi film degli anni cinquanta alla 'Vacanze romane', alla 'Racconti romani'. (...)Il film non dice granché su usi e costumi, e nasconde la presente volgarità di noi tutti. Ma qualche freccia al suo arco Allen ce l'ha ancora, come nell'episodio con Benigni e sulla televisione che punta al personaggio comune. (...) Benigni recita bene anche lui in questo film, perché non fa Benigni ma un personaggio scritto per un attore, perché Woody Allen è riuscito a tenerlo a bada. Allen entra ormai nei suoi film solo di straforo e blandamente critica un sistema dello spettacolo che ha mali comuni. E', come sempre, un attore men che mediocre, ma sa tenere a bada gli attori e fa accettare anche ai nostri maneggioni italiani un lavoro di squadra. Gli italiani (i romani?) appaiono nel suo film casinari e imprecisi, e soprattutto superficiali. Ma lo sguardo di Allen è uno sguardo amico, bonario e tollerante perché sa che gli altri popoli hanno anche loro i loro difetti. Lo avremmo certamente voluto più caustico, più cattivo, più profondo. E più giovane, più aggressivo. Tutto è blando nel suo film, e però non idiota e non grossolano. Tutto è blando meno Roma. O un'idea di Roma, che è di ieri ma che potrebbe dare qualche idea per il domani." (Goffredo Fofi, 'Il Messaggero', 20 aprile 2012)

"Woody Allen e Roma. Dopo aver sia pure temporaneamente sostituito la sua New York prima con Londra, poi con Barcellona, quindi con Parigi. Roma, però, specie per un americano (anche se di origini europee), può essere una trappola, e pericolosa. È tutta splendori ma nasconde anche il Kitsch, è all'insegna del rigore intelligente ma, soprattutto per un certo recente passato, è farcita spesso di luoghi comuni molti dei quali, tra canzoni e canzonette, pronti ad inciampare nel folclore più turistico, persino a causa dei panorami celebri e delle architetture antiche. Oggi, pur qua e là divertendo, Allen dimostra di non aver saputo evitare del tutto proprio questa trappola, nonostante, fin dal titolo, ci dica che Roma ha inteso guardarla 'con amore'. Quattro capitoletti, in parallelo fra loro. (...) Allen con l'insieme del suo film non nasconde le sue intenzioni di manovrare al meglio la commedia. Non ci riesce sempre, ma 'nessuno è perfetto'." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo Roma', 20 aprile 2012)

"Woody Allen fedele a se stesso e sorprendente al tempo stesso. Non sono poche le voci che, per questo film dedicato a Roma, accolgono come un eroico atto di resistenza al conformismo la gratuita elegia di una città dei sogni che non c'è più. Luce dorata, vestigia imponenti che sorvegliano la vita che scorre (nella realtà assediate dall'ossido di carbonio e abbandonate all'indifferenza di chi corre e si sbatte), vicoli sporchi e allegri (che nella realtà ospitano inavvicinabili abitazioni milionarie), canzonette di una volta, gente del popolo semplice e dal cuore d'oro, e americani in visita che qui riposano nell'arcaica lentezza levantina le loro smanie di corsa al successo. Roma è nello sguardo di Woody un presepe che più finto non si può. E lascia sbalorditi: non è possibile che un genio come lui non lo sappia. Che non l'abbia fatto così perché 'voleva' farlo così. Adottando lo sguardo nutrito di ingenuità, superficialità e ignoranza, ma anche di arroganza neocoloniale, che dovevano avere i nuovi padroni del mondo quando sbarcavano qui nel dopoguerra." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 20 Aprile 2012)

"La tappa romana non poteva non far parte del Grand Tour europeo che Woody Allen va compiendo da qualche anno. (...) A Roma, Allen si è avvicinato con l'analoga idea di decantarne l'immagine reale attraverso il filtro dell'arte. Ma come? Avrebbe potuto ispirarsi alle pagine del connazionale Henry James, scrittore e intellettuale supremo che della città millenaria ha colto il fascino occulto e inquietante, fonte di corruzione e morte per incontaminate eroine d'oltreoceano quali Daisy Miller. Invece Allen, come già aveva fatto nel 2009 mettendo in scena l'opera 'Gianni Schicchi', ha scelto di prendere a modello l'amata commedia italiana degli Anni 50/60. Di qui la struttura a episodi, la figura del pizzardone, le note di 'Volare' e una serie di personaggi locali che per modo di vestire, essere, apparire discendono da quel passato. (...) In 'To Rome with Love' manca un nucleo centrale, manca lo scatto di scintilla fra il classico «io» alleniano (chiunque lo incarni) e il mondo altro con cui dovrebbe rapportarsi. Da questa Roma, pur omaggiata 'with love', il cineasta resta fuori, cavandosela di maniera, senza ispirazione: parliamo comunque di una commedia firmata, con schegge di umorismo a volte esilarante; e la morbida fotografia di Darius Kondhij investe la capitale eterna di una luce di nostalgia senza tempo." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 20 aprile 2012)

"Assai deludente l'ultimo film di Woody Allen, 'To Rome with Love', e non tanto perché la Roma descritta esiste solo in cartolina (di cartoline Allen ne ha fatte altre), ma perché dietro quelle bellissime immagini non c'è nulla. Quattro episodi che vedono coinvolti attori americani e italiani (tra cui Roberto Benigni) procedono allo sbando senza un'idea che li sorregga e li metta in relazione; e le battute che Allen si riserva non sono sufficienti a salvare un film davvero poco ispirato." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 20 aprile 2012)

"Se sei in contatto con Freud fatti ridare i soldi. Lui è sempre lui, Woody, nevrotico sotto ogni cielo, e ancora di più se dotato di moglie psicanalista (la meravigliosa Judy Dench), e di una figlia giovane che ha incontrato il principe azzurro a piazza di Spagna nelle sue vacanze romane... Un avvocato ma di poveri e di indignados: «Un comunista» chiosa Allen in preda al panico sull'aereo che sta per atterrare nella città eterna. (...) Che Roma è la Roma di Allen? Non ha la patina vintage da mercatino delle pulci della Parigi di 'Midnight', ma con 'Volare' e 'Arrivederci Roma' è comunque fuori dal tempo. Ripercorsa tra i miti del cinema, Fellini, 'Lo sceicco bianco', poco importa se poi oggi si inciampa sui set delle fiction tv Roma diviene l'Italia, tutto ciò che da oltreoceano fa molto made in Italy, l'opera, le famiglione esportate dagli italoamericani di cibo e eccessi passionali. (...) L'impressione è che Allen, in questi suoi carnet di viaggio europei, prenda amabilmente in giro un po' tutti, mitologie da esportazione e immaginari incrociati, in cui si è dissolta ogni possibile fantasia pop. Solo che sul sanpietrino si fa fatica a rimanere in equilibrio, e la superficie romana è ineffabilmente più complessa di ciò che sembra. Il barocco non è lì per caso." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 20 aprile 2012)

"Ci sono due modi per avvicinarsi all'ultimo titolo firmato Woody Allen. Quello che anela a valutare il risultato dell'attesissimo match con la città eterna e quello che s'appresta solo a calcolarne il peso specifico rispetto a una filmografia ricca e famosa. È impossibile nascondere, però, che impressiona il numero di divagazioni: è vera o tarocca, fascinosa o volgare, amerikana o universale la Roma che il regista ha catturato con la cinepresa in sette settimane della scorsa estate? Nel titolo 'To Rome with Love' peraltro c'è, secondo noi, la più banale quanto inattaccabile delle risposte: a settantasei anni suonati il genio di Brooklyn si ritiene libero di guardare il mondo in relax. La Roma che questo sgangherato, scollato, imperfetto, accattivante, grottesco, superficiale, reattivo e (auto)consolatorio girotondo restituisce in bella fotografia copyright Darius Khondji non va e non potrebbe in ogni caso andare al di là del 'visibile': nel corso della proiezione succede, in pratica, che tutti gli aggettivi di cui sopra rispondano presente all'appello dello spettatore. (...) Sembra esserci pane per i denti, retrospettivamente, per i detrattori di 'Midnight in Paris', ma è bene ricordare come il regista sia sempre portato a riadattarsi e non sia un caso che laggiù abbia percepito la polvere della mitologia e quaggiù gli spifferi egli olezzi del melodramma lirico e della sceneggiata. Come dimostra indirettamente il fatto che quando l'Allen cine-turista decide di sfoderare le unghie dalla custodia cartolinesca il graffio fa male, eccome se lo fa. I giornalisti che nel film si uniformano al trend demenziale ponendo domande futili, non assomigliano magari a certi che a Roma cercavano estorcergli disamine sul tramonto del berlusconismo?" (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 20 aprile 2012)

"Toh, anche il sommo Woody Allen ogni tanto prende una topica. Questa commediola ambientata nell'incolpevole Roma non è neanche cugina del suo recentissimo, incantevole 'Midnight in Paris'. Impossibile dire quale dei quattro sciapissimi episodi sia il meno brutto. Di sicuro non quello con Roberto Benigni. Le rare battute decenti si trovano negli altri tre." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 20 aprile 2012)

"Mistero buffo o Roma ladrona? Se il fatale incontro con l'Eterna ha sortito il peggior film di Woody Allen (di sempre) il sospetto è legittimo. Nella patria ideale di 'Prendi i soldi e scappa' (...) il genio della commedia d'Occidente è andato in tilt: dialoghi sciapi in episodi sciacquati, cliché dozzinali su un italico presente travestito da anni Cinquanta (gli americani ci vedono ancora così?!), assenza di arguzia e di quel gusto al cinismo di cui Allen è (quasi) sempre garante e che al Malpaese tanto avrebbe giovato. Dopo Londra, Barcellona e Parigi da Oscar, nel Grand Tour d'Europa Roma 'l'esotica' trascina Woody ai minimi termini d'ispirazione, e con lui il nostro Roberto (...) Benigni che ben altro si meritava. Certo, qualche trovata (nell'unico episodio leggermente funzionante, dove recita Allen) fa alzare i picchi e le risate, ma non basta a sollevare una cine-carrozzella che si trascina tra le rovine di un Paese dei Balocchi in decomposizione. Evidentemente contagiosa."(Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 19 aprile 2012)
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