Mio figlio Nerone

ITALIA - 1956
L'imperatore Nerone, imbelle, dissoluto, vano, cultore infelice della poesia e del canto, nulla teme al mondo più degli interventi della madre Agrippina, che cerca invano d'infondergli un po' di energia guerriera, spingendolo a riprendere la guerra in Britannia. Nerone ha cercato più volte di farla uccidere, senza però riuscirvi. Mentre l'imperatore si diverte a Baia in compagnia di Poppea, che si è sbarazzata di due mariti per dedicarsi tutta a lui, e improvvisa canti sulla cetra davanti alla frivola corte, arriva Agrippina. Ella fa ogni sforzo per indurre l'imperiale figliolo a mandar via Poppea e a riprender le armi. Seneca, con molto tatto, cerca di appianare le divergenze: ma contemporaneamente contribuisce alla preparazione di un nuovo attentato contro Agrippina, che però fallirà come sempre. Dopo un succedersi di equivoci e di vicende varie, Agrippina lascia la villa imperiale. Nerone ha ordinato al fido Aniceto di far affondare la nave, sulla quale è salita la madre, cosicché dopo la di lei partenza, certo di essersene sbarazzato, s'abbandona con la corte a sfrenata allegria. Ma Agrippina, salvatasi ancora una volta, fa improvvisamente la sua apparizione, seminando il terrore tra i cortigiani gozzoviglianti. Ancora una volta Nerone deve fingere di sottomettersi ai voleri materni. Ma col tempo l'imperatore riesce a sbarazzarsi di tutti quelli che in qualche modo gli danno fastidio. Cosicché dopo alcuni anni, mentre Nerone continua imperturbato nelle sue abitudini, di Seneca, di Agrippina, di Poppea restano soltanto i busti marmorei che fanno bella mostra di sé nel palazzo imperiale.

CAST

CRITICA

"(...) Partendo da Tacito e dai suoi "Annali" si è presa in giro bellamente la storia romana (...) ma ci si è mantenuti (...) su un piano di farsa allegrona, di pagliacciata generica e colorata. Lo spettacolo c'è, comunque, è orchestrato con dovizia di mezzi (...) e qualità di interpreti (...)".(P. Pintus, "Gazzetta Sera", 20/9/1956).
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