Mary

ITALIA, USA - 2005
Mary
Tony è un regista e un attore di successo che si attribuisce il ruolo di Gesù Cristo nel controverso film "This Is my Blood" che sta per girare. L'altra protagonista, Marie, che interpreta Maria Maddalena, alla fine delle riprese non riesce ad uscire dal suo personaggio e, mentre tutti gli altri fanno ritorno a New York, rimane a Gerusalemme dove inizia un viaggio tra i luoghi del Vangelo, rimanendo sconvolta dalla crudeltà della guerra tra Israele e Palestina. Un terzo personaggio, Ted Younger, un giornalista televisivo che ha ideato e condotto un programma sulla Passione e la vita di Cristo, deve affrontare una burrascosa crisi coniugale e spirituale.
  • Durata: 83'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: DE NIGRIS - CENTRAL FILM IN COPRODUZIONE CON WILD BUNCH AND ASSOCIATED FILMAKERS
  • Distribuzione: MIKADO
  • Data uscita 18 Novembre 2005

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Il ritorno di Abel Ferrara dietro la macchina da presa e davanti alla Passione, la Passione già esplorata nella sordida Via Crucis del Cattivo tenente e nel vampirismo esistenziale di Addiction. E il ritorno di Abel Ferrara al film nel film di Blackout e Snake Eyes. Qui il film nel film è This Is My Blood sulla vita di Cristo, interpretato dal regista Tony Childress (Matthew Modine). Un filmaker iconoclasta e spudorato a cui Ferrara mette in bocca parole sue: interpellato dal giornalista Ted Younger (Forest Whitaker) sulle ragioni che l’hanno spinto a realizzare la pellicola, Tony fa riferimento ai miliardi rastrellati da The Passion di Mel Gibson. Vedi alla voce profanazione del sacro, Leitmotiv principe del corpus ferrariano. Ma in Mary non vi è scandalo: gli accenni di blasfemia sono delegati a Childress e rinchiusi nel film da lui diretto, non in quello di Ferrara. Vi è poi la sacralizzazione del profano, ambigua e controversa per assunto: l’attrice Marie Palesi (Juliette Binoche), interprete del ruolo di Maria Maddalena in This Is My Blood, parte alla volta di Gerusalemme per riappropriarsi della verità storica del suo personaggio. Personaggio modellato da Childress sui Vangeli apocrifi: è questa la “eterodossia” di Ferrara e pare poco per chi è giunto a interferire sul piano della salvazione stessa ponendo il Cristo di fronte al suo tenente strafatto in chiesa. Qui anzichè un one man show di dannazione e redenzione, la materia ideologica è tripartita: estasi e abbandono per Marie, ossessione privata e compulsione artistica per Tony, crisi familiare e rovello interiore per Ted. Ed è Tony – ovvio? – il personaggio a cui Ferrara si sente più vicino: l’invocazione disperata di Childress a vedere il suo film non con gli occhi, ma col cuore è quello che il regista italo-americano chiede agli spettatori. Da parte sua Ferrara ci mette l’indipendenza stilistica e la dipendenza esistenziale, i tentennamenti formali e il massimalismo poetico, il Santo Sepolcro e la cabina di proiezione. Non solo, quando Mary finisce parte This Is My Blood. E tre nuove vite nel cinema-vita di Ferrara. E fa tenerezza ritrovare nel cast il co-sceneggiatore Massimo Cortesi e il set designer Frank De Curtis. Cinema-vita, appunto.

NOTE

- PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA ALLA 62MA MOSTRA INTERNAZIONALE DEL CINEMA DI VENEZIA (2005), DOVE HA RICEVUTO ANCHE IL PREMIO SERGIO TRASATTI - LA NAVICELLA VENEZIA CINEMA DELL'ENTE DELLO SPETTACOLO, IL PREMIO OCIC E IL PREMIO SIGNIS.

- ESPERTI RELIGIOSI: JEAN YVES LELOUP, IVAN NICOLETTO, AMOS LUZZATTO, ELAINE PAGELS.

CRITICA

"'Mary' di Abel Ferrara è un bell'esempio di cinema autenticamente religioso in tempi di patacche come 'Passion'. Anche qui tutto ruota intorno a un film su Cristo (girato dalla parte di Maddalena) che rischia di suscitare polemiche e attentati. (...) Ferrara sa mixare come nessun altro, attualità e misticismo, Cristo e TG, Vangeli apocrifi e talk show, e qui ritrova lo slancio e la convinzione delle sue cose migliori." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 7 settembre 2005)

"Tanto per allertare la suspense festivaliera, era noto che l'autore dei notevoli 'Il cattivo tenente' e 'Fratelli' e dei detestabili 'The Blackout' e 'New Rose Hotel', affrontava il filone cristologico recentemente esploso a causa di 'The Passion'. Visto il film, si può dire che Ferrara conferma l'abilità tecnica in senso stretto e sembra sinceramente ispirato dai temi che nutrono sia i Vangeli tradizionali che quelli apocrifi. In quanto alla trama, però, si perde continuamente il filo logico dei fatti e un sintetico resoconto non rende giustizia al film e ne rende ardua una fruizione non specialistica. (...) Un coacervo d'immagini febbrili dal leitmotiv vagamente espiatorio e penitenziale che non fornisce, però, risposte spirituali prêt-à-porter." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 7 settembre 2005)

"L'irruente e viscerale Abel Ferrara spezza una lancia a favore dell'anima femminile mettendo in campo un suo alter ego che fa un film su Maria Maddalena restituendole un ruolo di primo piano accanto a Gesù. Tutte le questioni capitali investite - responsabilità, amore, fede e fiducia - accusano la pochezza maschile, smascherano un'ambizione senza principi. Disturbante, Ferrara non lascia mai indifferenti." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 7 settembre 2005)

"Ci si annoia per un'ora e ventitré minuti con 'Mary' di Abel Ferrara'. Forse irritato che qualcuno gli abbia strappato il monopolio nel mostrare crocifissi, se non di raccontare tentazioni volentieri accolte e pentimenti malvolentieri maturati, Ferrara irride 'La passione di Cristo' di Mel Gibson (...) Se il film di Ferrara è breve, è perché il regista, ormai stabilitosi a Roma da qualche anno, aveva finito il denaro, 'lo sterco del diavolo'. Meglio così, per Ferrara e soprattutto per lo spettatore." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 7 settembre 2005)

"Il cattolico Ferrara narra per ellissi, incolla frammenti di pensieri, silenzi, e suppliche di un non credente convinto ormai che "la luce divina è in ognuno di noi". Cinema benedetto di un regista "maledetto". Le croci d'ombra di "The Addiction" ('95) con il suo seguito di presenze demoniache, allucinazioni, stupefacenti, viaggi infernali e redenzione si converte a una spiritualità minimalista. Una Mary errante a Gerusalemme mette in relazione la tragedia medio-orientale, le bombe e la morte con la sofferenza di altri uomioni agnostici che neppure il confort della modernità può salvare." (Mariuccia Ciotta, "Il Manifesto, 18 novembre 2005)

"Dimenticate Mel Gibson e il tonitruante 'The Passion', lasciate perdere Dan Brown e il 'Codice da Vinci', se ne avete modo rispolverate piuttosto i vangeli apocrifi e i testi gnostici. Ma anche se non siete mai stati sfiorati dal dibattito millennario sul ruolo di Maria Maddalena nella vita e nel messaggio di Cristo, niente paura. A rinfrescarvi le idee basta 'Mary' di Abel Ferrara, che con mossa semplice quanto astuta riassume la discussione in due grandi sezioni giustapposte.
Da una parte un immaginario film-nel-film intitolato 'This Is My Blood', diretto nonché interpretato nel ruolo di Gesù da un regista metà ispirato metà businessman (Matthew Modine). Dall'altra i dibattiti trasmessi nel talk show condotto da Forest Whitaker a New York. Talk show fittizio naturalmente, ma dibattiti veri, con veri studiosi (da Amos Luzzatto a Jean-Yves Leloup, da Ivan Nicoletto a Elaine Pagels) che analizzano, commentano, illustrano le tesi più accreditate sul peso di Maddalena e del mondo femminile nell'insegnamento cristiano. E la povera Mary, alias Maria Maddalena? C'è anche lei naturalmente, come promette il titolo. Ferrara però altra mossa del cavallo se ne sbarazza quasi subito, salvo riscoprirla in sottofinale per imprimere la svolta decisiva al racconto. (...) Riassunto così può suonare schematico (oltre che melodrammatico), e a forza di voltafaccia i due personaggi maschili risultano a tratti contraddittori. Ma inoltrandosi con decisione in quel groviglio di slanci religiosi e inconfessabili interessi privati, di voglia di spiritualità e di degenerazioni violente, Ferrara finisce per cogliere con dolente acutezza la materia di cui è impastato il nostro sempre più incerto presente." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 18 novembre 2005)

"Insignito del Premio Speciale della Giuria all'ultima Mostra di Venezia, l'arruffato regista newyorkese Abel Ferrara sembrava non credere ai suoi occhi. Abituato a rivolgersi quasi solo ai cinéfili, è salito sul podio grazie a 'Mary', che segna un capitolo interessante della sua indecifrabile carriera: il film girato e coprodotto in Italia rilegge a modo suo il momento costitutivo della storia del cristianesimo, ritornando peraltro al tema perdizione-redenzione che è un po' il cavallo di battaglia dell'autore. (...) Ermetico, svariante e angoscioso, 'Mary' non manca di tirare in ballo il sanguinoso conflitto tra israeliani e palestinesi e la sindrome dell'attentato post 11 settembre: l'elemento più riuscito non è, però, quello politico bensì l'implicita riflessione esistenziale che insiste sulla debolezza dell'uomo scosso da un impellente bisogno di salvezza." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 19 novembre 2005)

"Si è discusso molto su questo primo film della carriera made in Italy di Abel Ferrara che si interroga, senza crisi mistica, sul bisogno religioso oggi. (...) Viaggiando e ipotecando la spiritualità (ma basta la buona fede), Ferrara firma un' opera spesso affascinante e sempre interessante, soprattutto quando, confusamente ma sinceramente, fa affiorare dall'inconscio sensazioni e atmosfere, specialità di un autore abile in impercettibili incastri di cinismi & catarsi. La Binoche quando c'è si vede; Whitaker è un corposo reporter in lotta con se stesso e speriamo anche con la tv; Modine è un perfetto kolossal man." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 19 novembre 2005)
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