Il mattatore

ITALIA, FRANCIA - 1959
Il mattatore
Un uomo arriva in casa di Gerardo per proporre l'acquisto di un candelabro d'argento. Proprio alla fine della trattativa, il telefono inizia a squillare e, mentre il padrone di casa va a rispondere, l'uomo sostituisce il pacco con un altro. La truffa però non riesce perché Gerardo se ne accorge, ed è soltanto allora che l'uomo si ricorda di averlo conosciuto in carcere, dove era stato soprannominato 'l'artista' per le sue gesta, note in tutto il mondo della malavita. Autore delle più stupefacenti truffe andate a buon fine di tutti i tempi, è sempre riuscito - tranne un'unica volta - a eludere il carcere. Sono in molti a parlare di talento, ma la sua bravura deriva anche dall'esperienza giovanile come attore di varietà. Nessuno è mai riuscito a cambiarlo, neanche sua moglie Annalisa che, dopo averlo sposato con l'inganno, ha tentato di redimerlo, per poi cominciare a essere la sua complice. Tuttavia, mentre Gerardo si sta vantando delle sue malefatte, dinanzi agli occhi esterrefatti di Annalisa, il presunto truffatore gli mostra un luccicante paio di manette e lo arresta. Siamo sicuri che non si tratti però dell'ennesimo trucco di Gerardo?
  • Altri titoli:
    Der Meistergauner
    Love and Larceny
    El estafador
    L'homme aux cent visages
  • Durata: 104'
  • Colore: B/N
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: TOTALSCOPE, 35 MM (1:2.35)
  • Tratto da: un racconto di Age e Scarpelli su spunto di Sergio Pugliese
  • Produzione: MARIO CECCHI GORI PER MAXIMA FILM, CEI-INCOM, SOCIETA' GENERALE CINEMATOGRAFICA
  • Distribuzione: CEI-INCOM (1960)

NOTE

- GIRATO NEGLI STUDI INCOM.

CRITICA

"Il modesto film ha qualche interesse per l'interpretazione di Gassman, che passa con disinvoltura da un personaggio all'altro". ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 47, 1960)

"'Il mattatore' non è né vuole essere niente di più che un ingranaggio, ma raggiunge pienamente i suoi scopi d'intrattenimento. Gassman nuota nel suo brodo con l'atletico istrionismo che gli conosciamo, ben spalleggiato da un lepido Peppino, dalla graziosa Ferrero e da un gruppetto di disinvolti caratteristi. Ci dispiace soltanto lo spreco di Dorian Gray, costretta a una volgarità romanesca inutile e illogica". (Morando Morandini, 'La Notte', 12 febbraio 1960)
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