Generazione 1000 euro

ITALIA - 2008
Generazione 1000 euro
La vita del trentenne Matteo, brillante matematico di belle speranze, dopo la laurea si è trasformata in una sequela di delusioni. Ha un lavoro precario con cui a stento riesce a pagare l'affitto di una casa - che condivide con il suo migliore amico Francesco - da cui potrebbe essere sfrattato e anche la sua fidanzata sembra non volerne più sapere di lui. L'arrivo di una nuova coinquilina, Beatrice, e l'incontro con Angelica, dirigente del settore marketing nell'ufficio in cui lavora, segneranno delle svolte decisive nella sua esistenza.
  • Altri titoli:
    Generazione mille euro
  • Durata: 101'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, SOCIALE
  • Tratto da: liberamente ispirato al libro "Generazione 1000 Euro" di Antonio Incorvaia e Alessandro Rimassa (ed. Rizzoli)
  • Produzione: ANDREA E RAFFAELLA LEONE PER ANDREA LEONE FILMS E RAI CINEMA IN COLLABORAZIONE CON MAURIZIO TEDESCO PER BAIRES PRODUZIONI SRL
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION (2009)
  • Data uscita 24 Aprile 2009

TRAILER

NOTE

- REALIZZATO CON IL SOSTEGNO DEL MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA E DELLA FILMCOMMISSION LOMBARDIA.

- GIRATO A MILANO E BARCELLONA.

- CANDIDATO AI NASTRI D'ARGENTO 2009 PER: NASTRO SPECIALE - COMMEDIA E MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA (VALENTINA LODOVINI, CANDIDATA ANCHE PER "IL PASSATO E' UNA TERRA STRANIERA").

CRITICA

"Il film diretto da Massimo Venier e scritto con Federica Pontremoli ha le carte in regola per fare il punto sull'onda della commedia di argomento giovanile ma soprattutto, più in generale, sull'efficacia della commedia alle prese con la società contemporanea. (...) Niente da dire sul ricorso agli stereotipi da commedia, peraltro serviti con spirito e ironia. Quale più quale meno lo fanno tutte le commedie; e mai come in questa stagione ne abbiamo sotto gli occhi tante meritevoli. Più o meno ambiziose, attente, originali, di qualità. (...) Ma perché resta, così spesso, l'impressione di un'eccessiva semplificazione, la sensazione che le commedie - già arma forte del cinema italiano - rincorrono una realtà più complessa senza afferrarla e rappresentarla?."(Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 24 aprile 2009)

"La commedia sentimentale giovalinista, genere ormai unico, e obbligatorio per legge, del nostro cinema commerciale, è brizzolata da una quindicina di situazioni e battute riuscite, buffe e eccentriche- sono in sei tra autori del libro, dialoghisti e sceneggiatori ad averci messo l'ingegno, e si sente che neanche uno di loro è interista - ma è come in una partita di calcio disporre di troppi assist senza mandare mai in rete nessuno. E' il bersaglio che è falso, l'obiettivo mal scelto. I1 messaggio che l'abituale regista di Aldo Giovanni e Giacomo (che di feticci, non solo bancari, è esperto, Tsai Ming Liang ringrazierà) lancia ai giovani sfigati di oggi, precari eterni (bravi ragazzi, generosi, sfruttati, spoliticizzati, secchioni: gli altri cosa pretenderanno mai? ), vittime di una meritocrazia mai rispettata, non getta vetriolo come dovrebbe sul qualunquismo ossessivamente d a moda (Raicinema produce)." (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 24 aprile 2009)

"Che fare? Essere o non essere? Agire o stare fermi? L'antica domanda risuona con echi giovanilistici nel film di Venier che parte dal sociale ma fa tappe forzate nella privacy e nell'instabilità affettiva raggiungendo un tasso di bella, simpatica e calcolata confusione nella seconda parte, concludendo che non ci sono scienze esatte (neppure la matematica insegna il prof. Paolo Villaggio, intonato e malinconico), al massimo c'è la solitudine dei numeri primi come avverte Paolo Giordano. E quindi neppure sui sentimenti si può giurare, specie in una situazione di sicura insicurezza italiana, dove il cinema sta esplorando curioso i malanni della new generation tarpata di speranze: dopo Virzì e 'Fuga dal call center', oggi Venier, con un buon cast (Tiberi, Ludovini, Crescentini, Mandelli) insegna a prenderla con filosofia, a farsi una ragione esistenziale e ci mette qualche scorciatoia comica (buco nel pavimento!) mandando avanti di alcune caselle il nostro cinema che per parlare di giovani non s'incarta nel sentimentalismo coatto delle notti degli esami, ma cerca pur con qualche manierismo la radiografia di un malessere che vale e 940 al mese." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 24 aprile 2009)

"Venier si mette al servizio di un cast ben amalgamato di giovani attori sempre più bravi (il protagonista Tiberi si è fatto le spalle nella serie 'Boris', Crescentini si conferma, Valentina Lodovini non smette di crescere) così come la sceneggiatura instradata su binari precisi (e troppo rassicuranti, soprattutto nel finale). Ma piace la descrizione della multinazionale a tempo determinato (come i contratti su cui si fonda e perché sempre a scadenza, in attesa della prossima fusione), il triangolo amoroso è funzionale, i dialoghi a volte regalano semplici e illuminanti verità (il ciao sono Matteo Moretti, un luogo comune iniziale è una dichiarazione d'intenti e un ritratto generazionale). Il precariato spiegato al grande pubblico, con le figurine che conosciamo: la prof idealista, la manager workalkoholic, il genietto laureato inchiodato a una scrivania di un reparto marketing, un jolly sorridente 'perché il nostro piangere fa male al re, al ricco e al cardinale.' Non ci resta che ridere." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 24 aprile 2009)
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